Nicola Savino racconta il suo Quelli che il calcio..

Quando gli si fa notare che è ormai un’abitudine la sua, quella di condurre i programmi che sono stati di Simona Ventura come Uisola dei fa mosi e adesso Quelli che il calcio…, fa un risolino sornione e dice: «I casi curiosi della vita. E comunque mi fa piacere, perché a Simona devo moltissimo». Ex «uds» (ovvero uomo della strada), l’appellativo con cui si è fatto conoscere ai suoi esordi in radio, Nicola Savino oggi è uno dei conduttori di punta di mamma Rai. Oltre a presentare Quellicheilcalcio…, toma per il secondo anno consecutivo anche al timone del game show preserale Un minuto per vincere. Ma nonostante questo, lui è uno che ama il low profile. Il suo mantra è: «Umiltà e lavoro». Qualcosa più da frate trappista che da uomo di spettacolo, se non fosse per l’aggiunta in corner di ironia. Questi i termini, almeno, che usa per descriversi su Twitter, dove ha uno stuolo incredibile difoUowers. «Una cosa che faccio fatica a spiegarmi, considerato che a me sembra di scrivere un sacco di cavoiate», commenta il conduttore Tv, nonché una delle voci più amate di Radio Deejay. Ospite fisso di Quelli che il calcio… dal 2003 al 2009, che effetto fa tornarci al posto di comando? «Per usare un paragone calcistico, è come se, dopo essermi fatto tutto il settore giovanile, visto che vengo dal vivaio, adesso riuscissi finalmente a giocare da capitano». Come si colloca la sua nuova edizione? Sempre gag, comicità, spettacolo o ci sarà più calcio? «Continuerò a seminare nel solco dell’ironia ormai adottata nel programma da un po’ di tempo a questa parte. Molta comicità, quindi, ma grandissima attenzione al calcio che è e rimane il fulcro della trasmissione. Da appassionato e tifoso non potrebbe essere altrimenti. Io sono uno di quelli che la domenica di solito la passa allo stadio». Lei è interista. Non le mancheranno gli spalti di San Siro? «Sicuramente sì. Ma almeno smetterò di soffrire».

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