Massimo Di Cataldo mi ha picchiato, lo ha fatto anche quando ero incinta”

anna-laura-millacci-massimo-di-cataldo

Massimo Di Cataldo mi ha picchiato, lo ha fatto anche quando ero incinta”. l’atto d’accusa, durissimo, che Anna Laura Millacci, trent’anni, artista visuale, che con il computer raffigura mondi fantastici, fiabe e sogni, ha fatto su Facebook conto il suo compagno e padre di sua figlia: il cantante romano Massimo Di Cataldo, quarantacinque anni, autore di romantiche canzoni, vincitore nel 1994 di Sanremo Giovani nella categoria Cantautori. Anna Laura Millacci ha anche documentato la sua accusa con foto di se stessa, in primo piano , sanguinante e con il volto tumefatto. Ha scritto di averci pensato per venti, lunghi giorni prima di decidersi a fare la sconcertante rivelazione. E non poteva essere altrimenti visto che lei ha diviso con Di Cataldo la vita per tredici anni. Ma l’amore è finito poco tempo fa, nonostante la nascita di una figlia, che ora ha tre anni: Rosalù. E se quanto Anna Laura ha denunciato è vero, è facile immaginare giorni e notti di tormento e di incubi, di cuscini intrisi di lacrime. Si sa, l’angoscia dilania il sonno e vuole dire notti passate su una seggiola bevendo litri di caffè e pensando se dirlo agli amici, ai parenti o alla polizia. Chiedere consigli, confidarsi con gli amici o i familiari? Andare a denunciare tutto alle autorità competenti? E giù un’altra tazza di caffè, e giù un’altra crisi di pianto irrefrenabile. “Lo so com’è la vita”, forse pensa a voce alta Anna Laura “lo so benissimo, dopo questi tredici male detti anni. Siete voi che non lo sapete, voi che mi lasciate sola, voi, prodighi di consigli buonisti a senso unico, sempre dalla parte dell’uomo, sempre dalla parte del più forte”. Poi, una notte, la crisi liberatoria e la decisione è presa: Anna Laura denuncerà tutto su Internet. Così tutti sapranno e lo sapranno specialmente coloro che lo amano: coloro che vedono in lui l’angelo dell’amore. L’indomani, sulla sua pagina di Facebook, Anna Laura pubblica alcune fotografie agghiaccianti. Il viso tumefatto, il sangue che cola a rivoli dal naso, e poi quel gramo rosso scuro, che lei afferma essere il suo feto, abortito a causa delle botte del compagno, in uno squallido bidet con due dita d’acqua. Orribile! Le parole che accompagnano le immagini sono colpi di bisturi vibrati senza più remore e paura. Quello che scrive non è meno sconvolgente: “Caro Massimo Di Cataldo, non avrei mai voluto arrivare a dire pubblicamente che uomo sei, e a pubblicar e queste foto così tenibili. Tu che ci tieni così tanto alla tua faccina angelica… (…) dopo 13 anni di un no a perdonale. Io, il signor Di Cataldo, faccia d’angelo e aspetto da bravo ragazzo, l’ho perdonato tante volte. Anche quando ero incinta mi ha picchiato e Rosalù è un miracolo che sia nata. Questa volta le botte me le ha date al punto da farmi abortire il figlio che pollavo in grembo. (…) E spero che questo outing e sputtanamento pubblico sia utile a tutte quelle donne che subiscono uomini che sembrano angeli e poi ci riducono così. Continuando la loro vita sorridenti e divertiti… come se nulla fosse accaduto. Di Cataldo, se proprio devi continuare a fare musica…, se hai un po’ di dignità non nominare mai più le donne. Perché le hai sempre e solo menate. (…) E questo lo sa bene pure la tua ex moglie Jorgelina”. Massimo Di Cataldo, sconvolto e sorpreso, ha risposto con lo stes so mezzo: via Internet. Anche lui, come la sua donna, sarà rimasto a lungo a pensare: “Perché? Come mai lo ha fatto?”