Nell’atteso film su Diana, una verità sconvolgente

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Le fragilità di una donna, i suoi spettri, concentrati negli ultimi due anni di vita. In una trama che ne traccia le vere passioni, anzi l’unica che avesse davvero un posto di rilievo nel suo cuore: l’amore. Ma non quello strillato e fotografato con Dodi al-Fayed. Piuttosto, quello silenziosamente coltivato per un cardiochirurgo pakistano rimasto sempre ai margini delle cronache: Hasnat Khan. Un nome che oggi può riscrivere la storia. La storia di Lady D. Che approda, rivisitata in questa chiave, sugli schermi: Diana, è il titolo del film diretto da Oliver Hirschbiegel, uscirà a settembre in Gran Bretagna e Stati Uniti, mentre il 3 ottobre sarà la volta del debutto italiano. Nei panni della principessa di Galles, Naomi Watts. La somiglianza fisica è stata riprodotta grazie a parrucche e un trucco prostetico, nel quale si usano protesi («Il mio naso è decisamente diverso da quello di Diana», ha ammesso l’attrice), ma la Watts, parola di chi ha visto il film in anteprima, si è calata completamente nel personaggio. Per Naomi è stato un lavoro che ha messo a dura prova la sua coscienza. «Ho avuto molti dubbi, anche morali, prima di firmare il contratto», ha raccontato. «Ho dovuto rendere l’umanità di una donna sempre oggetto di discussione». Un film temuto dalla famiglia reale britannica. E come biasimarla? Ogni anno, siamo al sedicesimo anniversario dalla scomparsa, sembra che la figura di Diana sia un ricordo consunto. Eppure alla vigilia di ogni 31 agosto, giorno del tragico incidente automobilistico nel tunnel parigino dell’Alma che spezzò la sua vita, escono nuovi spunti per riaprire la sua biografia e arricchirla di inediti dettagli. Dicevamo delle passioni travagliate della principessa. Nel libro Diana, scritto da Kate Snell, tra poche settimane disponibile in una versione aggiornata, riaffiora proprio la passione raccontata anche nel film: il rapporto con il dottor Hasnat Khan e i tratti psicologici più nascosti di Diana, a partire dalla sua infanzia che conobbe il dolore per la separazione dei genitori. C’è il rapporto con Carlo, il dramma della scoperta della relazione con Camilla. Ma soprattutto c’è una Diana tornata a credere nell’amore di un uomo che la accettasse con le sue fragilità. L’incontro con il dottor Khan avviene nel maggio del 19 9 6 al Royal Brompton Hospital di Londra, dove era stato ricoverato Jospeh Toffolo, grande amico della principessa. Un incontro quasi casuale, di fronte alle porte di un ascensore: Diana rimane folgorata. Inizia una frequentazione basata sugli interessi del medico, lui le fa da cicerone tra i malati dei reparti dell’ospedale e ben presto quella iniziale tenera amicizia si trasforma in un amore incontenibile. Anche se quell’uomo, come racconta l’autrice del libro, sembrerebbe lontanissimo dai gusti e modelli di Diana: fuma, mangia in modo disordinato, beve caffè liofilizzato. Ma tant’è. Gli inizi della storia sono rocamboleschi. Diana indossa parrucche e occhiali finti per uscire con il suo dottore, ai concerti jazz o a semplici cenette nei fish and chips. Il suo appartamento di Kensington Palace diviene l’alcova di questa passione, tenuta segreta. Una delle poche a esserne a conoscenza è Simone Simmons, una terapista cui Diana è febbrilmente legata. Per mascherare i suoi reali interessi, Lady D si avvicina alla medicina, passione che incuriosisce i tabloid che ben presto ricostruiscono le ragioni di tanto interesse. Siamo nel 1996 e Diana è già stata ospite a Lahore, in Pakistan, nella residenza della famiglia Khan. Per conoscere il clan, per farsi accettare. Qui instaura un legame particolare con Nanny Appa, l’amatissima nonna di Hasnat. Perché, accecata dall’amore, vuole costruire una famiglia con quest’uomo. Legge il Corano, si fa confezionare meravigliosi abiti pachistani. E accarezza anche l’idea della conversione all’Islam se questo può rimuovere le barriere culturali tra loro. Lui però non è pronto a condividere un’esistenza sotto i riflettori. E quando l’attenzione della stampa diventa impermeabile alle smentite, Hasnat fa un passo indietro. Lei arriva a telefonargli in ospedale anche 2 0 volte al giorno, un classico di Lady D. Ma il rapporto si logora. Ed è proprio quel 30 luglio del 1997, un mese prima della sua morte, che Diana accetta di trascorrere una vacanza sullo yacht della famiglia al-Fayed. E, rivela la Snell, organizza lo scoop fotografico dei suoi baci con Dodi al solo fine di far ingelosire Hasnat. Che si pente e confida agli amici di essere pronto a sposare Diana. Ma è troppo tardi. Il 6 settembre, confuso nella folla dell’abbazia di Westminster per i funerali della principessa, c’è un uomo distrutto. Le lacrime celate da un paio di occhiali dono della sua amata. La testa china, segno del rimpianto.