Nina Moric risponde a Fabrizio Corona: “Io non ti lascio solo”

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Sapere che sei stata mia moglie oggi mi fa .sentire un fallito». Piato da questa frase piena di rabbia per parlare di noi. Per me è sempre una sofferenza, mi chiedo quando riuscirò a rifarmi una vita e a dimenticare tutto. Maè impossibile, abbiamo un figlio meraviglioso, che ci terrà sempre uniti. Ed è per lui, per Carlos, che non possiamo considerare tutto quello che c’è stato fra di noi un fallimento. Voglio partire da quel 2007, in cui ho chiesto la separazione anche se, dopo tutto quello che ti era successo, «potevo aspettare». Vallettopoli, il tuo arresto, il carcere di Potenza. Ero stata convocata e avevo scoperto i tanti tradimenti di quegli anni. Li sapevo già, intuito femminile. Maè stata la goccia finale, 1 ‘ ultima offesa. Soffrivo da molto tempo per la fine del nostro amore e per la tua situazione giudiziaria. Soffrivo anche per motivi più lontani, non ero una persona risolta, avevo tante sfumature nel mio carattere. Cercavo stabilità e un amore infinito, incondizionato. Quando ti ho conosciuto, tredici anni fa, ci ho creduto. E penso che tu abbia raccontato per la prima volta la nostra storia per quel lo che è stata: una storia importante. Ero all’apice della mia carriera, ma mi mancava l’amore e sei arrivato tu. Non pensavo che fossi attratto dal mio personaggio, ma, dopo pochi mesi, liti capito che eri entrato in competizione, che non volevi essere “il marito di Nina Morie”, ma Fabrizio Corona, E ci sei riuscito. Anch’io in Sardegna ero rimasta colpita da te e, quando ci siamo rivisti a Milano, al bar, il tempo si è fermato. Era il 2000, avevo finito lo show in tv con Giorgio Panariello e dovevo andare a Los Angeles e a New York per lavoro. Ti lasciai un numero di telefono sbagliato, non ci siamo visti per due settimane. Allora ho chiamato lina nostra amica comune e le ho detto: «Organizza una cena con Fabrizio, digli che c’è una ragazza che lo vorrebbe conoscere, ma non dirgli che sono io». Quando sei entrato al ristorante, è iniziato tutto. E tutto è finito in quel maledetto 2007. Non avevo il coraggio di lasciarti in quella situazione, anche se non c ’era più niente. Non potrò mai dimenticare la mattina del tuo arresto. Eravamo in casa, con un tiglio piccolo. Hai messo il capitello e, prima di uscire, ini hai detto: «Non mi abbandonare». Ma eri già abbandonato. Non ti accorgevi della mia sofferenza e inseguivi i tuoi guai. Il giorno del funerale di tuo padre sei andato a lavorare. «E una cosa troppo importante», mi hai detto. Il giorno dopo eri in televisione con Lele Mora a parlare di Woodcock (il magistrato che dispose il suo arresto, ndr). Altre bugie. Uscire da quella storia era il mio biglietto per la 1 iberta, perché non c’era un biglietto di ritomo, non c’eri più tu e nemmeno io. Poteva sembrare crudele in quel momento, ma stavo morendo dentro. Doveva finire. Tu. invece, dici di esserci sempre stato per me, come quando sono finita all’ospedale. E vero, quel giorno c ’eri, E il giorno dopo eravamo sui giornali. Ma, poi, sci sparito. Avevo bisogno di sentirti vicino e avevo l’ansia che tornassi in carcere, perche ti ho sempre voluto bene, nonostante tutto. Abbiamo un figlio meraviglioso, nessuno li toglierà il ruolo di padre. E lasciamo stare le polemiche sulle visite in carcere: ho cercato di rispettale le regole imposte dal Tribunale dei minori, ho atteso il permesso della psicoioga, ho atteso anche che i tuoi avvocati mi contattassero per fissare l’incontro. E, alla fine, hai potuto vedere tuo figlio, questa è la prova che ho fatto la mia parte. Non ti tarò mai mancare l’affetto di Carlos, E non porlo rancore. QueU’ultima pagina della tua lettera è durissima. Come donna sono stata ferita, forse ci siamo fatti male tutti e due e mi prendo le mie colpe. Ma le mie erano solo ripicche rispetto a quello che ho subito. Quando hai cominciato a vedere Belen vivevamo ancora insieme, sei andato da lei alle Maldive, mentre dovevamo partire per Dubai. E accaduto tutto cosi velocemente. Anche se non c’era più amore fra noi, vederti felice sulle copertine ini sembrava una mancanza di rispetto. Ero sola, amareggiata, piena di ferite e tu sembravi rinato. Ti sentivi Dio, mentre raccontavi i dettagli sulla prima notte di sesso con lei. L’ho trovato di pessimo gusto. Ormai avevamo smesso di amarci da tempo, non inseguivo quello, ma si poteva fare tutto con un po’ piCi di stile. Ho visto anche un altro Fabrizio, quello vero. Prima che ti arrestassero, quando abbiamo capito che la nostra storia era davvero finita, siamo scoppiati a piangere. Un pianto disperato. Abbiamo sofferto per le nostre differenze: io volevo la famiglia, tu il successo e i soldi. Quando ci siamo incontrati in tribunale, il 14 febbraio, era l’ultimo atto. Con te in carcere e un mare di cose lasciate in sospeso. Lo so, sono una che perde la pazienza e che reagisce male. Ma eravamo lì con i nostri avvocati che litigavano, non potevo stare ore a parlare di soldi, ho la mia dignità. E ho mandato tutti a quel paese. Ma non è giusto parlare di fallimento, sarebbe stato così se la nostra fosse stata la storia di un momento e non avessimo nostro figlio. Quel giorno in tribunale ti ho tenuto stretto, li ho abbracciato perché so che un uomo in carcere è un uomo senza libertà e tu non meritavi di finire così. Ti ho dato le caramelle perché ti voglio bene, era un gesto d’affetto, mi dispiace che dica queste cose di me. Sembra che si siano invertiti i ruoli: sputi su di me come facevo io prima con te. Non è un bel sentimento, dobbiamo tenere il buono che c’è stato, non si possono cancellare undici anni di vita. Ti auguro di essere un uomo libero, libero soprattutto da Corona. Ho sbagliato tante volte a parlate di te, mille volte. E mi dispiace. Ma non ti abbandono in questo momento. «Nel mare puoi trovare centinaia di conchiglie differenti», scrive Marcio Kühne in Osa e ¡¡fatuno sarà Ino, «ma solo dentro te stesso potrai trovare la determinazione e la perseveranza per conquistare quelle pochissime perle preziose che si nascondono in quel mare di conchiglie. E, nonostante le tempeste e quando tutto sembrerà ormai perduto, c ’è sempre la speranza, una forza incredibile e inaspettata, che ti farà ricominciare e solfierà lontano gli ostacoli e tutto quanto li preoccupava e ti spaventava», Ti auguro di uscire dal carcere e di ritrovare la tua vita, di non essere più un leone in gabbia, ma una splendida aquila che vola.