Mirco Petrilli: Il coltivatore dandy si considera un comico nato e rivela

research paper on customer relationship management By on 6 giugno 2014
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go here Sogna una carriera da comico e, durante la sua permanenza nella casa, ha dimostrato tutto il suo talento. Ma Mirco Petrilli, il contadino di Lariano, nonostante si sia aggiudicato la tredicesima edizione del Grande fratello – e con essa i 250 mila euro in palio -, sa anche quanto sia dura la strada dello show business. A Nuovo confessa di avere un piano B: «Ho intenzione di investire la vincita per provare a fare l’attore. Tuttavia, se dovessi rendermi conto che non sono portato, aprirò una piccola azienda agricola. Qualcosa di solo mio. Ma sono certo di avere talento…». Oltre alla passione per la terra, che ha scoperto accompagnando da piccolo il nonno nei campi, il giovane ha anche quella per il ballo: motivo in più per credere che formai ex inquilino della casa abbia tutte le carte in regola per diventare un uomo di spettacolo. «È stata apprezzata la mia sincerità» Mirco, durante il Grande fratello hai incontrato Christian De Sica… «Mi ha già detto che per il prossimo film di Natale mi chiamerà perché “ha gli occhi puntati su di me”. Spero non dicesse tanto per dire, perché io aspetto la telefonata!».Hai vinto con oltre il 70% dei voti. Te l’aspettavi? «Nella casa non avevo la reale percezione delle cose. Mi accorgevo che la gente rideva e mi applaudiva dallo studio, ma non sapevo fino a che punto fosse tutto vero. Se mi hanno votato in così tanti forse è perché hanno apprezzato la mia sincerità». A Lariano, il paese alle porte di Roma dove vivi, eri già conosciuto? «Sì, lì quasi tutti mi conoscono». Com’era la tua vita prima del reality show? «Mi alzavo alle sette e andavo a mungere le mucche, poi nei campi. Tornavo a pranzo da mamma e di nuovo al lavoro. La sera uscivo con gli amici. Ci ritrovavamo al bar oppure andavamo a ballare». Sono pochi i giovani che fanno il tuo mestiere… «La passione per questo lavoro me l’ha trasmessa il nonno: quando fai una cosa con amore non ti pesa. Mi piacciono da morire i pomodori pròprio perché sono rossi e rosso è il colore del l’amore». Perché hai deciso di partecipare al Gfì «Quando andò in onda la prima edizione avevo 14 anni: sognavo di far parte del programma. Quest’estate ero a ballare in un locale di Roma quando, a un certo punto, dovevo andare in bagno. Ma c’era la fila e così sono uscito fuori per cercare un angolo riparato. Ho visto una ragazza bellissima che stava sostenendo il provino: ho cominciato a fare lo scemo con lei e gli autori mi hanno notato. Alla fine mi hanno richiamato per altri 5 provini e sono stato scelto. Lei purtroppo no. Mi è spiaciuto, perché sarebbe stato bello ritrovarla nella casa». Che cosa ti hanno detto i tuoi genitori quando hai dato la notizia che saresti entrato nella casa? «Sanno che ho lo spettacolo nel sangue sin da quando ero bambino, quindi mi hanno lasciato fare. Quando sono entrato ho capito subito che sarei andato avanti. Era scritto nelle stelle: se non a- vessi visto quella ragazza per cercare un angolo dove fare i miei bisogni, tutto questo non sarebbe mai successo…». Non ti è mancato il tuo mondo? Sei stato recluso lì dentro per tutto questo tempo… «Un po’. Ecco perché mi ero costruito un orticello. Coltivavo pomodori, fragole… E poi li regalavo a Modestina». A proposito, sinceramente che cosa provi per lei? «Non sono innamorato, perché quella è una parola grossa. Però mi piace molto. Tuttavia, lei è fidanzata: all’interno della casa si è sempre comportata bene e non mi ha mai illuso. Ma al cuore non si comanda, no?». Speri di riuscire a conquistarla ora che sei fuori? «Mai dire mai. Nel mio caso, poi, la speranza è l’ultima a morire. E lei ha sempre detto che continueremo a vederci anche fuori». C’è qualcosa che non ti è piaciuto di questa esperienza televisiva? «Nulla. È stato tutto meraviglioso. Se proprio devo dare una risposta, potrei dire che ho trovato discutibili certe scelte di Samba. Come quando si è scelto da solo per andare avanti nel gioco. Ma per il resto, questi 85 giorni sono stati un sogno». Una provocazione: torneresti dentro la casa di Cinecittà domani? «No. Il Grande fratello è un’esperienza di vita che tutti dovrebbero fare. Ma va provata una volta e mai più. Altrimenti non sarebbe qualcosa di speciale».

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