Ministri Pdl in rivolta Anche Alfano si smarca Berlusconi: «No ai traditori»

di Fiammetta Cupellaro  ROMA «Nonè stata unascelta facile e non l’ho fatta a cuor leggero. Domani (oggi, ndr) si riuniranno i gruppi di Camera e Senato. Insieme decideremo la linea comune». Il giorno dopo l’annuncio choc delle dimissioni dei ministri Pdl, Silvio Berlusconi deve affrontare lo scoglio più duro e forse imprevisto: la rivolta di una parte importante del suo partito, e soprattutto della maggioranza dei suoi ministri, alla decisione di dare una spallata al governo Letta. La tensione è altissima. Una decisione del genere, è l’accusa dei dissidenti, non può essere presa ad Arcore con solo pochi esponenti, gli “estremisti” del partito. Ieri per la prima volta il Pdl si è mostrato lacerato, il malcontento si è espresso apertamente e ha coinvolto i big che hanno rilasciato dichiarazioni gravi.Etra chinonci sta a farsi dettare gli ordine dai “falchi” c’è perfino il segretario Angelino Alfano, considerato il delfino di Berlusconi. Anche lui è uscito allo scoperto mettendo a nudo la spaccatura interna: «Lamialealtà al presidente è a prova di bomba,mase prevarranno posizioni estremiste estranee alla nostra storia, il sogno di una Forza Italia non avverrà. Se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamenteberlusconiano ». Ma prima era stato Fabrizio Cicchitto ad esporsi parlando di «parlamentari usati come pedine. La decisione di far cadere il governo non può essere assunta da un ristretto vertice senza Alfano e i capigruppo Brunetta e Schifani». Poi, è stata la volta degli ex ministri Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo, Gaetano Quaglierello e Beatrice Lorenzin. Questi ultimi due, insieme alle dimissioni da ministro hanno annunciato che non aderiranno a Forza Italia. «Non so se c’è una scissione – ha detto senza mezzi termini il “saggio” Quagliariello – so che il centrodestra non è quello che si è espresso ieri. Io le dimissioni non ho avuto alcuna remora a darle, però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti del partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò». Ma non sono solo i ministri a non condividere l’andazzo dominante all’interno del Pdl-Fi. Oltre a Cicchitto, anche Maurizio Sacconi ha sparato a zero contro quelli che ha chiamato «i cattivi consiglieri del presidente» spingendo Alfano a farsi garante dei «molti». Il Pdl dunque rischia di perdere pezzi da novanta chenon sembrano disponibili a seguire la linea del capo. La fronda questa volta sembra numerosa perché coinvolge i dirigenti del partito, nomi che nel Pdl contano e non poco. Berlusconi, che solo la scorsa settimana aveva inaugurato la sede di Forza Italia a Roma, si è reso conto che il rischio di spaccature, a questo punto, è alto e ieri per tutto il giorno ha tentato di riportare la calma nel partito finito nel caos. «Sono assolutamente certo che nulla e nessuno ci dividerà e spero che alle prossime elezioni i moderati italiani sapranno restare uniti» ha detto intervenendo a Studio Aperto cercando di ricompattare deputati e senatori utilizzando la carta delle elezioni. «Sono convinto che se ancora vogliamo considerarci una democrazia, la parola deve tornare al più presto agli elettori. Non credo ad un governicchio formato da transfughi e traditori». Intanto i suoi continuano a litigare. Giancarlo Galan scaglia contro le critiche di Fabrizio Cicchitto: «Quando l’onorevole va in televisione a dispensare le linee politiche ne discute prima con l’ufficio di presidenza? Mai successo. Va ed espone ciò che a lui sembra opportuno. Facendo ogni volta perdere voti a tutti noi. Se Cicchitto è perplesso, se ha dubbi, provo volentieri ad aiutarlo a capire». Questo è il clima in cui oggi si riunirà l’assemblea congiunta di Camera e Senato. E continua a circolare un’indiscrezione sempre più forte: la fuoriuscita di un gruppo di parlamentari dal Pdl e la creazione di un movimento pronto a votare un Letta- bis. Ci sarebbe già un nome: Italia Popolare.