Martina Colombari, atro che mamma sexy: “A casa sono un vero carabiniere”

E’ a una di quelle donne che ha saputo conciliare il ruolo di mamma con quello di lavoratrice in carriera. L’ultima soddisfazione Martina Colombari l’ha avuta qualche settimana fa, quando è stata premiata da Roberto Re, il “guru” delle tecniche motivazionali, per il suo impegno nel sociale durante il seminario sulla leadership che si è tenuto a Milano. Dietro un grande uomo si dice ci sia sempre una grande donna. Ma dietro al successo di ciascuno di noi c’è spesso il supporto della famiglia, di genitori che hanno saputo sostenere gli sforzi e le passioni, pur magari non assecondando ogni cosa: «A mia madre devo tanto. I suoi “no” mi hanno aiutato a crescere», racconta l’ex Miss Italia, che a Nuovo rivela di essere, a sua volta, una madre piuttosto severa con Achille, il bambino avuto dal marito ed ex calciatore Alessandro Costacurta. Martina, è difficile immaginarti severa con tuo figlio. «Invece con lui devo esserlo. Con i bimbi di oggi bisogna fare i duri, dar loro regole perché altrimenti non li tieni. Può anche succedere che non ti ascoltino, ma almeno uno deve provarci. E poi io seguo la linea di mia madre, che non è stata una tipa molto facile». «In discoteca solo dopo i 18 anni» Perché, che mamma era? «Un carabiniere! Ho avuto il mio motorino a diciotto anni. Solo a quell’età, poi, ho ottenuto il permesso di andare in discoteca; non il sabato sera, come tutti, bensì la domenica. Anzi, ho “scoperto” la discoteca dopo aver vinto Miss Italia perché qualche volta dovevo andarci per lavoro. Il rigore di mia madre, però, evidentemente mi è servito a diventare la persona perbene che penso di essere». Pur formando lo stereotipo di coppia “miss & calciatore”, tu e tuo marito fate poca vita mondana. «La verità è che mio marito fa meno ridere di Francesco Totti e io sono un po’ meno bionda di Ilary Blasi». Diciassette anni d’amore: qual è il segreto? «Mettere su famiglia è una cosa complicata. Riuscire, in tanti anni, non dico a sopportarsi, ma a mettersi d’accordo su ogni aspetto del vivere quotidiano non è semplice. Unire due teste e due caratteri è un lavoro. Le nostre discussioni sono rare e nascono solo sull’educazione di nostro figlio. Oggi i bimbi sono impegnativi, non li puoi lasciare più nel cortile con le zie, come un tempo. Viviamo in una grande città e questo è uno dei prezzi da pagare». Sei volontaria e testimonial per la Fondazione Francesca Rava. Quando hai deciso di farne parte? «Sono andata a un loro evento alla Scala di Milano, come madrina. Durante la proiezione di un video mi sono commossa e ho deciso di contattare la presidente della Fondazione. Non volevo fare la volontaria a distanza, quella che partecipa con meravigliosi abiti agli eventi di beneficenza per poi ritirarsi la sera in una casa bellissima e piena di comfort. Così sono partita con loro, alla volta di Haiti. La prima volta ci sono stata prima del terremoto e sono rimasta sconvolta; dopo è stato ancora peggio. Un haitiano su due vive con due dollari al mese, un bimbo su tre non va a scuola, un terzo delle mamme muore di parto». «Sono una persona molto insicura» Questa esperienza ad Haiti come ti ha cambiata? «Ora do molto valore a tutto quello che mi sta attorno e affronto le giornate con serenità. Sono cambiate le priorità, ecco. Ad Haiti ogni giorno c’è un’emergenza da affrontare. Il ricordo che mi porto sempre dietro è l’immagine di bambini senza gambe che sorridono quando arrivano gli scatoloni con le protesi. Con quelle, molti di loro riusciranno anche a dare un calcetto al pallone. Lì capisci la vera gioia». Tra carriera e cause umanitarie dove trovi il tempo per fare la mamma? «Il mio lavoro è la mia passione. Ho sempre avuto obiettivi precisi, mi piace rimboccarmi le maniche, invece di stare a guardare. Sono come tutte le mamme, forse ricevo qualche aiuto in più in casa». Hai coinvolto anche tuo figlio Achille nell’impegno per Haiti? «Sì, lui sa tutto. Nella sua scuola abbiamo organizzato una raccolta di giochi che porterò laggiù. Prima o poi anche Achille verrà con me. Dobbiamo essere noi genitori a inculcare nei figli il rispetto per gli altri e la voglia di aiutarli». Rispetto al passato, in che cosa ti senti diversa? «Bisognerebbe chiederlo a mio marito, che mi sopporta tutti i giorni, e a mia madre. Ho tanti difetti ma posso migliorare ». Uno imperdonabile? «Sono molto insicura. Non ho la patente perché ho paura di guidare». Hai qualche rimpianto? «Sì, avrei voluto intraprendere una carriera in America, ma mi è mancato il coraggio. In Italia lavoravo tanto, per cui lasciare il certo per l’incerto ai tempi mi sembrò una scelta azzardata».