Migranti nudi per la disinfezione Letta: faremo pagare i colpevoli

Un tubo in pressione, il compressore che sbuffa, i migranti in fila per la doccia, nudi, al freddo, all’aperto, pronti a sottoporsi al getto del medicinale nebulizzato per la disinfezione. Come si può fare per gli animali, commentano indignati sindaco e ministri, presidente della Camera e responsabili di organizzazioni internazionali altre volte pronti a complimentarsi con chi gestisce il «centro accoglienza» di Lampedusa. Ma stavolta l’immagine che offre di sé la struttura dove approdano i disperati del Mediterraneo è quella di «un lager » perché «sono sequenze da campo di concentramento » per Giusy Nicolini, il sindaco- simbolo di Lampedusa, ringraziata perfino dal Papa per l’umanità mostrata dell’intera isola. Sequenze che stanno in un video registrato di nascosto da uno dei migranti, Kalid. Un video che è riuscito a passare al Tg2 con un suo pietoso commento su questo «trattamento da cani». Lo sdegno è generale e da Palazzo Chigi il premier Enrico Letta «choccato da queste gravi immagini» annuncia che «il governo farà un’indagine approfondita e sanzionerà le responsabilità, se saranno accertate». Come ribadisce il ministro Angelino Alfano: «Chi ha sbagl iato pagherà». Auspicio analogo a quello del ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge. Stessa rabbia della presidente della Camera Laura Boldrini — «Immagini indegne di un Paese civile» —, per tanti anni portavoce dell’organizzazione Onu per i rifugiati, adesso amareggiata come Laurens Jolles, delegato dello stesso organismo per l’Italia e il Sud Europa: «Sono anni che chiediamo alle autorità italiane trasferimenti rapidi da Lampedus a . . .» . Fra gli «spruzzati» ci sono infatti anche 26 naufraghi salvati nella sciagura del 3 ottobre e paradossalmente «trattenuti» nel centro perché testimoni di giustizia contro gli scafisti, senza riuscire a trovare per loro un alloggio almeno ad Agrigento. Si difendono i responsabili della cooperativa, negando che la realtà sia quella del video, parlando di «locali inadatti, insufficienti», ma proprio dal massimo vertice dell’area in cui si muovono, la Lega delle Cooperative Sociali, arriva un amaro commento su «immagini che lasciano indignati e pieni di amarezza ». Per questa entità che gravita nell’area un tempo definita «rossa» è pesante il verdetto: «Bisogna provare vergogna ». Non si trovava nessuno disponibile a spendere anche una sola parola di giustificazione per quanti appaiono nel video rimbalzato su tutti i siti internet con una pompa azionata a turno sui migranti, le mani sui genitali, jeans e magliette depositate in un bidone nero, inzuppati e infreddoliti. Ed è già materia di inchiesta giudiziaria perché ieri sera il procuratore di Agrigento Renato di Natale ha aperto un fascicolo di atti relativi incaricando l’aggiunto Ignazio Fonzo di procedere stamane, con acquisizione del video e delega ai primi accertamenti sul campo. Imbarazzo e inquietudine serpeggiano nel Centro che, dopo i lutti atroci di ottobre con 500 morti, dopo l’apparente stasi di novembre per via del maltempo, da qualche giorno torna ad essere affollato, sempre in emergenza. Come ieri mattina quando la nave Cassiopea ha recuperato un gommone con centodieci immigrati uno di quali senza vita. La morte e il dolore tornano così a campeggiare su un’isola sconvolta dall’orrore di essere assimilata a un lager. Una figuraccia per l’Italia, una pagina stigmatizzata dal vescovo che a luglio accompagnò qui il Papa, monsignor Francesco Montenegro: «Va fatta chiarezza su quello che i telespettatori hanno potuto vedere percorrendo ogni strada per affermare la verità dei fatti. L’emergenza non può giustificare tutto ciò…». Proprio come sostiene una dura nota di Amnesty International: «A nessun migrante dovrebbe essere richiesto e tanto meno imposto di spogliarsi in pubblico». E come ripetono quanti hanno dato vita al «Comitato 3 ottobre», una data che ricorda cosa non deve più accadere e adesso, forse, che cosa non bisognerebbe mai fare.