Naomi Watts: “La mia Diana? Una donna non Santa”

Naomi Watts

L’Attrice , protagonista del film sull’ultimo “more della principessa del Galles, si confessa: «È il più difficile dei miei personaggi, ma sono felice di raccontare la storia di una donna che è stata forte e intelligente, e che ha sofferto molto. Alla fine, cercava solo amore. Anch’io so che cosa significa essere soli e tristi». Eppure lei ha trovato la felicità accanto alPattore Schreiber, padre dei suoi due figli Sasha e Sammy: «Il nostro segreto? La famiglia viene prima di tutto». Anche dei piatti sporchi nel lavandino…Sono passati 16 anni da quel 31 agosto 1997 in cui la Mercedes di Lady Diana, inseguita dai paparazzi, andò a schiantarsi in un tunnel sotto la Senna. Aveva 36 anni, e la sua morte commosse il mondo intero. Era la donna più fotografata, più discussa e più imitata del pianeta, ogni nuova capigliatura o cambiamento di umore erano oggetto di analisi e dibattiti all’infinito. Era anche, Diana, una figura profondamente tragica che non ha smesso di far discutere e di dividere nemmeno dopo quella notte, complice, forse, quella teoria del complotto avanzata dal padre e dalla famiglia di Dodi Al Fayed, morto al fianco di Lady D: la casa reale britannica non avrebbe mai accettato un musulmano tra di loro, sostengono. Ma se Dodi fosse stato solo un diversivo? Se l’unico uomo ad averla davvero capita e che lei ha amato veramente fosse stato, invece, Hasnat Khan, il riservato chirurgo pakistano col quale avrebbe avuto ima relazione di quasi due anni? È questa la tesi di Diana, il film interpretato da Naomi Watts. Naomi, non l’ha intimorita l’idea di entrare nei panni di un personaggio famoso come Lady Diana? «Moltissimo, perché tutti pensano di conoscerla e tutti hanno un’opinione molto precisa di lei. All’inizio mi sono chiesta: “Ma chi me lo ha fatto fare?”. Poi, però, sono diventata ossessionata da Diana. Ho cercato di guardare ogni intervista e spezzone televisivo, andavo a fare jogging e mi portavo dietro l’iPod per ascoltare la sua voce. Solo pochi giorni prima delle riprese mi sono detta: “Ok Naomi, ci siamo”. È il più difficile dei miei personaggi, ma sono felice di avere avuto l’opportunità di raccontare la storia di una donna che è stata forte e intelligente, ma anche innocente e vulnerabile, che ha saputo trovare la sua indipendenza e la sua libertà, che era così piena di compassione e che è stata anche una gran mamma». Sta descrivendo una santa… «Diana è stata una donna che ha sofferto molto, anche per il divorzio dei genitori, e che pensava che mai avrebbe dovuto essere parte di un’altra famiglia distrutta. Ha avuto momenti di grande tristezza, e questo l’ha resa umana. Era statuaria, ma possiamo tutti relazionarci a lei perché aveva problemi molto comuni e perché, alla fine, cercava solo amore». Lei lo ha trovato, al contrario di Diana: è riuscita a creare una famiglia molto stabile e unita. «Anch’io ho passato anni dentro e fuori da relazioni che pensavo stessero andando nella direzione giusta e che invece sono finite. E so, quindi, che cosa significa sentirsi soli e tristi». Poi, invece, ha incontrato l’attore Liev Schreiber e ci ha fatto due figli, Alexander Pete, che chiamate «Sasha», di sei anni, e Samuel Kai, «Sammy», di quattro. Qual è il vostro segreto? «Non ci sono segreti, ma lavoro. Molto lavoro. Nessun matrimonio è sempre un letto di rose, e io e Liev ci lavoriamo sopra cercando di essere onesti con noi stessi. La nostra famiglia viene prima di tutto, ma amiamo entrambi il nostro lavoro, e dunque ci vogliono sempre un po’ di trattative per stabilire come e quando ciascuno di noi può lavorare. Poi, ovviamente, c’è anche il problema del dove… Ma, ripeto, adoriamo i nostri figli: sono il centro della nostra vita e la loro felicità viene prima di tutto». Nel film la si vede che entra nell’appartamento di Hasnat che è in grande disordine e si mette a pulire con l’aspirapolvere e a lavare i piatti: è difficile immaginare Lady Diana così. Ma lei, lo avrebbe fatto? «Avrei lasciato un bigliettino con scritto: “La prossima volta tocca a te! O ingaggia qualcuno che venga a pulire!”. Ma sì, faccio, anch’io i mestieri in casa. Ho chi mi aiuta, ma mi piace pulire, spolverare e pure cucinare. E i piatti sono una di quelle cose che, se li vedo nel lavandino, devo mettermi subito a lavarli. Non ce la faccio a lasciarli lì». Tornando a Diana, che cosa pensa sarebbe stato di lei se non fosse morta così prematuramente? Riesce a immaginare come sarebbe potuto essere il suo futuro? «Chi lo sa? È difficile da immaginare, e poi io ho cercato di concentrarmi su questa relazione e su questi due anni della sua vita. Certo, essere sempre nell’occhio del pubblico è molto difficile, e i media in quel periodo erano impazziti. Li conosco anch’io i paparazzi, ma niente che si avvicini a quello che ha vissuto lei. Per lei è stata una battaglia costante, e non so se questo le ha reso impossibile trovare pace. Ma voglio pensare che con Hasnat Khan, o con qualcun altro, un giorno avrebbe trovato un grande amore. E che avrebbe fatto altri figli».