Omicidio Bruna Bovino: Svolta nel caso della giovane estetista di Bari strangolata e poi bruciata nel suo centro estetico

Assassino, assassino! Io l’ho sempre detto che era stato lui a i uccidere mia figlia, e finalmente abbiamo avuto giustizia. Non mi è mai piaciuto quell’uomo, di cui la mia povera Bruna purtroppo si era innamorata. Lui era troppo geloso e non voleva che lei facesse i massaggi, cioè il suo lavoro, visto che era un’estetista. Hanno litigato e l’ha uccisa. Deve andare in galera e restarci per sempre quell’assassino”. E STATO TRADITO DAI GRAFFI SU UNA MANO Queste drammatiche parole sono state pronunciate da Liliana Baldo, la mamma di Bruna Bovino, 29 anni, trovata morta il 12 dicembre 2013 nel suo centro estetico a Mola, un piccolo paese in provincia di Bari. La donna si è presentata davanti ai cancelli della caserma dei carabinieri e ha urlato tutta la sua rabbia contro l’amante di sua figlia, Antonio Colamonico, 34 anni, arrestato con l’accusa di omicidio. Il killer prima ha pugnalato e strangolato la vittima, poi ha dato fuoco al cadavere nel tentativo di cancellare tutte le tracce. Di questa drammatica vicenda abbiamo parlato nei mesi scorsi. Il corpo senza vita di Bruna Bovino, giovane mamma di due bambini avuti da due uomini diversi, fu ritrovato dai vigili del fuoco, intervenuti su segnalazione di un cittadino che aveva visto le fiamme sprigionarsi dal centro estetico. Secondo quanto accertato successivamente dai medici, la donna fu colpita prima alla testa e al volto, poi alla nuca e al collo con un paio di piccole forbici. Infine, fu strangolata e bruciata, forse quando era ancora viva. L’omicidio si sarebbe consumato in pochissimo tempo: fra le 16, quando Bruna è stata vista da un vicino sulla porta del centro estetico, e le 17, l’ora in cui i pompieri hanno ricevuto l’allarme per l’incendio divampato. La povera mamma, che ha disperatamente tentato di difendersi dal suo assassino, è morta in modo atroce. Come dicevamo, dopo quattro mesi di indagini le autorità hanno arrestato Antonio Colamonico, di Polignano a Mare, in provincia di Bari, sposato, padre di due bambini e da qualche mese amante della vittima. Tanti gli indizi a carico dell’uomo, a partire dalle tracce biologiche trovate sulla scena del delitto dagli esperti del Ris di Roma. Gli accertamenti sulle utenze telefoniche hanno confermato che il presunto killer si trovava a Mola, luogo del delitto, mentre Bruna veniva massacrata nel suo negozio: lo conferma lui stesso in una telefonata fatta alla moglie poco dopo il delitto. Le dice: «Sono a Mola, vienimi a prendere con la tua macchina». Inoltre, sulle mani di Colamonico gli investigatori hanno riscontrato la presenza di ustioni e graffi ritenuti compatibili sia con l’incendio che con le unghiate inferte dalla donna nel disperato tentativo di difendersi dal suo assassino. Su una mensola del bagno del centro estetico, infine, i carabinieri hanno trovato una traccia di sangue di Colamonico. L’uomo, ferito, l’avrebbe lasciata mentre cercava di lavarsi per cancellare ogni traccia dell’omicidio. Ma chi era Bruna Bovino? Era una ragazza tranquilla e riservata, che si era sposata molto giovane ed era diventata mamma quando aveva appena 19 anni. Due anni fa, dalla relazione con un altro uomo, era arrivato il secondo figlio, una bella bambina che Bruna adorava. Purtroppo anche il legame con il papà della bimba era finito e la donna aveva cominciato a frequentare Antonio Colamonico, il presunto assassino. Dal carcere l’uomo continua a professarsi innocente. Fin dall’inizio dell’indagine ha respinto ogni accusa. Ha scritto Colamonico sul suo profilo Facebook prima dell’arresto: «Ho 34 anni e nessun precedente penale. Non ho problemi di droga e non ho mai sfiorato una donna. Prima di ritenermi colpevole di aver ucciso una persona fatevi un bell’esame di coscienza. Parlate male di me, ma io continuerò a camminare a testa alta perché non ho fatto nulla di male ». Le autorità e la famiglia di Bruna non gli credono. Settimanale Giallo di Roberto Vergani