Maurizio Costanzo festeggia i sessantanni della televisione

http://yellowsubmarina.com/war-on-drugs-essay/ By on 14 gennaio 2014
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go Ia Rai, intesa come Radiotelevisione Italiana, dopo un anno di sperimentazione il 3 gennaio di sessantanni fa decise di cominciare la programmazione. Era una domenica del 1954. In queste settimane si ricordano appunto i sessantanni della Rai, non dimenticando che sul finire degli anni *70, in maniera più organizzata, anche Mediaset cominciò a fare televisione. Con questa occasione sgombriamo il campo dalle polemiche, anche stantie, che riguardano o la Rai o Mediaset. Non possiamo dimenticarci che la Rai, al suo esordio, realizzò Non è mai troppo tardi, consentendo così a molti italiani che non avevano potuto studiare, oppure erano stati costretti a interrompere, di riprendere gli studi. Si chiamava Alberto Manzi, il maestro che conduceva il programma. E si conquistò una fama da grande educatore, da far invidia a Maria Montessori. Quasi in contemporanea con Non è mai troppo tardi, qualcuno dei dirigenti ebbe consapevolezza che gli italiani non conoscevano fino in fondo la trama de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, o tanto per fare un esempio, Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli. Ne avevano sentito parlare, magari, ma niente più. Poi successe altro.A qualche massimo dirigente della Rai venne in mente di incrementare la produzione dei romanzi sceneggiati. In capo a poco tempo, era tutto uno sceneggiare romanzi famosi, ma soltanto per pochi intimi. In questa operazione si distinse, per vivacità nelle proposte e qualità delle medesime, il regista Anton Giulio Maiano. Ma sempre davanti alle telecamere, che facevano diventare sceneggiato televisivo un romanzo famoso, ebbe molta fortuna come protagonista maschile Alberto Lupo ne La cittadella. O in modo ancor più clamoroso Gino Cervi con 11 commissario Maigret. Parallelamente, mentre si colmavano dei vuoti diciamo culturali, c’era chi, per esempio Antonello Falqui e Guido Sacerdote, si impegnavano a far uscire il varietà dallo spazio angusto di una semplice trasposizione dal teatro in televisione. Fu la volta di Studio Uno e, quindi, di una serie di artisti che si alternarono davanti alle telecamere. Sono passati quaranta e più anni e siamo qui a rimpiangere la capacità che avevano Falqui e Sacerdote di far diventare spettacolo televisivo quello che un tempo si sarebbe chiamato un varietà senza altro aggiungere. Negli stessi anni nascevano ! – o meglio prosperavano – i telequiz. Non c’è dubbio che un grande aiuto alla televisione da poco nata fu dato da Mike Bongiomo che portò in Italia il format di Lascia o raddoppia?. Ma dopo questo programma furono altri i quiz che affrontarono il giudizio del pubblico. Così nacquero i primi game seriali, vaie a dire di dieci minuti o un quarto d’ora, ma tutti i giorni. Per arrivare ad avere un quadro esauriente di questi sessantanni, dobbiamo pensare alPimportanza delle redazioni giornalistiche che si occuparono di programmi di buon successo. Solo per fare un esempio, la redazione chiamata a scegliere i film da programmare che, con quelli del lunedì, fece vincere molte volte a Raiuno la serata. Vinceva Raiuno, mentre era da poco nata Raidue e stava nascendo Canale 5. Ma per raccontare la coabitazione tra le reti Mediaset e quelle Rai, il “rubarsi” l’un l’altro conduttori o protagonisti che erano sul mercato, il discorso si farebbe lungo, molto lungo. Basti dire, comunque, che alla Rai non potevano non reagire, se si pensa che prima Mike Bongiomo, poi Corrado, poi Sandra Mondaini e Raimondo Vianello conclusero il contratto con la televisione pubblica per firmarne uno – evidentemente interessante – con il Biscione. Quella fra i due network italiani, è una guerra che in realtà non conosce soste ed è ben lontana dalPawiarsi a un possibile armistizio. Quel che è certo è che sia Rai sia Mediaset hanno saputo cavalcare P interattività del mezzo. Sfruttando nuove soluzioni che, negli anni, erano andate via via incrementando l’offerta, che aveva trovato sempre più spazio nel variegato mondo del Web. E per chiudere questa riflessione sui sessantanni della televisione, so per certo che chi vorrà renderle omaggio in occasione dei cento anni avrà una strada spianata. E troverà il pubblico della Rete probabilmente lieto di partecipare a quelFanniverg rio e ai festeggiamenti.

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