Michael Schumacher: Chi ha visto il video, dice che andava piano a 20 Km/h

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Avvolto in un bandierone rosso Ferrari, col vento e l’acqua gelida che gli frustano il volto, Romuald alza gli occhi verso una finestra, come se aspettasse qualcosa. Il suo Schumacher, quello che per vent anni lo ha fatto andare in tutta Europa e poi in tutto il mondo, lo ha trascinato anche qui, a Grenoble, davanti a un ospedale. Sette mondiali, 91 Gran premi, 72 pole position. L’eroe dei 300 all’ora non può schiantarsi a 20. «Per favore sosteneteci nella lotta comune con Michael», ha lanciato un appello la moglie del campione, Corinna: «E importante per me che lasciate tranquilli i medici e l’ospedale in modo che possano lavorare in pace. Fidatevi delle loro dichiarazioni e lasciate stare la clinica. Lasciate tranquilla anche la nostra famiglia». Al quinto piano dell’ospedale di Grenoble, reparto di Neurochirurgia, in una stanza affacciata sulle montagne, sotto una tenda che tiene la temperatura corporea sotto i 35 gradi, la vita si muove lenta al ritmo dei respiratori artificiali, al suono dei macchinari, alla luce azzurra dei led. Schumi è in coma profondo. Condizioni critiche, ma stabili. Si salverà? «Siamo ottimisti », hanno risposto i medici. Ma ce una domanda cui nessuno per il momento osa rispondere. Che Schumacher sarà? Come ne uscirà, se ne uscirà? I miracoli non se li aspetta nessuno. Il pilota, secondo fonti mediche, non potrà tornare come prima. Non potrà essere quello che è stato. Danni ne riporterà. È certo. Ma quali e quanti nessuno per ora lo dice. La caduta a 2.800 metri, sul fuori pista di Méribel è stata brutta. Lurto contro le rocce è stato devastante. Ha aperto in due il casco. E sotto il casco ha fatto disastri. Si è formato un edema di proporzioni enormi e in più punti si sono sviluppate emorragie. Schumacher poteva morire. Lo hanno salvato. Ora rimane tutto il resto. Il rischio di portarsi per tutta la vita le conseguenze della più banale delle cadute. Partita difficile. A Grenoble, i medici del team guidato dal primario di rianimazione neurochirugica Jean-Frangois Payen hanno rimosso un pezzo di calotta perché il cervello, gonfiandosi, non andasse a schiacciarsi contro la volta ossea. Hanno indotto il coma e l’uomo è stato portato a 35 gradi di temperatura corporea. Tutte le funzioni vitali sono state ridotte al minimo. Il cervello è stato liberato dalle sue normali incombenze, sedato e tenuto in condizione di quiete assoluta, per sfruttare al massimo la sua capacità di ripararsi, rigenerarsi, ricostruirsi. Ogni mattina una Tac. I medici confrontano la situazione con quella del giorno precedente. Vedono se ce stato un miglioramento. Se gli ematomi sono stati assorbiti. Se l’edema è rientrato. Se la pressione intracranica si stabilizza. Se nella trama delle cellule nervose sono rimasti segni, qual è la loro entità e la loro posizione. LE CIFRE IN GIOCO SONO COLOSSALI Il miglioramento ce stato. Ma il processo è lento. Quando tutti gli elementi di rischio saranno rientrati e il quadro si sarà accostato a valori normali, i medici faranno riemergere Schumacher dal coma. Quello sarà il momento della verità. Al risveglio si potranno osservare tutte le conseguenze dell’incidente del 29 dicembre. Sulle funzioni cognitive e creative. Sulla facoltà sensoriali. Sulla capacità di parlare ed esprimersi. Sulla mobilità. Praticamente su tutto. Per Schumacher e per i suoi familiari sarà un momento drammatico. Nessuno si illude. Conseguenze ce ne saranno. L’importante è che siano rimediabili. Là dove si potrà intervenire lo si farà attraverso farmaci, rieducazione e dosi industriali di calore umano e affetto familiare. La stanza al quinto piano dell’ospedale è piantonata da due agenti di sicurezza. Dietro la porta ce sempre Corinna, la moglie del campione. Arriva tutte le mattine su un Suv nero, parcheggia davanti a un’entrata secondaria, assediata da fotografi e cameraman percorre pochi metri, infila una porta e sale in reparto. Esce la sera verso le 19.1 figli Gina Maria, 16 anni, e Mick, 14, sono rimasti fino al 4 gennaio, sono stati anche sentiti dalla polizia, poi sono tornati accasa per riprendere