Omicidio Meredith: Non c’è sangue sul l’arma del delitto, un punto per Amanda Knox

Amanda Knox

di Giangavino Sulas Anche le analisi del Ris di Roma confermano che il coltello considerato l’arma che avrebbe ucciso Meredith Kercher, è stato usato da A manda solo per cucinare. Perché sul bordo che unisce la lama al manico e sul manico stesso c’è il suo Dna. Ma non è sangue. Particolare fondamentale perché, se fosse stato sangue, Amanda non poteva che averlo perso da una ferita. Invece la visita corporale fatta in Questura la sera dell’arresto non riscontro ne lesioni né cicatrici. L’unico ad avere cinque tagli sulla mano destra (fotografati dalla Polizia tedesca quando lo fermò) è Rudy Guede. Ma a Perugia ritenne ro la cosa ininfluente. NON È STATO LAVATO Tutte cose che avevano già accertato Stefano Conti e Carla Vecchiotti, i periti del processo d’Appello, che vide l’assoluzione di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Adesso la conferma arriva anche dai due ufficiali del Ris di Roma ai quali il Presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze Alessandro Nencini aveva affidato un incarico preciso: stabilire se la famosa «Traccia I», scoperta da Conti e Vecchiotti – e mai esaminata perché da tutti ritenuta in quantità insufficiente a garantire risultati – fosse analizzabile e, in caso di risposta positiva, fosse attribuibile a Meredith o a Rudy Guede. Adesso è stata analizzata e i primi risultati appaiono chiari: c’è solo una traccia genetica di Amanda, lasciata probabilmente dall’indice di una mano appoggiato sul dorso della lama per premere mentre lo usava. Quindi, contrariamente a quanto ha sostenuto l’Accusa nei due processi di Perugia, quel coltello non è mai stato lavato. Tantomeno con la varechina, un ipoclorito di sodio che avrebbe corroso il filo di acciaio della lama e l’avrebbe fatta arrugginire. La documentazione fotografica mostra chiaramente le tracce di sporco. E le analisi fatte dai periti Conti e Vecchiotti avevano scoperto non solo la traccia genetica di Amanda sul manico, ma anche i residui di amido di fecola (non di mais, perché in questo caso potevano provenire dal talco dei guanti della Polizia scientifica) sulla lama. Residui di amido di fecola che dimostrano come quel coltello sia stato utilizzato per tagliare pane o patate. Non faceva parte dell’incarico assegnato al Ris di Roma, invece, l’esame di un’altra traccia nota da tempo: si sa, infatti, che sulla punta c’è il Dna di Meredith, ma con un valore bassissimo, che l’ha fatto considerare, dai periti e dalla Corte di secondo grado, frutto di una contaminazione. Anche perché il poliziotto che ha repertato il coltello nella cucina di Raffaele Sollecito, non solo ha usato sempre gli stessi guanti dal momento in cui è entrato in casa ma, non avendo un contenitore sterile, l’ha infilato in una busta di carta che aveva con sé e poi, una volta in Questura, lo ha messo in una scatola di cartone dalla quale aveva tolto un’agenda. Ma l’errore che impedirà per sempre di scoprire se quel coltello è veramente l’arma del delitto l’ha fatto chi ha dato il consenso alla frettolosa sepoltura di Meredith. Bastava aspettare qualche giorno e confrontare la lama del coltello con il tipo di ferite. Avrebbe eliminato tutti i dubbi. Perché non è stato fatto.