Napolitano firma i due decreti di fine anno: rinviati affitti d’oro e tassa su Internet

giorgio-napolitano

Due mesi fa era stato il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell’Aringa, a dire che la crisi riguarda anche il sommerso: «Abbiamo dei segnali in questo senso – aveva osservato – e se il “nero” manda a casa le persone non c’è incentivo che tenga». Una ritirata che il governo vuole accelerare, visto che ha deciso di aumentare fino a dieci volte le sanzioni per chi non rispetta le norme sul lavoro. La stretta non arriva con il decreto «milleproroghe», spacchettato in due provvedimenti firmati ieri dal capo dello Stato. Ma con un altro decreto legge, quello approvato lo scorso 13 dicembre che costruisce i primi pezzi di «Destinazione Italia »: il piano per attirare gli investimenti esteri. Un testo passato finora inosservato, anche perché pubblicato in Gazzetta ufficiale dieci giorni dopo, l’antivigilia di Natale. Le «misure di contrasto al lavoro sommerso e irregolare » sono state inserite all’ultimo momento all’articolo 14, nella convinzione che tra i tanti mali del lavoro nero c’è anche quello di distorcere la concorrenza, scoraggiando chi vuole investire regolarmente nel nostro Paese. Qualche esempio: le sanzioni per chi assume lavoratori in nero passano, per ogni dipendente, da una forchetta compresa tra un minimo di 1.500 e un massimo di 12 mila euro a una che va da 1.950 e 15.600 euro. Sale da 1.500 a 1.950 euro la «multa» che segue la chiusura dell’attività se ad essere in nero è più di un terzo dei lavoratori. Si moltiplica per dieci la sanzione per mancato rispetto dei riposi settimanali: andava da un minimo di 130 ad un massimo di 780 euro, passa da un minimo di 1.300 ad un massimo 7.800 euro. Stesso maxiaumento quando a non essere osservati sono i riposi giornalieri: prima si andava da un minimo di 25 ad un massimo di 100 euro, ora da 250 a mille. I soldi in più che arriveranno dalle sanzioni saranno destinati al pagamento delle indennità degli ispettori del ministero e, più in generale, ad una «maggiore efficacia della vigilanza in materia di lavoro». Più controlli, in sostanza. Anche perché il ministero del Lavoro viene autorizzato ad assumere altri 250 ispettori. Ma l’Aniv – Associazione nazionale degli ispettori di vigilanza, che raggruppa quelli dell’Inps – ha molti dubbi sulla costituzionalità della norma: «Destinare i maggiori introiti alle stesse persone che comminano le sanzioni – dice il presidente Fedele Sponchia – è una norma scioccante sul piano etico e credo possa configurarsi come un conflitto di interessi che mette a rischio l’imparzialità dell’azione della pubblica amministrazione». Dopo la pausa di Natale il decreto comincerà il suo percorso in Parlamento per la conversione in legge. Come i due decreti firmati ieri da Napolitano, uno sulle proroghe l’altro che recupera un pezzo del «salva-Roma» che il governo aveva deciso di lasciar decadere dopo le polemiche sui troppi emendamenti infilati nel testo. La versione finale è stata asciugata anche rispetto al comunicato diffuso alla fine del consiglio dei ministri. Ma in Parlamento, dove il decreto è atteso per la conversione, gli emendamenti sono già in agguato.