la scuola. Passano tutti i giorni anche Rolf, il padre di Michael, e Ralf, il fratello. Al di fuori della famiglia e dei medici, le persone che si sono potute avvicinare a Michael sono pochissime. Tra questi, Luca Badoer, il più fidato collaudatore del campione tedesco ai tempi dei cinque titoli con la Ferrari. È l’unico italiano. Fuori dall’ospedale sono iniziate due altre partite, collegate tra loro. Quella della Giustizia per stabilire le responsabilità dell’incidente. Quella delle assicurazioni per valutare danni e risarcimenti. Le cifre in gioco sono colossali. Decine, forse centinaia di milioni di euro. Schumacher è ancora una macchina da soldi. Se la Mercedes, per sfruttare la sua immagine, ha messo sul tavolo 100 milioni in tre anni, quale può essere un risarcimento adeguato in caso di danni permanenti? Méribel Alpina, la società concessionaria delle piste dove è avvenuto l’incidente, ha già ingaggiato Maurice Bodecher, avvocato di Albertville, specializzato in sicurezza sulla neve. Le assicurazioni muovono i periti. E tutti osservano le mosse del procuratore di Albertville, Patrick Quincy. Il primo punto è chiarire la dinamica, tornare a quell’isola di rocce e neve fresca tra due piste battute, per capire come si sono svolti i fatti. Le espressioni utilizzate dai medici di Grenoble, che avevano descritto un «urto violento» dotato di «forte carica cinetica», avevano fatto immaginare la velocita come causa principale. Si era parlato di 50, 60, addirittura 100 allora. Corinna ha subito smentito. «Sciavano in gruppo», è la ricostruzione della moglie, riferita dalla portavoce Sabine, «Michael si è fermato per aiutare una persona che era caduta (forse una bambina ndr), si è alzato, è ripartito per raggiungere gli altri, con uno sci ha urtato una roccia, è stato catapultato in avanti e ha battuto la testa. Non aveva fatto in tempo a prendere velocità». Michael aveva una telecamera sul casco e tutto dovrebbe essere registrato. I video potrebbero poi essere due. Dovrebbe essere agli atti anche quello girato da uno steward tedesco che filmava la fidanzata e nel luogo e allora dell’incidente, casualmente ha ripreso sullo sfondo un uomo che cadeva. Chi ha potuto visionare il video riferisce che l ’uomo andava piano, circa 20 chilometri all’ora. Confrontando le due sequenze e l’orario di registrazione gli inquirenti potranno capire se si tratta dello stesso episodio da due diverse angolature. Se l’uomo davvero fosse l’ex ferrarista, il racconto della moglie sarebbe confermato. «QUESTO NON ERA UN FUQRIPISTA!» Davanti all ospedale di Grenoble, un uomo del soccorso alpino avanza un’ipotesi: «E se avesse avuto un malore? Siamo in quota, lui si è chinato per aiutare una persona caduta a rimettersi in piedi, si è alzato, è ripartito e potrebbe aver avuto un capogiro. Parlo per esperienza. Sono cose che in montagna capitano. Uno come Schumacher si è esposto a sollecitazioni pazzesche, nel 2009, in moto, aveva avuto una lesione che aveva portato a sacrificare una delle arterie tributarie del cervello. Non si può escludere che abbia avuto un mancamento che ha avuto conseguenze drammatiche». Solo ipotesi. Il procuratore Quincy va a caccia di certezze. Tutto ciò che può essere utile a ricostruire i fatti è sotto sequestro. Vengono esaminati tutti i parametri tecnici, la regolazione degli attacchi, segni sulla soletta degli sci, possibili difetti del casco, fotografie e video. Tra la popolazione locale si avverte un certo nervosismo: «Tragedie ne succedono tutti gli anni», dice una commerciante di Albertville, «due nello stesso weekend di Schumacher. Eppure non ne parla nessuno». Ma non tutti sono d’accordo: «In questo caso non si può parlare di fiioripista», commenta un avvocato davanti al Palazzo di giustizia di Albertville, «siamo nello spazio tra due piste battute, poche decine di metri tra l’altro con molte rocce, senza segnalazioni, dove tutti attraversano. In un caso del genere chi gestisce gli impianti non potrà chiamarsi fuori tanto facilmente. Il problema è che siamo in presenza di un vuoto legislativo. I codici non fissano la definizione di fuoripista e quello che sarà deciso in questo caso farà giurisprudenza anche per gli anni a venire».