Omicidio Chiara Poggi: Finalmente scopriremo se Albero Stasi ha detto la verità

Sono passati sette anni dall’omicidio della mia povera Chiara e ancora non c ’è un colpevole, ma grazie al nuovo processo sono certa che la verità verrà a galla. Sono previsti nuovi accertamenti che potrebbero finalmente svelare il nome dell’assassino”. A parlare è Rita Poggi, la mamma di Chiara Poggi, 26 anni, la giovane di Gariasco, un paese in provincia di Pavia, massacrata in casa la mattina del 13 agosto 2007. La donna parla alla vigilia del nuovo processo di Appello, dopo che la Cassazione un anno fa ha annullato l’assoluzione dell’unico imputato, Alberto Stasi, 30 anni, ex fidanzato di Chiara. “ ALBERTO STASI NON LO DIFENDO PIU’’ Dice Rita Poggi a un quotidiano di Roma: « In questa terribile vicenda ci sono troppe cose che non quadrano, a partire dal capello trovato in mano a Chiara. Abbiamo chiesto l’analisi di quel capello, un’operazione che costa 200 euro, ma ce l’hanno negato. Anche Alberto Stasi si è opposto all’esame, e questa cosa è alquanto sospetta». La donna, che è tornata a vivere nella casa in cui la figlia venne uccisa, ripercorre, in lacrime, i luoghi dell’omicidio. Dice Rita Poggi: «Sotto la scala che porta al piano superiore, c ’era una macchia di sangue sul pavimento: è qui che la mia povera figlia è stata colpita la prima volta. Sui gradini che conducono alla cantina cera altro sangue, perché Chiara ha tentato disperatamente di scappare dal suo assassino. C ’era sangue dappertutto: come è possibile che Alberto, quando è entrato in casa e ha trovato Chiara per terra, non lo ha calpestato? Bisognerebbe saper volare per non sporcarsi le scarpe e non lasciare impronte… Come ha potuto, inoltre, Alberto dire che Chiara era pallida quando l’ha trovata cadavere? Io l’ho vista: la mia povera ragazza aveva il volto nascosto dai lunghi capelli e ricoperto di sangue, quindi era impossibile vederlo. Infine, mi fa un certo effetto pensare che il fidanzato di mia figlia custodisse nel suo computer migliaia di immagini pornografiche. La sera prima di morire mia figlia aveva acceso quel computer e aperto diverse cartelle, ma in fase di indagine non è stato possibile stabilire se avesse visto le fotografie a luci rosse a causa di un errore dei periti. Vi rendete conto? Quelle foto potrebbero essere il movente dell omicidio. Se all’inizio difendevo Alberto e lo ritenevo innocente, oggi ho tanti dubbi in più». ■ di Roberto Vergani