Ornella Vanoni contro Emma Marrone: “Lei guadagna più di me, questo può succedere solo in Italia”

Basta con i dischi e basta con le tournée. Non è la prima volta che lo dice e, forse, non sarà nemmeno l’ultima. O almeno questo è ciò che si augura chi l’ha sempre amata. Stavolta, però, pare che Ornella Vanoni, dopo 53 album e una carriera cominciata a fine anni Cinquanta con le cosiddette Canzoni della Mala – brani popolari che narrano le storie della malavita milanese – faccia proprio sul serio. Tanto che lo ha anche scritto sulla copertina del suo ultimo cd Meticci. «Io mi fermo qui Un addio detto quasi sottovoce. Ha paura di ferire chi le vuole bene? «Il fatto è che di dischi non se ne vendono più e questo non è di certo un Paese che sostiene i propri miti». In che senso? «Nel senso che tra le cose strambe dellTtalia c’è anche questa! Mi ricordo che quando Domenico Modugno stava ancora bene, c’era chi diceva “Che palle, Modugno!”. Mi domando: come è possibile?». Anche per lei è così? «Io? Con quello che ho fatto nella mia vita, le mie canzoni, i dischi con i New Trolls, con Vinicius de Moraes e Toquinho, quello con tutti i più grandi jazzisti americani… se fossi nata in un altro posto, be’, sarei osannata!». E invece? «Faccio fatica. Guadagna più Emma Marrone di me. E questo non è giusto! Nel senso che altrove gente come Charles Aznavour, che di anni ne ha 89, o Tony Bennett, che è del 1926, non è che hanno meno lavoro perché arriva qualcuno più giovane a soffiar loro il posto. Anzi, c’è spazio per tutti. E che l’Italia è un Paese piccolo e di soldi non ce ne sono più. L’ultimo mio disco di inediti, Una bellissima ragazza, risale a sei anni fa. Un album bellissimo, raffinato, pieno di dolcezza… non glien’è fregato niente a nessuno e non ha venduto niente! E, poi, anche fare un tour è stancante». Per questo ha deciso di non fare più dischi? «Sì, ma questo non vuol dire che non canterò più. Non sono mica darottamare, io! Quando canto sono molto felice, perché mi piace. Se a un certo punto della mia carriera ho preferito la canzone al teatro è perché la musica, per me, è un valore aggiunto alla parola. E mi fa volare». Sappiamo, però, che Panno prossimo un tour Io farà… «Sì, a marzo. Si chiamerà Un filo dì trucco, un filo di tacco e sarà ironico e divertente. Se torno viva… Perché prima andrò a cantare in Canada e poi al Cafè Carlyle di New York, il 5 novembre». In giro per il mondo, malgrado lo stress del trasloco che sta facendo? «Sì, in effetti il trasloco mi sta sfinendo! Cambio casa, ma rimango nella stessa zona. La notte sogno scatoline e scatoloni e mi viene l’ansia… Nella lista dei più grandi stress, al primo posto c’è sicuramente il trasloco, poi il divorzio. Uscire dalla casa della tua vita è come elaborare un lutto, no?». «Racconto le storie dei “diversi”» Mentre fa i pacchetti, ascolterà il suo disco: ma chi sono i Meticci del titolo? «Non è solo una questione di razze. I meticci sono quelli che le persone normali fanno fatica a decifrare, perché sono diversi. In genere sono artisti, come Pasolini o Carmelo Bene. Lucio Dalla era sicuramente un meticcio (nel disco la Vanoni canta la sua celebre 4 marzo 1943, ndr). Anch’io, che sono nata borghese ma meticcia lo sono diventata, sono diversa dalle signore che giocano a burraco e che cercano di anestetizzare così il malessere esistenziale». È lo stesso malessere esistenziale che canta in Non è questa casa mia? «La canzone racconta di una puttana e della sua solitudine: mi viene da piangere quando vedo queste ragazze per la strada. A un certo punto dico: “Io sono sola amore mio, mi vergogno, amore mio”. Si vergognano, perché non credo che sia certamente una vita bella da fare». «Donne, denunciate le violenze!» Un dramma sociale, come quello del femminicidio… «Certo. Le donne che vengono uccise, picchiate, stuprate sono troppe. Noi non siamo il sesso forte, perché il nostro sesso è fragile. Siamo, appunto, noi le vittime dei maschi crudeli, furibondi, arrabbiati, impazziti. Molti casi gravi avvengono dentro le famiglie ed è necessario che le donne denuncino le loro sofferenze alla polizia o nei tanti centri d’aiuto che ci sono in tutta Italia. Con il ’68, noi donne abbiamo guadagnato la libertà di parola ma non la libertà sessuale. La donna ora può esprimersi liberamente, ma ancora troppe volte non può dire “No!” senza rischiare che l’uomo abbia una reazione». Nel disco parla anche dell’amore e del rapporto con i bambini… «Basta poco è una canzone su tutti i bambini, non solo quelli che vediamo in Africa (terra della quale si parla nell’album, ndr) che hanno bisogno d’amore, di carezze e di gioco. E non c’è bisogno di andare lontano per vedere i bambini che hanno bisogno d’amore… Perché è l’unica cosa che conta: amore, nel senso più ampio del termine. Purtroppo questo è un momento tremendo per la nostra società, in generale, e non si può vive «Della politica non me ne frega un tubo! Sono libera», dice la Vanoni re senza sentirsi dentro un po’ del dolore che la attraversa…». «Ho fatto anch’io il digiuno per la Siria» Anche per la guerra che ha rischiato di scoppiare in Siria… Che ne pensa della posizione di papa Francesco? «Ho aderito con convinzione al giorno di digiuno indetto dal Papa. Una persona vera, autentica, destinata, con la sua forza morale e la sua umanità, a lasciare un segno importante nella Chiesa e nella storia». E i nostri politici? «Tutti se la prendono con i politici, ma loro non vengono da Marte! Sono italiani e, come tali, mai uniti. Ma non voglio parlare di politica, non me ne frega un tubo! Sono sempre stata apolitica, libera. Aveva ragione Giorgio Gaber quando cantava: “Cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”. Sono tutti uguali e, lo diceva Pasolini prima di Gaber, nessuna differenza!».