Olindo e Rosa sperano nel testimone ritrovato

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Da qualche settimana la trasmissione Linea Gialla di Salvo Sottile ha riacceso i fari sulla strage di Erba, mettendo a fuoco alcuni dei tantissimi dubbi sul caso che già Oggi, per anni e in perfetta solitudine, aveva evidenziato con una serie di servizi esclusivi, un libro e uno speciale on line (sul sito mmw.oggi.it è ancora disponibile con gli atti originali dell’inchiesta). Stavolta, protagonista di una nuova serie di fortissime dichiarazioni è Azouz Marzouk: davanti alle telecamere di La7, non si è detto solo certissimo che la verità sulla morte di suo figlio Youssef e di sua moglie Raffaella non sia mai stata scritta. Ma ha addirittura “sfidato” a un confronto televisivo la famiglia Castagna, convinta, per contro, della colpevolezza di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Ma al di là delle opinioni, si può davvero arrivare a una revisione del processo? «LO SENTIREMO IN AMBASCIATA» «A gennaio verbalizzeremo le dichiarazioni di Ben Brahim Chemcoum», rivela a Oggi l’avvocato Fabio Schembri, che con Luisa Bordeaux e Nico D’Ascola è il difensore storico dei vicini di casa di Erba. «Lo abbiamo finalmente ritrovato. Vive a Tunisi, madato che è fondamentale che le sue dichiarazioni siano raccolte in territorio italiano, lo sentiremo ufficialmente in ambasciata o al consolato». Chemcoum è il famigerato presunto testimone oculare della strage scomparso nel nulla. A una manciata di giorni dall’eccidio dell’ll dicembre 2006, e cioè il 16 e il 25 dicembre, si presentò spontaneamente dai Carabinieri di Erba, sostenendo di aver visto fuori dalla corte di via Diaz alcuni extracomunitari e un furgone bianco. Questa descrizione collimava perfettamente con quella fatta da un dirimpettaio della corte, Fabrizio Manzeni. E con quella del superstite Mario Frigerio che, nelle prime dichiarazioni, il giorno 15, aveva descritto il suo aggressore come un “olivastro”. SENTÌ DELLE GRIDA DI AIUTO Ma Chemcoum aggiunse di più: raccontò di aver sentito delle grida di aiuto – le medesime parole sentite dai soccorritori richiamati dall’incendio -, di aver udito la parola «assassino », parlò di «benzina» e di una serie di dettagli. E di aver visto insieme agli extracomunitari una persona somigliante al «fratello della morta». Va detto che i Castagna respingono con sdegno anche il solo sospetto del convolgimento di uno dei famigliari. Ma all’epoca Olindo e Rosa non erano ancora indagati. Eppure i Carabinieri, di fronte a una testimonianza del genere – con particolari parzialmente collimanti con le dichiarazioni del superstite, di un dirimpettaio e dei soccorritori -, nonostante seguissero anche una “pista famigliare” per la strage, non sembra abbiamo svolto alcun accertamento: perché di verbali di ricerca di riscontri non ne furono stilati. Non avvertirono, di fronte a una testimonianza del genere, neppure l’esigenza di ascoltare Beppe Castagna, quantomeno per chiarire le profonde contraddizioni tra le dichiarazioni di suo padre Carlo e di suo fratello Pietro in merito allorario di rientro di quest’ultimo a casa la sera della strage. E questo nonostante la Procura avesse dato precise disposizioni sul fatto che dovessero essere sentiti tutti i Castagna, che erano frattanto intercettati: i due fratelli sul cellulare, il padre in ditta e in auto. A dirla tutta, i Carabinieri non misero neppure sotto intercettazione la Panda di Paola Galli, la moglie di Carlo morta nella strage, e cioè proprio l’auto che quella sera aveva usato Pietro e che pochi giorni più tardi fu regalata a un convento di suore. Ma il fatto più singolare è che la dettagliata testimonianza di Chemcoum rimase a lungo a Erba e fu inviata in Procura soltanto il 15 gennaio 2007, ossia tre giorni dopo che il gip aveva confermato gli arresti di Olindo e Rosa. «Al processo chiedemmo degli accertamenti per ritrovarlo», spiega Schembri, «ma non ci furono concessi e vennero così acquisiti i suoi verbali. E pensare che ora sappiamo che sarebbe stato semplicissimo per una Corte d’Assise rintracciarlo». Già, perché a quanto risulta alla difesa, Chemcoum fu arrestato pochi mesi prima che iniziasse il processo ai Romano. E all’epoca era dunque detenuto. Sembra surreale. «Ma ora potremo finalmente valutarne 1 attendibili tà. Anche se riteniamo cruciale, ai fini della revisione, verbalizzare pure le dichiarazioni dei famigliari di Azouz, in particolare la madre e il fratello Fahmi». Di più, al momento, avvocato non dice. LE PROVE SCIENTIFICHE Ma alla revisione stanno lavorando anche noti consulenti scientifici della difesa, come il professor Carlo Torre, la genetista Sarah Gino e il medico legale Valentina Vasino deirUniversità di Torino: «In particolare sul giaccone di Raffaella Castagna e sugli indumenti di Frigerio che non furono mai analizzati ». Spiega la Vasino: «Questi ultimi sembrano presentare degli strappi cosiddetti a lembo, come se fossero stati impigliati da un gancio, peraltro con la stessa forma di una profonda ferita sul sopracciglio sinistro di Raffaella Castagna». Un dettaglio importante, dato che nessuno ha mai parlato di possibili “ganci” usati dagli aggressori. «Ma le tecnologie oggi ci dovrebbero permettere di attribuire anche alcune tracce di Dna e impronte dattiloscopiche trovate sul luogo della strage, la cui appartenenza non fu mai identificata. Mi riferisco soprattutto alla giacca di Valeria Cherubini, la moglie di Frigerio vittima degli assassini, su cui era presente un Dna misto di uomo e donna. Se riuscissimo nell’intento e il Dna maschile non risultasse quello del marito, avremmo certamente in mano un dato nuovo e di estremo interesse».