Mps, rissa continua tra Profumo e la Mansi

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next http://bandvoodoo.com/?p=stress-and-homework di Giorgio Meletti Per il Monte dei Paschi di Siena c’è una corsa contro il tempo per trovare sul mercato finanziario 3 miliardi di euro. “Se non riusciamo a fare l’au – mento di capitale”, avverte il presidente Alessandro Profumo, “non è a rischio solo il Monte, ma l’intero sistema bancario italiano”. La minaccia, affidata a un’intervista a Repubblica, scuote un mondo squassato da guerre di potere. A Profumo hanno risposto Antonella Mansi, presidente della Fondazione Mps, e Giuseppe Guzzetti, leader delle Fondazioni bancarie. Orgia di parole da leggere nel loro contesto. Per ordine della Commissione europea Montepaschi deve restituire allo Stato almeno il 70 per cento dei 4 miliardi di cosiddetti Monti bond, il prestito che ha evitato la bancarotta. Profumo aveva già pronto un aumento di capitale da 3 miliardi. La Fondazione Mps, azionista di controllo con il 33,5 per cento, ha imposto all’assemblea del 28 dicembre scorso lo slittamento a dopo il 12 maggio: non avendo i soldi per sottoscrivere la sua parte, Mansi si sarebbe trovata con una quota irrilevante e con un pacchetto di azioni senza valore. Così ha imposto il rinvio per avere tempo di vendere meglio un po’ di azioni, ripagare il debito che ha con le banche e salvare un po’ del suo futuro. Sta trattando con altre fondazioni, ma Guzzetti smentisce. Profumo ha minacciato le dimissioni, sostenendo che dopo il rinvio sarà difficile trovare banche disposte a garantire l’aumento di capitale. Dopo due settimane di riflessione, fa capire che si è fatto convincere a restare dal ministro dell’Econo – mia Fabrizio Saccomanni, ma si toglie i classici sassolini dalla scarpa. SECONDO L’EX ADdi Unicredit se non gli riuscisse l’aumento di capitale in primavera la cosa “avrebbe un’impatto fortissimo. Sarebbe un segnale pessimo, anche per banche come Carige e Popolare di Milano, che hanno bisogno di aumenti analoghi”. “Affermazioni avventate”, commenta Guzzetti. Ma l’intervista è piena di avvertimenti in codice per i signori delle banche. Esempio 1: “Qui non si tratta di impedire alla politica di tenere i piedi dentro la banca ma di impedirgli di rimetterceli”. L’avvi – so è per Guzzetti, regista del potere bancario attraverso il network delle 88 fondazioni in mano ai politici. Esempio 2: “Il problema è che il nostro è un sistema troppo banco-centrico”, dice Profumo e poi ammette di aver finanziato “gente che non se lo meritava, tipo Zunino e Zaleski”, e guarda caso sono le spine nel fianco di Intesa Sanpaolo. Esempio 3: per rivendicare la celebre liquidazione da 40 milioni, Profumo manda un saluto al vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona e al suo amico Luigi Bisignani, registi della sua cacciata da Unicredit: “Se avessi letto allora le intercettazioni tra alcuni componenti del cda Unicredit e alcuni soggetti esterni alla banca, sarei stato ancora più rigido nella negoziazione della buonuscita”. Mansi risponde con un’intervi – sta a Panorama, molto battagliera, accusando Profumo di aver cercato di “uccidere” la Fondazione Mps, e irridendolo. “La mia fortuna – ha detto – è che gli uomini mi sottovalutano, mi credono debole perché donna e giovane. Tutti i giorni ho a che fare con camionisti, trasportatori, omoni che lavorano nella logistica, e quando una donna come me per mestiere dà ordini a decine di camionisti poi non si intimorisce di fronte a nessuno”. Scene di alta finanza in bassa Toscana.

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