Nobili, antiquari e prelati truffati dal broker suicida

Stressato perfino in vacanza, nella casa di famiglia in Liguria. Smarrito anche sotto casa, una villa ai Parioli. Affiorò subito che, dietro il volo suicida del «Re degli scudi» Giovanni Paganini Marana, c’era lo sdegno e la fretta di una clientela apertamente allarmata per quel patrimonio che non riusciva a riavere. Alta borghesia dei Parioli, artigiani di élite, antiquari di piazza di Spagna, cognomi di spicco dell’aristocrazia italiana, perfino Carlo Eleuteri, il gioielliere delle famiglie Torlonia e Ruspoli. Prestigio di un nome: Paganini Marana era stato una garanzia per generazioni di investitori, come la famiglia Nattino che con lui aveva fatto affari fin dagli anni Sessanta. Incontrava i suoi clienti al circolo della Caccia e loro, anche prelati, andavano a trovarlo nel suo ufficio in Prati, a un passo dalla Rai di viale Mazzini. Si fidavano da sempre, salvo riflettere sull’investitore amico sempre più sfuggente e incupito. Un anno di indagini—Paganini Marana è morto lanciandosi dal suo studio il 7 settembre 2012, l’inchiesta che ipotizza l’istigazione al suicidio va verso l’archiviazione—ha ricostruito che la sua Auditors srl aveva fagocitato risparmi per almeno 4,5 milioni di euro, movimentando denaro arbitrariamente da una posizione all’altra secondo schemi truffaldini. Gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi, hanno iscritto sul registro degli indagati il socio del broker, Marco Chiaron Casoni e altre quattro persone accusate di infedeltà patrimoniale, esercizio abusivo della professione e ostacolo all’autorità di vigilanza. Si tratta di Paola Taccone Galluccci, Amerigo Casamonti, Paolo Chiapparelli e Mario Mazzantini. Indagata per riciclaggio la moglie del broker, Maria Immacolata Gambaro che «impiegava 1.178.662 euro, proveniente dal reato (di infedeltà patrimoniale, ndr) nell’acquisto di titoli, azioni fondi di investimento e obbligazioni ». Contestazione che il pm Luca Tescaroli muove anche ad Annapaola Tiscornia, con la quale Paganini Marana aveva una relazione sentimentale, e che avrebbe reinvestito 370 mila euro nell’acquisto di un appartamento a Genova, l’altra sede operativa della Auditors. Il denaro non veniva gestito separatamente secondo gli obblighi di contratto, ma confluiva in un unico conto aperto presso un’agenzia della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio per poi finire in società riconducibili agli stessi indagati. Un’attività «anomala» e contraria «alle disposizioni vigenti in materia». Finora hanno sporto denuncia in 44: «Frequentavamo mogli e sorelle, andavamo a cena con loro, insomma eravamoamici da trent’anni. Dire che hanno tradito la nostra fiducia è poco» è il commento di Daniela Ruzzenenti, una delle vittime della Auditors commissariata da qualche mese. Ieri i finanzieri del Valutario hanno eseguito un sequestro per l’equivalente di circa 49 milioni di euro. Soldi bruciati nella contabilità aziendale. Sigillate le case (tre) in via della Camilluccia e l’immobile di via Zebedia a Milano di Chiaron Casoni più le sue partecipazioni ai capitali della Beta Tec srl, Viella srl, Ingefin, Cama Holding e Auditors, assieme a una Bmw del valore di circa 45 mila euro. Tra quanti si sono rivolti in Procura, assistiti dall’avvocato Gianluca Brancadoro, anche Eleonora de Fonseca Pimentel (discendente della nobile rivoluzionaria del Settecento), Anne de Bellefroid (moglie del principe Ottavio Lancellotti) , Massimo Fontana Gribodo (direttore del centro di formazione Elis, Vaticano), Andrea Maria Zucchini (direttore dell’Agenzia delle dogane).