Masterchef Barbieri, Cracco e Bastianich: «Non siamo sergenti: noi in cucina le prendevamo»

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Mi sa che qui l’unico che sa lavare i piatti è Bastianich… vero Joe?». «Eh no, Bruno, se ti riferisci allo spot in tv, anche lì io sono quello che comanda. Loro lavano, io giudico». Bruno Barbieri e Joe Bastianich, i severissimi giudici di «Masterchef», scherzano davanti alla schiuma che esce dalla bacinella allestita da Sorrisi per la giocosa copertina di questo numero. Carlo Cracco, il terzo della triade, uno che marina il tuorlo d’uovo e caramella l’insalata russa con la facilità con cui noi mettiamo la pizza nel microonde, ci tiene a ribadire che: «Noi chef non li laviamo i piatti». Decisi a «vendicare» gli aspiranti cuochi del talent show, perennemente umiliati per aver sbagliato la consistenza di una salsa o la cottura di un filetto, insistiamo. Alla fine la foto si fa e il fotografo riesce perfino a far sorridere Cracco. Miracolo! Il vero miracolo, però, è proprio il talent show culinario di Sky Uno, ormai fenomeno di costume che ha creato tormentoni (l’ultimo: «Gatta fretta fa figli ciechi», copyright Rachida), appassionato celebrità e ispirato maghi della satira come Maurizio Crozza («Vuoi che io muoro? Mi stai diludendo!»). Le prime due puntate di gara, quelle che hanno visto i primi eliminati, hanno sfiorato il milione di spettatori competendo con reti generaliste come Raitre e Rete 4. Cifre importanti per una tv a pagamento. Per non dire dell’impatto del programma sui social: le parole Rachida, la concorrente marocchina dalla lacrima facile invisa alla Rete e ai compagni di gara, che prende lezioni d’italiano da Bastianich («Si disce grezzie no grazi») e Cracco, nuovo sex symbol divenuto per i pubblicitari una sorta di Belen barbuta, impazzano su Twitter. «Rachida è un grande personaggio e racconta la storia di chi arriva nel nostro Paese e si integra» spiega Bruno Barbieri, «colpevole» di averle dato una seconda chance ai provini. «Certo, è un tipo particolare. Prega mentre cucina, urla, è sempre sulla difensiva, piange ». Una «completamente fuori di testa» sintetizza Bastianich, anche se, specifica, «non è cattiva». «È la nuova Stefanelli (la vincitrice 2013, ndr), solo che l’avvocato era molto più brava» aggiunge Carlo Cracco, che a volte la osserva con lo stupore con cui guarderebbe un cliente del suo ristorante chiedere la frittata con patate. Molto fa discutere, anche la severità e i toni rudi dei giudici, al cospetto dei quali il sergente Foley di «Ufficiale e gentiluomo » sembra una dolce badante moldava. «Questo è quello che passa dalla tv» dice Bastianich. «In realtà noi spendiamo tante ore con loro, s’instaura un rapporto come tra maestri e allievi. Ovvio che se ti diludono (dice proprio così, ndr) ti incavoli ». «Sergenti noi? Ma non scherziamo » protesta Barbieri. «Io nelle cucine, agli inizi, le ho prese, altro che sgridate. Un giorno lo chef mi diede un calcio nel didietro che me lo ricordo ancora: avevo fatto un fritto con l’olio non alla giusta temperatura». «La tensione ci vuole, serve a mantenere la concentrazione » chiosa Cracco. «Come nel calcio, se sbagli è perché non eri sufficientemente concentrato. Nelle cucine la vergogna più grande è tagliarsi o scottarsi: è la prova di scarsa attenzione e mette in difficoltà il lavoro della squadra». Certo, però, che le cose che fanno infuriare i giudici sono tante. «Odio quando i concorrenti cominciano a “fare la televisione”» ammette Barbieri. «Invece di restare concentrati sui piatti cominciano a parlare in funzione delle telecamere». «Io, invece, non sopporto l’ignoranza. Ecco, non c’è di peggio dell’ignoranza presuntuosa» rincara la dose Cracco. Se è così in tv, non osiamo pensare che cosa possa accadere a un dipendente che sbaglia. «A volte lascio capire a lui se deve dimettersi subito o farsi cacciare da me» ride Bastianich. «Ma altre volte vado a casa e mi passa». Joe, poi, è uno che oltre a sgridare… rompe, nel senso che frantuma piatti e tazzine. Lo ha fatto pure durante la prova esterna di quest’anno al prestigioso Collegio Ghisleri di Pavia. Peccato che le stoviglie non fossero della produzione bensì dell’istituto fondato nel 1567 da Papa Pio V. «Lì mi è dispiaciuto, ho scaraventato una terrina per terra, ma l’ho ripagata. Per fortuna non era rinascimentale come il pranzo che abbiamo preparato!». E se i rapporti con i concorrenti non sono facili, a volte anche tra i giudici la tensione sale. «Sono soprattutto Carlo e Joe che fanno scintille» ammette Barbieri. «Uno fa notare spesso che l’altro non è uno chef e Joe s’incavola». «Siamo diversi, due caratteri forti, lui cucina, io dirigo ristoranti, lui italiano, io americano. È normale che ci siano divergenze…» precisa Bastianich. «Ma alla fine Carlo è un bravo ragazzo, in fondo ci vogliamo bene». Parole di pace. È proprio vero che Bastianich è cambiato! Si è perfino commosso davanti a una concorrente che (come lui) aveva sconfitto l’obesità. Pensavamo fosse colpa dell’aglio, invece erano lacrime vere. Guai, però, a sbagliargli le polpette: «Se le fanno piccole sono cretini». Barbieri, che sulle polpette ha scritto un libro, stuzzicato da noi sentenzia: «Le polpette devono potersi mangiare in un sol boccone». Cracco è laconico: «Dai, come si fa a mangiare pasta e polpette? Ma neanche a casa, figurati al ristorante!». Già, vuoi mettere un bel piatto di spaghetti d’uovo marinato, aglio, olio e peperoncino?