. Ha pensato anche illa sua ormai lunga carriera di successi. Ai suoi buoni risultati a Castrocaro, a Sanremo. Ai dischi di platino per i suoi brani da primi posi in classifica, come Se adesso te r.e vai, presentato sempre a Sanremo nel 1996. Ma anche ai suoi inizi: da giovanissimo, Di Cataldo ha recitato in spot pubblicitari e ha interpretato piccole parti in programmi televisivi. Lo notò, nel 1975, il regista Mauro Bolognini che lo volle a teatro per il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, poi lui prese parte alla serie TV I ragazzi del muretto, mentre Gus van Sant nel 1991, lo portò sul set di Belli e dannati, un film ancora legato a Shakespeare, affidandogli il ruolo, delicato, di un bel ragazzo che si prostituisce. E Di Cataldo, bello lo è sempre stato fin da piccolo, tanto che lo chiamavano “faccina d’angelo”. Dannato, forse, lo sarà per sempre, se la storia di Anna Laura si dimostrerà vera. Ma sarà così? E difficile da credere perché, al di là della vita artistica, il cantante partecipa come testimonial a numerosi eventi sociali per l’Unicef e altre associazioni a favore dei bambini. Poi anche lui scrive e lo fa per difendersi da accuse che giudica assurde: “Ho letto i giornali stamattina e sono scioccato per come questa assurda notizia sia stata pilotata contro di me, con tanta leggerezza. Come può una donna, madre di mia figlia, arrivare a tanto, alterando la realtà, solo perché una storia finisce? Alcune persone già mi condannano pur senza un contraddittorio, altre mi stanno sostenendo e le ringrazio con tutto il cuore, non vi state sbagliando! Chi mi conosce veramente, e sa come stanno davvero i fatti, mi sta dimostrando grande affetto. È assurdo. Io non ho fatto nulla di ciò per cui vengo accusato, credetemi! Ho amato questa donna per tanti anni, al punto anche di annullarmi per lei, e oggi non la riconosco più, visto che, con tanta sconsideratezza, ha messo in scena questa farsa. Un’esperta in comunicazione come lei come non poteva prevedere tutto questo? (…) Sono io a essere stato colpito duramente e i segni che porto non si possono certo evidenziare ad arte in una fotografia. Invito tutti voi a riflettere su quanto sta accadendo, perché una storia come questa dovrebbe fare considerare quantomeno l’utilizzo spregiudicato dei social network. Sto già prendendo provvedimenti legali per la grave accusa che ho subito. Ora il mio lavoro, seppur compromesso da questa imbarazzante vicenda, viene dopo, prima c’è la mia dignità di uomo. La verità verrà a galla. Io non temo poiché non ho niente da nascondere”. Non ci sta, invece, a essere coinvolta nella vicenda l’ex moglie separata di Massimo Di Cataldo, Jorgelina Borda Amezaga: «Sono una madre che soffre perché una lesione vertebrale mi immobilizza a letto, mentre dovrei essere negli Stati Uniti a curare la mia bambina di quattro anni per una malattia degenerativa ». Però aggiunge: «Quella donna mi sembra una persona squilibrata ». Ma Anna Laura non si frena ed è un torrente in piena. Dice anche di avere il referto del ginecologo e di avere tenuto quel feto raggrumato nel sangue fra le “cose perse”, e soprattutto di non essere disposta a fare la vittima sacrificale di chi la vuole megalomane e psicopatica al punto tale da inscenare tutto per promuovere le sue mostre artistiche. La questione è arrivata nelle aule del tribunale: Massimo Di Cataldo, infatti, è “indagato” per i reati di maltrattamenti e procurato aborto dalla Procura di Roma. Ciò significa che è stata aperta una indagine per accertare le sue eventuali colpe. Sarà dunque un giudice a stabilire perché Anna Laura Millacci ha pailato così duramente dell’uomo che ha amato per tredici anni, e soprattutto ci dirà se il cantante, che ha fatto sognare e fa sognare le donne parlando d’amore, scriveva e cantava solo paiole, ma nella vita non era un angelo. Anzi, era un demonio. grande amore ma anche di grandi sofferenze ho pensato di farti un regalo. L’ultimo degli infiniti che ti ho fatto in questi anni. Il più prezioso: forse ora prenderai coscienza …visto che sembri sempre inconsapevole delle tue azioni come farebbe un bimbo di 3 anni. Forse stavolta ti sto aiutando davvero. (…) Queste foto che ho postato sono di venti giorni fa. Ho pensato a lungo se fai lo o meno. Ma credo nella dignità e nel rispetto delle donne. Ci sono donne che ogni giorno subiscono violenze e continua.

1 Comment

  1. Ila

    29 luglio 2013 at 18:16

    Quante storie! Perché si fa’ sentire solo ora? Certo per spillare qualche soldo in più … Ma dai! Anche le foto sono assurde specialmente il grumo di sangue nel lavandino pensa te adesso scrivono che potrebbe essere il feto ucciso ma chi lo butterebbe nel lavandino per poi fotografarlo?