Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla strage di Erba è morto

Scendemmo io e mia moglie verso la casa della signora Castagna. Si aprì la porta e apparve una persona: era il mio vicino di casa, il signor Olindo Romano. Non scorderò mai quello sguardo da assassino. La faccia era la sua, disgraziato!». Era il 28 febbraio 2008 quando Mario Frigerio, unico sopravvissuto della strage di Erba, con queste precise parole, pronunciate a fatica, a causa della profonda ferita alla gola, sancì il destino di Olindo Romano e Rosa Bazzi accusandoli di aver ammazzato la sua bella moglie, Valeria Cherubini, 55 anni, la sua vicina Raffaella Castagna, 30 anni, il figlioletto di lei, Youssef, di 2 anni, e la mamma della donna, Paola Galli, di 60 anni.

“E STATO LUI, DISGRAZIATO” Furono proprio le sue parole a convincere i giudici che quella insospettabile coppia di vicini aveva compiuto il massacro e a sancire la loro condanna alla pena più severa, quella dellergastolo. Qualche giorno fa Mario Frigerio si è spento a 73 anni, a causa di una malattia incurabile. Ha finito di soffrire perché da queir 11 dicembre 2006, il giorno della mattanza, la sua vita era diventata un incubo, troppo carica di sofferenza. Non solo perché non c era più la sua Valeria, la compagna della sua vita, conosciuta quando lei aveva appena 16 anni, e la madre dei suoi due figli, con cui amava andare in montagna a fare lunghe passeggiate. Non solo perché entrava e usciva in continuazione dallospeda- le per curare le ferite che gli erano state inferte: aveva impiegato mesi prima di tornare a parlare. Ma anche perché si è cercato di mettere in dubbio il suo racconto, per provare Finnocenza di Rosa e Olindo. Tutto perché, nei momenti successivi al dramma, mentre era ancora intubato in ospedale e non sapeva se sua moglie fosse sopravvissuta, disse chelag- gressore era un uomo di carnagione scura, magro, esperto di arti marziali. Dopo, però, riconobbe nel “mostro” Olindo Romano, che ha gli occhi verdi ed è grasso. Poco contò e conta ancora oggi per i sostenitori di frigerio-kssB-U10303038776119YgE-640x320@LaStampa.itRosa e Olindo che Mario Frigerio non abbia mai cambiato la sua versione, in tre gradi di giudizio.

Poco contò e conta che non ci fosse per lui alcun motivo di mentire, dal momento che aveva davvero perso tutto. In questi otto anni hanno provato a stargli vicino i figli Andrea ed Elena e persino il suo avvocato Manuel Gabrielli, ma niente è riuscito a lenire la disperazione per quello che era accaduto quel giorno quando lui e la moglie, sentendo le grida disperate di Raffaella Castagna, accorsero in suo aiuto e si trovarono davanti i due assassini che non esitarono ad aggredirli per ucciderli, perché scomodi testimoni. Mario Frigerio sopravvisse solo perché aveva una malformazione alla gola che lo salvò: il fendente che gli inflisse Olindo Romano non provocò un emorragia devastante come avrebbe dovuto. Frigerio non ha mai commentato i tentativi fatti dagli avvocati dei Romano per ottenere una revisione del processo, né le ultime dichiarazioni di Azouz Marzouk, 34 anni, marito e padre delle vittime che ha di nuovo messo in dubbio la sua versione dei fatti per dire che forse a uccidergli il figlio e la moglie sono stati dei sicari professionisti.

HA TESTIMONIATO SENZA PAURA Chi in questi anni non Tha mai abbandonato è stato Carlo Castagna, papà, nonno e marito delle altre tre vittime, insieme al proprio figlio Giuseppe. I Castagna sapevano della malattia senza pietà che aveva colpito Frigerio anche perché dopo quella tragedia hanno continuato a sentirsi. Ha dichiarato Giuseppe Castagna anche a nome del padre: «Di uomini come Mario Frigerio non ne esistono più: gli dobbiamo tutti un grazie. Ha testimoniato con coerenza e coraggio, senza alcun tentennamento, mostrando durante il processo le lacune della difesa. Ha guardato in faccia gli assassini della moglie  e ha testimoniato. Già aveva dimostrato di essere insieme alla moglie una persona eccezionale quella sera correndo ad aiutare Raffaella». Chissà, invece, cosa avranno pensato e provato i coniugi Romano alla notizia della sua morte. Sono rinchiusi nei penitenziari di Opera e Bollate, a Milano, e si vedono tre volte al mese. Forse gli sarà scappato un sorriso, come quelli che i due si scambiavano durante i processi, incuranti che a pochi passi ci fossero i parenti delle vittime.