Melania Rea: “Se avesse parlato, lo avrebbero cacciato dall’esercito”

Salvatore era terrorizzato all’idea che mia sorella, che aveva saputo della sua relazione con la sua allieva Ludovica, avesse il coraggio di andare in caserma e raccontarlo ai suoi superiori, facendogli perdere il lavoro. Non solo: sapeva che, con le sue dichiarazioni, avrebbe anche fatto saltar fuori tutto lorrore di quella caserma, che solo adesso sta emergendo grazie a queste nuove indagini”. A parlare con Giallo è Michele Rea, 34 anni, il fratello della povera Melania. Come suo cognato, Salvatore Parolisi, anche Michele Rea è un militare: è un elicotterista dellAeronautica. Dice Michele: «Io e la mia famiglia, come anche i giudici del processo di secondo grado, siamo certi che Parolisi abbia ucciso Melania perché non sapeva come uscire dall’imbuto amoroso nel quale si era infilato a causa della sua relazione con Ludovica. Ma era anche preoccupatissimo che mia sorella gli facesse perdere il posto di lavoro». Dopo aver scoperto la sua storia con Ludovica Perrone, Melania aveva infatti minacciato Parolisi di raccontare tutto in caserma: ì superiori delFuomo non avrebbero mai potuto accettare una relazione tra un istruttore e un allieva. Come testimoniano le intercettazioni telefoniche tra Parolisi e zio Gennaro, lo zio di Melania, era stata proprio questa minaccia a spingere il caporalmaggiore a rimanere con la moglie, nonostante avesse perso la testa per la sua amante. Aveva confidato Parolisi a zio Gennaro: «Melania poteva andare dal comandante e dire tante cose… Puoi perdere pure il lavoro. Non Tho lasciata per paura… Se mi buttano fuori da qua dentro, io devo andare a fare solo il muratore». E, in un altra occasione, Salvatore aveva detto: «Questa qua mi ha detto che si vendica. Adesso prende, chiama, fa succedere un casino. E quindi ho, insomma, messo a posto alcune cose, per paura che magari uscisse fuori questa cosa». Commenta Michele: «M elania non immaginava tutto quella che succedeva in caserma. Certo, sapeva che suo marito aveva avuto delle relazioni e che anche i suoi colleghi avevano storie con le soldatesse. Ma non credo immaginasse tutto quello che succedeva. Questa storia ha ulteriormente peggiorato il mio giudizio su Salvatore. Un uomo che diceva di insegnare alle sueallieve la lealtà, ma che poi viveva nella menzogna. Da militare, soffro ancora di più: uomini così, non sono degni di indossare una divisa. La cosa che fa più male è che questa persona sia stata capace di prendere in giro chiunque: per 10 anni noi e mia sorella. Ma anche chi è convinto della sua innocenza. Per fortuna, a credergli sono rimasti ancora in pochi».