Omicidio Meredith: Amanda Knox e Sollecito, tante facce come la verità

In principio fu il ciuffo fluente biondo lasciato cadere distrattamente sulle spalle. Poi fu la treccia da collegiale. Con le ciocche via via sempre meno baciate dal sole, sempre più castane. Che a un certo punto, zac, subiscono un taglio netto. Per poi ricrescere ben oltre le spalle. E alla fine l’ultima novità: un caschetto bon ton appena sotto l’orecchio. Immortalato, fa va sans dire, dalle telecamere di tutto il mondo. Perché, poche ore dopo essere uscita dal parrucchiere con quella testa nuova di zecca, con quell’ennesima chioma che già sapeva non sarebbe passata inosservata, Amanda Knox è stata condannata a 28 anni e sei mesi di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, la coinquilina inglese massacrata in una villetta a Perugia nella notte del 1° novembre 2007. Da lì cominciò una vicenda giudiziaria tutta italiana, ma al centro della scena mondiale. Con i media americani scatenati a difesa di Foxy Knoxy, la furba, “faccia d’angelo”, la biondina di Seattle. E quelli inglesi che, di contro, accusano lei e Raffaele Sollecito, coimputato di Amanda in quanto allora suo fidanzato, di aver confuso le acque per mascherare la verità. Ovvero, furono loro due, insieme con l’ivoriano Rudy Guede già condannato in via definitiva a 16 anni, a sgozzare Meredith. Una ricostruzione difficile visti i risultati contraddittori di perizie e controperizie e l’oggettiva assenza di un movente solido, dell’arma del delitto e anche di una sola traccia che collocasse la coppia sulla scena del crimine. Eppure, una ricostruzione accolta dai giudici di primo grado nel 2 0 0 9 li condanna a 26 e a 25 anni di carcere. Verdetto ribaltato nel 2011 da un’assoluzione in secondo grado. E dal rientro trionfale della Knox, accolta negli Stati Uniti come un’eroina vittima di un clamoroso errore giudiziario. Da allora sia lei sia Raffaele hanno cercato di riconquistare una vita normale. Lui, dopo gli studi a Verona, si è laureato e ha iniziato una storia con Greta Menegaldo, avvenente hostess di Oderzo, nel trevigiano. Lei si è fidanzata con un chitarrista, James Terrano. Come due ragazzi qualunque. Ma soltanto a parole, perché in realtà non sono mai sfuggiti all’occhio mediático. Per promuovere i loro libri autobiografici, innanzitutto, che, in entrambi i casi, hanno fruttato svariati milioni di dollari e interviste Tv.Ma poi dalla Cassazione nel marzo del 2013 è arrivata la doccia fredda: l’appello è da rifare. Con l’esito che sappiamo: 28 anni e mezzo per Amanda, 25 per Raffaele, questa la sentenza del 31 gennaio. Ma attenzione: l’intervista in cui il presidente della Corte d’Assise di Firenze Alessandro Nencini ha rivelato al Corriere della Sem parte delle motivazioni infrangendo così il regolamento, oggi è sotto accusa da parte del Csm. Un verdetto da annullare? Un ricorso alla Cassazione nuovamente spianato? Probabilmente solo una sanzione per il giudice. Intanto, in Gran Bretagna, patria della povera Meredith, Amanda resta la vera grande accusata. Quel nuovo look da brava ragazza, quell’aria smarrita con cui ha commentato la nuova condanna sulla rete americana Abc («Mi sento come se mi fosse passato sopra un treno»), non hanno convinto i media di Sua Maestà. Il Daily Mail, tanto per dirne una, ha intervistato Angela Antonietti, guardia penitenziaria del carcere di Capanne a Perugia, che conobbe Amanda. «È glaciale, in cella non ha mai mostrato dolore per la morte di Meredith. Adesso si mostra sofferente, toccata, con un aspetto creato apposta per apparire seria: è solo una brava attrice », ha detto al quotidiano inglese. «Falso, c’è un pregiudizio contro di lei», ribattono i media americani. E dunque l’enigma continua, almeno fino alla prossima sentenza. Con un dubbio: basta essere carina e attenta al look per avere appiccicata addosso per sempre l’etichetta di diabolica assassina?