Martina Stella: “Ricomincio da Ginevra”

Cattura

A volte un figlio può cambiarti, oltre che la vita, anche il lavoro. Grazie a mia figlia Ginevra, fatti, sono diventata sceneggiatrice. Ho cominciato a scrivere questo soggetto mentre ero a casa con lei. Avevo anche scritto alcuni romanzi in passato, ma non avevo avuto mai il coraggio di farli leggere… Ho amato Calvino ed Hermann Hesse. Questa esperienza nasce dalla voglia di stare accanto alla bambina, rifiutando le offerte cinematografiche che mi avrebbero portato lontano da lei.». La Martina Stella che non ti aspetti. Bionda, in forma strepitosa a poco più di un anno dal parto e arrampicata su tacchi di 15 centimetri, ma a una svolta della sua giovane vita. L’ex adolescente conturbante dell’ Ultimo bacio, infatti, è diventata una donna. E alla soglia dei 30 anni racconta della sua fatica letteraria, la sceneggiatura del film OOBI, che le ha già fruttato un premio al Toronto Film Festival, e della sua nuova vita di mamma, praticamente single. Il papà della piccola Ginevra, il giovanissimo hair stylist Gabriele Gregorini, infatti, non è più accanto a lei, di fatto. Martina non pronuncia mai la parola “separazione”, perché preferisce così e perché in effetti, molto insieme non sono mai stati, visto che lui gira il mondo sui set intemazionali, mentre lei lavora soprattutto in Italia. Preferibilmente con bimba al seguito. Ma va bene così. Se tutto resta in armonia e lei è serena. Domanda. Ha cominciato talmente presto a fare l’attrice, a 15 anni, che ha già voglia di cambiare mestiere? Risposta. «Sono in evoluzione. Scrivere è un modo di tirare fuori la creatività in maniera diversa. Ero brava in italiano al liceo classico… Avrei voluto fare l’università, ma nella vita bisogna cogliere le occasioni». D. E lei le ha colte tutte. Ora il suo OOBI diventerà un lungometraggio internazionale, prodotto da Andrea Iervolino e Monika Bacardi. Di che cosa si tratta? R. «Un thriller psicologico. Sono affascinata dai misteri della mente umana». D. Vive a Roma con Ginevra. Come si organizza per lavorare? R. «Non ho una tata. Ma ci sono mia madre e mia sorella. Il nostro è un caos femminile molto creativo!». D. Non le dispiace crescere la bimba senza un marito accanto? R. «Mi ritengo fortunata. Non ho problemi economici, sono una privilegiata. Gabriele sarà sempre il papà di Ginevra e la persona più importante per lei. Ma sono convinta che per la serenità dei figli non bisogna stare insieme a tutti i costi. Io non lo farò. I miei genitori si sono separati da grandi cercando di stare insieme per forza. Ho provato un grande senso di liberazione quando si sono lasciati. In realtà sono tradizionale. Avrei preferito sposarmi e fare un figlio dopo. Ma la vita ti stupisce, è importante cogliere quello che ti offre anche con un po’ di incoscienza». D. A fine luglio sarà di nuovo sul set. Porterà la bambina? R. «Certo. Se la lascio più di una sera mi sento in colpa. Con i figli bisogna starci. Mia madre è stata presente, ma mi ha cresciuta anche mia nonna Lea, una vera leonessa». D. Che cosa cerca? Un nuovo amore? R. «Non cerco nulla. Mi lascio stupire. Con l’istinto della mia parte più selvaggia. Certo, questo comporta dei rischi, l’ho vissuto sulla mia pelle. Ho avuto pochissime storie, importanti. Ora però ho una razionalità differente. Cerco di restare in buoni rapporti con tutti. E frequento soprattutto altre mamme, al parco». D. Qual è la sua paura più grande? R. «Che il mio lavoro di attrice possa creare problemi a Ginevra. Quando sarà cresciuta, che cosa penserà vedendomi fare la mamma di altri bambini sullo schermo?».