Montepaschi, utile nel 2015 E accelera su tagli e cessioni

Per Mps il 2014 sarà l’ultimo anno di purgatorio: dall’anno successivo, il 2015 dovrebbe tornare ad avere un risultato in utile, sia pure di soli 200 milioni. Sarà ben più pesante, circa 900 milioni, per il 2017, quando sarà terminato il periodo del piano di ristrutturazione imposto dalla Ue per il via libera agli aiuti di Stato. Così ieri la banca guidata da Fabrizio Viola ha illustrato il piano di ristrutturazione dell’istituto, dopo le linee guida presentate lo scorso ottobre. La banca sarà radicalmente cambiata per centrare l’obiettivo imposto dalla Commissione europea di avere un istituto che sia in grado di andare avanti sulle proprie gambe. Viola si è impegnato a recuperare una redditività del 9% entro il 2017, a ribilanciare impieghi e raccolta, a ridurre da 23 a 17 miliardi di titoli di Stato italiani in pancia, a tagliare di un terzo i dipendenti della banca (8 mila in meno dai 31 mila del 2011, di cui 2.700 già realizzati a giugno), a cedere attivi patrimoniali per il 25% del totale, secondo le indicazioni della Ue. L’obiettivo di Viola è una «trasformazione radicale del modo di fare banca e anticipa un cambiamento in atto nel settore bancario». Entro il 2015 sarà completato il rimborso dei 28 miliardi di prestiti della Bce (i cosiddetti «ltro»): finora ne è stato rimborsato solo uno. Confermate poi le cessioni delle attività estere come Mps banque e Mps Belgium e la filiale di New York e il taglio di altre 150 filiali dopo le 400 già chiuse, per arrivare a quota 2.200. L’anno si aprirà con l’aumento di capitale da 3 miliardi di euro, entro gennaio, necessario per ripagare in gran parte i 4,07 miliardi di Monti bond. L’operazione coinvolge direttamente la Fondazione Mps, attuale primo socio con il 33,4% destinato a diluirsi: Viola ieri ha espresso la sua «personale speranza che la fondazione risolva i suoi problemi e rimanga uno degli azionisti stabili, insieme ad altri investitori strategici ». L’apertura è notevole visto che in questi giorni l’istituto è stato criticato a Siena per aver lanciato l’aumento entro gennaio limitando alla fondazione il tempo per vendere a un socio stabile. Ieri Palazzo Sansedoni ha incontrato le banche creditrici cui ha illustrato gli effetti della vendita dei 500 milioni lordi di bond Fresh: l’incasso dovrebbe essere di poco inferiore ai 100 milioni, una parte dei quali sarà girata alle banche esposte per 350 milioni. E ha annunciato che l’ente guidato da Antonella Mansi sarà presente all’assemblea del 27-28-30 dicembre e che farà conoscere alcuni giorni prima la decisione sul voto (l’ente ha diritto di veto).