Napolitano cita le lettere degli italiani: coraggio

http://www.umass.lambdaphiepsilon.com/help-writing-a-thesis-statement/ By on 2 gennaio 2014
giorgio-napolitano

business plan management buyout Invita gli italiani ad avere coraggio per reagire alla crisi, si dice preoccupato per la «violenza verbale e le tendenze distruttive» del dibattito pubblico, chiede alla politica di dare priorità alle riforme e si difende dalle accuse di «strapotere personale», annunciando che non intende restare «a lungo». Il discorso di fine anno del presidente della Repubblica riceve le lodi dal premier Enrico Letta. E divide le forze politiche: da una parte il plauso di Pd, Nuovo centrodestra e Scelta Civica; dall’altro le critiche di Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle. Ma le parole del capo dello Stato uniscono gli italiani, visto che, nonostante gli annunci di boicottaggio da parte di Lega e Forza Italia, a vederlo sono stati 9 milioni 981 mila spettatori, con un incremento del 2,8 per cento rispetto all’anno precedente. Venti minuti di discorso, con una parte iniziale inusuale nella quale il presidente cita le lettere di alcuni italiani, chiamati per nome. Storie di sacrifici, di lavoro difficile, di crisi, che danno lo spunto per parlare di «uno degli anni più pesanti e inquieti che l’Italia ha vissuto da quando è diventata Repubblica». Il capo dello Stato chiede agli italiani di avere coraggio, «il coraggio della solidarietà », ma anche il «coraggio dell’innovazione». Ma è soprattutto la classe politica che deve farsi carico di «sacrifici e scelte lungimiranti», evitando «le tendenze all’esasperazione e il tutti contro tutti». Napolitano torna sul 2013, su quello che considera «il pericolo di un vuoto di governo e al vertice dello Stato» e sui rischi corsi di «tenuta democratica». Rischi che si possono riproporre. Per scongiurarli, occorrono «riforme obbligate e urgenti ». Il riferimento è alle riforme costituzionali e alla legge elettorale. Poi il presidente passa alla questione personale: definisce «ridicola» la «storia delle mie pretese di strapotere personale». Ricorda come gli fu chiesta «da diverse e opposte forze politiche» la disponibilità a ricandidarsi e ribadisce quel che disse allora: «Resterò presidente fino a quando la situazione del Paese me lo farà ritenere necessario e fino a quando le forze me lo consentiranno ». E dunque, conclude, «per un tempo non lungo». D’accordo «a considerare ogni critica», ma non si lascerà «condizionare da campagne calunniose, ingiurie e minacce ». Il premier si definisce in «totale sintonia»: «L’Italia che vuole rialzarsi e costruire con opportune e tempestive riforme si riconosce nei toni e nell’orizzonte delineato dal presidente Napolitano. Quella che vuol solo distruggere non vincerà ». Lodi anche dal presidente della Cei Angelo Bagnasco e dai presidenti delle Camere Laura Boldrini e Pietro Grasso. Anche Renzi plaude, parlando di «parole di lucidità », di «tono semplice e diretto ». Il leader Pd coglie quello che considera quasi un assist del presidente: «Non c’è da perdere neanche un minuto e il Pd raccoglierà l’appello del presidente della Repubblica fin dai prossimi giorni». Pronta a «dare il suo contributo per le riforme» è anche Scelta Civica, mentre Pier Ferdinando Casini definisce l’intervento di Napolitano come «il più bello degli ultimi anni». Per Angelino Alfano (Ncd), il presidente «interpreta il disagio degli italiani » e Fabrizio Cicchitto definisce il suo un «ruolo essenziale per la tenuta del sistema democratico ». Pareri opposti da parte degli ex compagni di partito, ora a Forza Italia. Per Renato Brunetta, «Napolitano è un uomo solo, incapace di vedere e progettare il futuro». In molti sottolineano quelle che definiscono «omissioni». Per Maurizio Gasparri, il non aver parlato dell’ «uso politico della giustizia». Per Osvaldo Napoli, i mancati cenni alle «inadempienze del governo». Per Maria Stella Gelmini, «la mancanza di ogni riferimento alla decadenza di Berlusconi». Grillo rinnova la richiesta di impeachment e lo invita a seguire l’esempio dell’ex presidente Francesco Cossiga: «Si dimetta prima». Contro le critiche di Forza Italia al presidente, si scaglia il democratico Matteo Colaninno: «Chi attacca Napolitano, è di fatto un traditore del Paese. Senza il presidente sarebbe venuta giù l’Italia».

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