Milanese, Tremonti boy con il vizio dell’aiutino

di Valeria Pacelli Marco Milanese, ex braccio destro dell’ex ministro Giulio Tremonti, ha rischiato di essere coinvolto nella valanga dei 35 arresti nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Mose di Venezia. I magistrati avevano scritto una misura cautelare (non si sa se ai domiciliari o in carcere) nei confronti di Milanese, che è stata revocata il 13 maggio scorso. Milanese in questa inchiesta è indagato per una mazzetta da 500 mila euro, incassata, secondo l’ac – cusa, per sbloccare i fondi del Governo per il Mose. E il grande paradosso in questa vicenda è che questi fondi sono usciti dalle casse dello Stato per entrare in quelle dei consorzi che le avrebbe utilizzate per pagare le tangenti. Nelle 736 pagine di ordinanza il gip scrive: “Con riferimento alle odierne richieste qui e oggi non vi sono richieste cautelari nei confronti del Milanese, posto che la richiesta cautelare nei confronti dello stesso è stata revocata dai pm in data 13 maggio 2014, ragion per cui in questa sede unico problema è stabilire se le intercettazioni e i tabulati coinvolgenti il Milanese siano o no utilizzabili nei confronti dei terzi, concorrenti nei reati contestati al Milanese, per i quali qui e oggi è stata chiesta la misura”. Se la misura fosse stata emessa, avrebbe rappresentato un bel problema per Milanese che adesso non gode neanche più dell’immunità parlamentare. Inoltre ha già una condanna a 8 mesi di reclusione con l’accusa di finanziamento illecito nell’ambito dell’indagine sulla vendita di uno yacht. A Napoli è in corso un processo in primo grado dove è accusato di aver ricevuto soldi e regali – per un totale di circa 1 milione di euro – dall’imprenditore Paolo Viscione. In cambio gli avrebbe fornito presunte informazioni e “prote – zione” rispetto ad indagini in corso. E infine, a Roma, deve iniziare ancora il processo sulla casa pagata a Tremonti (che per questo ha patteggiato 8 mesi reclusioni) e dove è indagato per finanziamento illecito. Ieri Milanese, irraggiungibile per tutta la giornata, è stato visto passeggiare lontano dai palazzi del potere, a Ponte Milvio. Forse avrà qualche pensiero per questa ulteriore inchiesta. Fonti investigative spiegano inoltre che le misure sono state revocate per Milanese perchè la procura ha deciso di arrestare solo i casi eclatanti. E poi c’è anche il problema, nel caso dell’ex deputato, delle telefonate intercettate quando era alla Camera. Ma il gip risolve spiegando che verranno impiegate solo quelle utili nella “valutazione delle responsabilità complessive dei correi”. Nell’inchiesta di Venezia emerge che a fare da tramite con Milanese è Roberto Meneguzzo, ad della società Palladio Finanziaria, anche lui agli arresti. Tramite questi, Milanese avrebbe incontrato Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova. Conferma di questo incontro è dato dagli appuntamenti nell’agenda di Mazzacurati dove è scritto: “15.45 dott. Letta a Palazzo Chigi; ore 18.30 Milanese al Ministero dell’Economia”. Poi agli atti c’è anche una conversazione del 29 aprile 2010 tra Mazzacurati e Ornella Malusa, dove il primo conferma di “aver incontrato Milanese”. Scrive il gip che da questa telefonata “si capisce che l’intervento di Milanese è andato a buon fine, essendo riuscito a parlare sia con Incalza (capo struttura tecnica Ministro Infrastrutture) sia con Iafolla (capo di gabinetto ministro Infrastrutture) che gli hanno detto non esservi problemi”. Inoltre sempre al telefono, Meneguzzo e Mazzacurati definiscono il lavoro fatto per loro da Milanese di grande efficenza. Il 4 maggio del 2010, Meneguzzo scriva a Mazzacurati: “Questa settimana si fa il Cipe con i fondi per il mose!” Mezz’ora dopo questo sms partono le telefonate di Mazzacurati verso i principali consorziati del Mose. La finalità – scrive il gip – “era raccogliere i soldi per pagare la tangente a Milanese e Meneguzzo”. Il 13 maggio 2010, il Cipe adotta una delibera con cui stabilisce il finanziamento per il Mose. Per il gip, “l’intervento di Milanese è stato determinante ai fini dell’introduzione di una norma ad hoc per salvare il finanziamento di 400 milioni per il Mose”. Il 24 maggio Milanese manda un sms a Meneguzzo, che lo gira Mazzacurati: “Ciao Roberto, al consiglio di domani sera c’è la norma per il Mose . Avverti il ns amico e tranquillizzalo.” L’affare si conclude il 14 giugno 2010 a Milano nelle sedi della Palladio Finanziaria di Meneguzzo. Qui oltre l’ad della società ci sono anche Mazzacurati e Milanese e, scrive il gip, “la dazione della tangente.”