Omicidio Chiara Poggi: Perchè Stasi cambio i pedali della bicicletta?

next By on 6 luglio 2014
Cattura

follow site di Alessandra Gavazzi Due pedali e un mistero lungo quasi sette anni. Che ora riparte da una bicicletta da donna nera. Avvistata e mai analizzata, poi sequestrata in gran ritardo e solo adesso alla ribalta perché proprio sulla bici in uso alla famiglia di Alberto Stasi si basa la memoria depositata in Corte d’appello da Gian Luigi Tizzoni, avvocato di parte della famiglia di Chiara Poggi. Chiara, che tutti abbiamo imparato a conoscere in fotografia, solo dopo che è stata uccisa nella sua villetta di Garlasco, il 13 agosto 2007. Il grande accusato è sempre stato uno solo: Alberto, il suo fidanzato. Che, dopo aver incassato un’assoluzione in primo e in secondo grado di giudizio, è tornato sul banco degli imputati, visto che la Cassazione il 18 aprile ha accolto il ricorso di procura e parte civile. Dunque, è tutto da rifare: appuntamento all’8 ottobre per l’udienza in aula, nel frattempo è l’ora delle perizie. «Si tratta di approfondimenti semplici e assolutamente necessari», spiega Tizzoni, «ma che, per esempio nel caso della bici, non sono stati possibili per cinque anni. Analizzata, allora, avrebbe avuto un peso ancora maggiore». E allora si riparte da quella due ruote da donna nera che una vicina vide appoggiata al muretto della villetta dei Poggi il giorno del delitto. Identica, nella descrizione, a una in uso alla famiglia Stasi, incredibilmente mai analizzata e sequestrata solo un mese fa. Al contrario di un’altra bici, bordeaux, marca Umberto Dei, sui cui pedali, sette giorni dopo il delitto, gli inquirenti trovano tracce biologiche di Chiara. La difesa di Alberto ha sempre sostenuto che non si tratta di sangue e che dunque non può essere una prova incriminante. E la bici non pare quella descritta dalla testimone oculare. E dunque? Ebbene, nella sua memoria, l’avvocato dei Poggi svela un particolare inquietante: i pedali sarebbero stati sostituiti. Quelli originali della Umberto Dei sarebbero stati montati sulla bicicletta nera e viceversa. Lo certifica un documento a firma dell’azienda produttrice della bici bordeaux, che garantisce in modo incontrovertibile l’avvenuto scambio. Un particolare che cambierebbe la ricostruzione dei fatti di quella mattina d’agosto. In sostanza: Alberto avrebbe raggiunto casa Poggi in sella alla bici nera da donna, l’avrebbe lasciata appoggiata fuori, così come l’ha notata la vicina. Dopo il delitto sarebbe fuggito lasciando tracce di Chiara sui pedali. Ma i giornali, pochi giorni più tardi, cominciano a riportare il racconto della testimone. A questo punto si inserisce la novità: temendo che i carabinieri di Garlasco potessero sequestrare la due ruote in questione trovando il Dna di Chiara, Stasi avrebbe montato i pedali “a rischio” su un’altra bici di famiglia, quella bordeaux, sicuro che non l’avrebbero analizzata. Ma si sbagliò, perché, come sappiamo, fu sequestrata solo la bordeaux, decisione incomprensibile sulla quale tuttora sono in corso accertamenti anche sulla spinta delle indagini di parte civile. «La nostra perizia, che peraltro ha avuto un costo esiguo», continua Tizzoni, «è anche un modo per ribadire che non è mai troppo tardi per cercare la verità». Lo scambio di pedali, dunque, proverebbe una responsabilità di Alberto, che si è sempre proclamato innocente così come innocente l’hanno giudicato due sentenze, perché dimostrerebbe il tentativo (quasi riuscito) di nascondere la prova del suo coinvolgimento. Non è d’accordo l’avvocato difensore di Stasi, Angelo Giarda: «È una tesi che non sta in piedi: Alberto avrebbe scambiato i pedali nei sette giorni dopo il delitto e poi non se ne sarebbe disfatto? È una follia».

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