Marò, si muove Tajani «L’Europa sospenda gli scambi con l’India»

I funzionari della nostra ambasciata a New Delhi hanno già fatto il giro dell’India per rassicurare, in queste ore delicatissime, le circa 400 aziende italiane presenti sul territorio, garantendo che, «nonostante la crisi in atto tra i due Paesi», non si affievolirà l’impegno al loro fianco «delle istituzioni del Sistema Italia». La «crisi in atto» però dura dal 15 febbraio del 2012 — la data in cui ebbe inizio la vicenda tormentata dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone — e rischia di acuirsi ulteriormente se oggi stesso o al massimo domani, come anticipato dal ministro dell’Interno Shushil Kumar Shinde, il tribunale — su richiesta della polizia indiana — deciderà di applicare ai due fucilieri di Marina il Sua Act, la speciale legge antipirateria che nei casi più gravi prevede la pena di morte. Ieri il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, ha annunciato che invierà due lettere, una al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e l’altra all’Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, Catherine Ashton, per chiedere l’intervento diretto di Bruxelles, lanciando anche la sua proposta di interrompere da subito i negoziati per l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e l’India. Il motivo? «Perché — lo ha spiegato Tajani — non si può negoziare con un Paese che non rispetta i diritti umani». La mossa di Antonio Tajani arriva all’indomani della protesta formale di Palazzo Chigi e delle parole durissime del premier Enrico Letta, che due giorni fa ha rammentato al governo di Delhi tutte le promesse e gli impegni presi in precedenza a garanzia dell’incolumità dei due marò, compresa la sentenza del 18 gennaio 2013, emanata dalla Corte Suprema indiana, che escludeva esplicitamente la possibilità di utilizzare il Sua Act nel processo. Girone e Latorre — lo ricordiamo — sono accusati di aver ucciso, il 15 febbraio di due anni fa, due innocui pescatori del Kerala scambiati per pirati in avvicinamento alla petroliera Enrica Lexie. Paradossalmente, perciò, i due marò che erano in missione antipirateria al momento dell’incidente, ora rischiano di vedersi giudicati come pirati. «Sarebbe inaccettabile se le assicurazioni avute non venissero rispettate», ha detto chiaro e tondo Enrico Letta. E altrettanto forte era il comunicato diffuso da Palazzo Chigi dopo il vertice con i ministri Bonino, Mauro e Cancellieri: «In caso contrario il governo italiano si riserva di assumere, in ogni sede, tutte le iniziative necessarie », si concludeva così. L’auspicio della nostra diplomazia è che alla fine «si salvino capra e cavoli»: cioè che il tribunale indiano decida di applicare il Sua Act, escludendo però di infliggere in caso di condanna la pena capitale ai due marò. «Il governo italiano farà ogni sforzo per riportarli a casa», ha ribadito ieri anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano. E per domani alle ore 17 — appuntamento in piazza Colonna, non a caso sotto palazzo Chigi — il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, annuncia una mobilitazione di piazza «per difendere i diritti dei nostri militari e la dignità dell’Italia ». Anche l’ex ministro Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) propone di organizzare «una manifestazione nazionale» per chiedere la liberazione dei due fucilieri, mentre la sua collega di partito, la senatrice Anna Maria Bernini, vorrebbe che fosse richiamato a Roma il nostro ambasciatore, Daniele Mancini. Inoltre, sono in partenza per l’India diverse delegazioni di parlamentari: Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, andrà a Delhi anche Domenico Rossi, del gruppo Per l’Italia, già Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, che vuol incontrare al più presto Latorre e Girone («Ho indossato per 44 anni la divisa con la certezza che non si lascia indietro nessuno»). La prossima udienza del processo ai due marò è fissata per il 30 gennaio. Salvo nuove sorprese, s’intende.