Michael Schumacher c’era una telecamera sul casco: La polizia cerca il video

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Michael Schumacher potrebbe avere filmato la sua caduta nella neve. La polizia ha saputo che il pilota, in coma da domenica scorsa per un terrificante incidente di sci sulle piste di Méribel, in Savoia, portava una piccola telecamera, GoPro, sul suo casco, spaccato in due dall’urto contro una roccia. Ma ieri pomeriggio è iniziato un braccio di ferro con la famiglia di Schumi, che aveva recuperato l’apparecchio dalla pista e non intendeva consegnarlo agli inquirenti, rivendicando il diritto di proteggere «la vita privata» del campione. La situazione era delicata: l’inchiesta aperta dalla procura di Albertville riguarda un incidente e non un delitto, quindi un atto di forza degli investigatori, clamore a parte, avrebbe potuto risultare illegittimo. La questione si è risolta dopo un paziente negoziato quando i famigliari di Schumacher hanno deciso di consegnare spontaneamente la GoPro ai gendarmi. È chiaro che, se la telecamera era in funzione, al momento dell’incidente, e se ha davvero immortalato gli ultimi momenti della discesa, in mezzo alle piste di «La Biche» e di «Georges-Mauduit », diventerebbe molto più facile determinare la traiettoria e la velocità cui andava il pilota prima che un masso fermasse la sua corsa. Ieri pomeriggio i gendarmi si sono presentati all’Ospedale Nord di La Tronche, alla periferia di Grenoble, dove è ricoverato in rianimazione l’ex driver della Ferrari, per raccogliere le testimonianze del figlio quattordicenne, Mick, di una sua amica e del maggiordomo. I due adolescenti erano i più vicini al campione al momento della sua fatale caduta nel tratto di neve fresca dove Michael si era avventurato dopo aver aiutato la figlia di amici a rialzarsi. Si è conclusa, dunque, con un colpo di scena giudiziario la giornata del 45esimo compleanno di Schumacher, iniziata con il raduno, commosso e silenzioso, di centinaia di tifosi ferraristi, in maggioranza italiani e francesi, sotto le finestre del loro idolo. Tuttora in pericolo di vita, dopo due interventi. È un consulto improvvisato, e allargato, quello che si forma nel grande parcheggio dell’ospedale, in mezzo alla marea rossa di bandiere e bandieroni, cappellini, sciarpe e striscioni decorati dal cavallino rampante: «Ce la farà. Se ha superato le prime 48 ore — pronostica Gianfranco, arrivato in pullman da Bologna, con Silvana ed Elis —. Ho avuto un incidente simile, in moto, nel ’77. Avevo 40 anni, più o meno la stessa età di Schumi. Sono stato travolto da un camion. Mi avevano dato per spacciato. Il casco si è sfondato, ho perso un rene, sono stato ingessato per un anno, ma sono vivo». Arriva in auto anche l’ex campione francese, Philippe Streiff, originario di Grenoble, rimasto paralizzato nel 1989 a causa di un incidente durante le prove sul circuito brasiliano di Jacarepaguá. Fu operato a suo tempo dal professor Gérard Saillant, il chirurgo ortopedico- traumatologo, presidente dell’Istituto del Cervello e del Midollo spinale (ICM), accorso subito da Parigi al capezzale dell’amico Schumi. E Streiff ha parlato con lui: «Non sa se Michael se la caverà — ammette l’ex pilota di F1 —, né quando potrebbe uscire dal coma, né come si risveglierà. Ogni giorno Schumacher viene sottoposto a scanner per verificare l’estensione degli ematomi. Più velocemente si riassorbono, meno conseguenze ci saranno. L’ematoma era bilaterale, ora riguarda solamente il lato sinistro — ha saputo Streiff —, ed è un fatto positivo. Potrebbe restare emiplegico nella parte destra del corpo. Una riabilitazione lo aiuterebbe in tal caso a ritrovare la parola e il movimento degli arti». Peccato che questo non sia un bollettino medico ufficiale.