Mps, ecco il piano delle fondazioni

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C’è attesa per gli sviluppi della vicenda Mps, dopo la decisione di fine dicembre di rinviare a maggio-giugno l’aumento di capitale da 3 miliardi. La Fondazione guidata da Antonella Mansi ha ottenuto il posticipo essenziale per la sopravvivenza dell’ente e ora deve fare anche l a pro s s ima mossa. Decidere come ridurre la propria quota, che è pari al 33,5%. Nelle scorse settimane si è parlato di una soluzione di sistema che avrebbe coinvolto altre Fondazioni e che troverebbe favorevole il Tesoro. Avrebbero ragionato per entrare nella partita Cariplo, Compagnia di Sanpaolo, Cariverona e la Cassa di risparmio di Firenze. Forse più di un ragionamento, quasi un’offerta che avrebbe coinvolto anche tre o quattro investitori americani: sul tavolo avrebbero messo 300-350 milioni per rilevare il 20% della quota della Fondazione Mps. Tuttavia Cariverona avrebbe posto come condizione per partecipare il tema della Cassa depositi e prestiti. Mentre la Compagnia di Sanpaolo già il 23 dicembre si era tirata indietro, comunicandolo anche al ministro Saccomanni, per il rischio di eccessiva concentrazione di capitale (aderendo all’operazione investirebbe oltre il 50% in banche). Oltre ai protagonisti, resterebbe da sciogliere anche il nodo del prezzo. Il piano prevede 0,12 euro ad azione, mentre la Fondazione ne vorrebbe incassare intorno a 0,24 euro. Il ricavato delle vendita sarebbe in parte usato per rimborsare le banche (il debito di Palazzo Sansedoni è di 340 milioni) e in parte per sottoscrivere l’aumento di capitale. Infatti la cordata sarebbe stata disposta a comprare prima della ricapitalizzazione di maggio, in questo modo venendo incontro alle esigenze della Mansi. Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, alla fine del percorso la Fondazione Mps resterebbe con il 6-7% di Banca Montepaschi, riuscendo così ad evitare di azzerare il proprio capitale (rischio che avrebbe corso con l’aumento a gennaio come invece proposto dal management di Rocca Salimbeni). Un’altro nodo da sciogliere nel ragionamento che i protagonisti della vicenda stanno facendo in questi giorni è la posizione delle banche creditrici, che sono anche nel consorzio di garanzia dell’aumento di capitale. Dunque una partita aperta e molto dipende dalle valutazioni della Fondazione senese. Nella scorsa settimana le diplomazie hanno continuato a lavorare, si dice che i consigli delle Fondazioni coinvolte fossero pronti a essere convocati durante le feste. Il Tesoro sta monitorando da vicino gli sviluppi. Venerdì scorso l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, ha avuto un colloquio telefonico con il ministro Fabrizio Saccomanni e sempre nella stessa giornata ha avuto un incontro a livello tecnico in Bankitalia. Dopo l’Epifania è attesa la convocazione del consiglio di amministrazione di Mps, durante il quale sarà probabilmente affrontato il tema delle dimissioni del presidente Alessandro Profumo. È stato proprio lui a porre fine alle chiacchiere nei giorni successivi all’assemblea degli azionisti, indicando nella riunione del board il luogo indicato ad affrontare la questione dimissioni. Tuttavia da più parti, a cominciare dalla Fondazione e dal Tesoro, è arrivato l’invito pressante a rimanere in carica e a garantire la continuità nella guida dell’istituto di credito.