«Né soccorsi né velocità estrema» Schumi è inciampato tra le rocce

Se non si trattasse di «Monsieur Schumacher», il gravissimo incidente accaduto il 29 dicembre scorso, alle 11 del mattino, sulle nevi di Méribel, a 2700 metri di altitudine, poco sotto all’arrivo della teleferica del Saulire Express e al Dente di Burgin, sarebbe soltanto una delle cinquanta sciagure sciistiche delle quali è costretta a occuparsi ogni inverno la Procura di Albertville. Che ieri invece ha aperto la sua aula di giustizia più grande e schierato il procuratore capo in persona, Patrick Quincy, con cinque tra i massimi dirigenti della Gendarmeria del dipartimento per illustrare a 25 telecamere e un centinaio di giornalisti, una caduta banale dalle conseguenze fisicamente devastanti per il più grande campione contemporaneo di Formula Uno. E, mediaticamente, planetarie. Dunque è andata così: quel giorno, a quell’ora, in quel luogo «Monsieur Schumacher scende lungo la pista della Saulire fino a un’intersezione con altre due piste, una rossa, detta Chamois, e una blu, chiamata La Biche — enuncia Quincy —. Lui segue la rossa, sul lato sinistro, supera i paletti e si trova al di fuori della pista». «Monsieur Schumacher» è un buon sciatore, sottolinea il magistrato, prima di proseguire: «Scia per un tratto fra i 3 e i 6 metri dal bordo della pista picchettata. A un certo punto i suoi sci raschiano una pietra che affiora dalla neve. Perde l’equilibrio e cade con il corpo in avanti. Urta con la testa una roccia situata circa tre metri e mezzo più in basso. La pietra che affiora dalla neve e quella contro cui Monsieur Schumacher batte la testa sono a 8 metri dal bordo della pista. Monsieur Schumacher è svenuto al suolo e la sua posizione è a 9 metri dal bordo della pista. Ecco gli elementi che abbiamo agli atti». Ma le voci, proliferate negli ultimi dieci giorni e in attesa di conferma o smentita, sono tante. Schumacher andava veloce? «Alla velocità normale di un ottimo sciatore su un terreno con poca pendenza» risponde il comandante della Pattuglia della Gendarmeria di Alta montagna, Stéphane Bozon. «E in ogni caso la velocità non è decisiva dal punto di vista dell’inchiesta — aggiunge il procuratore —. È stata fatta confusione fra le nozioni di cinetica, di cui hanno parlato i medici, e di velocità: una forte cinetica non significa necessariamente velocità elevata ». La piccola telecamera che Schumacher aveva sul casco ha fornito immagini utili? «Il film dura due minuti — informa il procuratore — forse non ha ripreso l’intera discesa. E non mostra nulla di particolare se non gli sci sulla neve». Neanche il momento in cui il campione si sarebbe fermato a sollevare una persona caduta? «No. Non ho elementi su questo punto — assicura Quincy —, né testimonianze, almeno fra quelle raccolte finora, che indichino che Monsieur Schumacher si sia fermato a soccorrere qualcuno. Sarei quindi tentato di dire che è uscito dalla pista per scelta. La sua telecamera contiene altre sequenze che non hanno però nulla a che vedere con l’incidente ». Sono ipotizzabili responsabilità del comprensorio o della società Méribel Alpina, che gestisce le piste, per non aver delimitato quel tratto pericoloso di fuori pista? «Le norme relative alla segnaletica erano state rispettate — interviene Bozon —. Quella pista era delimitata da picchetti di colore rosso, di modo che non si potesse ignorare di uscire dal campo sicuro quando li si supera. E lui era al di là di quei paletti». Inoltre, ricordano gli inquirenti, Schumacher è un habitué di Méribel, conosce bene la stazione sciistica e le piste. Scagionati gli sci: «Erano quasi nuovi, portano i segni della grattata contro le rocce, ma gli attacchi sono a posto. Non sono la causa dell’incidente ». Più reticenza sul casco. Il procuratore capo riconosce che i periti «ne hanno in mano solo un pezzo». Ci vorranno settimane per decidere se archiviare o andare avanti. Tempi lunghi. Come all’ospedale di Grenoble, dal quale si attende la risposta più importante: quando torna Schumi.