Omicidio Chiara Poggi: Vogliono riaprire il caso, un carabiniere forse ha mentito

Bisogna riaprire il caso, per amore di verità e perché il comandante della stazione di Garlasco, Francesco Marchetto, è stato indagato dalla Procura di Pavia per falsa testimonianza, anche se il pm ne ha già chiesto l’archiviazione. Avrebbe mentito proprio sulla bicicletta di Alberto, quella che ora vorremmo fare analizzare”. A parlare è Laura Barbaini, il giudice che rappresenta l’accusa nel processo d’Appello bis contro Alberto Stasi, iniziato nei giorni scorsi. Il giovane, 30 anni, è accusato dell’omicidio di Chiara Poggi, la fidanzata di 26 anni trovata uccisa il 13 agosto del 2007 a Garlasco. Il giudice i genitori di Chiara vorrebbero dunque ricominciare tutto daccapo. E sotto i riflettori hanno messo proprio il maresciallo Marchetto. È vero: il maresciallo è a processo per falsa testimonianza. Ma, spiegano i difensori di Alberto Stasi, Angelo Giarda e Giuseppe Colli, non perché non ha sequestrato la bicicletta nera, bensì perché ha detto di aver saputo direttamente da Franca Bermani, la testimone vicina di casa dei Poggi, di come fosse fatta la famosa bicicletta, mentre invece glielo aveva riferito un suo collega. Una imprecisione, dunque, più che una bugia, che non sposta la questione. Tanto che la stessa accusa del maresciallo ha chiesto di lasciare perdere il processo contro di lui e ha proposto che il caso venga archiviato. Non ha mentito sulla sostanza, invece, il maresciallo: la bicicletta nera trovata nellautorimessa del padre di Stasi non è uguale a quella descritta da Franca Bermani. Marchetto non ha detto bugie, dunque, né sulla totale diversità della bicicletta della famiglia Stasi rispetto a quella vista dalla Bermani, né sul fatto di averla effettivamente vista ed esclusa da quelle potenzialmente simili alla bicicletta fuori da casa Poggi. Comunque sia, i genitori di Chiara hanno chiesto ai giudici di approfondire ancora questa questione.

UNA BATTAGLIA ALL’ULTIMA PERIZIA E, dunque, cosa accadrà ora? L’avrà vinta l’accusa? Saranno i giudici milanesi a decidere se e cosa potrà essere rifatto, dopo sette anni e due processi già vinti da Alberto. Ma quali sono i punti in discussione, oltre alla famosa bicicletta nera, e cosa ne pensano accusa e difesa? Vediamo. Il primo elemento riguarda le scarpe di Alberto. L’accusa dice: se è entrato in casa ed è arrivato fino alle scale della cantina dov’era Chiara, come ha fatto a non sporcarsi le suole delle scarpe, dato che il percorso era pieno di sangue? Chiede dunque ai giudici di fare un’altra prova simulata: un attore dovrà camminare nella casa dei Poggi per verificare se le macchie di sangue potevano essere evitate. Risponde la difesa di Alberto: un esperimento del genere è già stato fatto e ha dato ragione a lui. Le perizie già svolte in primo grado anche. C e poi da considerare che quelle scarpe gli furono sequestrate ben 19 ore dopo. Abbastanza per trovarle pulite. Alberto dunque non mente. Il secondo elemento che l’accusa chiede di riconsiderare è un capello trovato sulla mano di Chiara. Potrebbe essere dell’assassino? Per la difesa no: il medico legale lo aveva definito un “pelo di animale”, e comunque, secondo le analisi dei Ris, è caduto spontaneamente. Insomma: non è stato strappato da Chiara durante una colluttazione, o mentre si difendeva. Come dunque finito sulla sua mano? La ragazza, dopo essere stata colpita, è stata trascinata per diversi metri dal killer, con i palmi delle mani rivolti a terra. Può dunque aver raccolto così il capello in questione. Il guaio è che ogni prova raccolta sulla scena del delitto può essere interpretata in due modi: non c’è un elemento univoco, in questo maledetto caso. O meglio, uno c’è: nei capelli di Chiara, come ha scritto Giallo la settimana scorsa, c’erano tracce di nicotina e in casa è stato trovato un portacenere sporco di cenere, ma senza mozziconi. Il padre di Chiara fuma, ma era in vacanza da più di una settimana. Alberto non fumava, Chiara nemmeno. E se fosse stato il killer a fumare? Un killer che poi si è portato via i mozziconi, per non lasciare tracce di sé? Si è mai provato a indagare? Fonte: Settimanale Giallo di Francesca Gatti