Marino attacca i sindacati ma il Pd sta con i dipendenti

C’è un sottile filo che collega Saxa Rubra al Campidoglio. Nel giorno in cui il premier Matteo Renzi vince la sfida in Rai e scongiura lo sciopero seppur con qualche sacca di resistenza, il sindaco Ignazio Marino va allo scontro frontale con i sindacati. Ma serve a poco perché ormai i dipendenti sono in piazza, e Roma è diventata città chiusa: tanto che il filo si spezza subito.
E così la battaglia del primo cittadino per legare il merito alle retribuzioni dei municipali, senza più salari accessori a pioggia come intimato dal Mef, si trasforma in un sentiero di guerra. Un caso politico, non solo amministrativo. Con i gruppi consiliari di Pd e Sel che fanno quadrato con gli scioperanti, pezzi di democrat che lo attaccano, o peggio ancora tacciono, e lui, il sindaco, che prova a cambiare verso seguendo lo stil novo di Palazzo Chigi. Come? Basta leggere queste dichiarazioni: «Lo sciopero di oggi è ad personam contro i lavoratori del Campidoglio». Oppure: «Chi invece di sedersi a un tavolo eccita gli animi e crea conflitti e divisioni è evidente che lavora perché non ci sia soluzione e lavora contro i dipendenti che hanno il diritto di vedere fine alle proprie ansie». In sintesi, ripeterà per tutta la giornata Marino, «i sindacati sbagliano e non fanno gli interessi dei dipendenti: non possono chiedermi di fare qualcosa contro la legge. Io non lo farò mai».
LO SCONTRO
Ma al di là del tema in sé c’è un dato più politico in questa vicenda: lo scollamento tra il sindaco e il Pd, di diversi livelli e gradazioni. David Sassoli, europarlamentare fresco di bis, di prima mattina scrive su Facebook: «Oggi i dipendenti del Comune di Roma scioperano contro i tagli annunciati dal sindaco Marino. Che è del mio partito, il Pd». Un ragionamento, quello dell’ex sfidante del chirurgo dem alle primarie, che fa lo stesso sibilo di un missile terra aria: «La verità è che una grande Capitale va ogni giorno consultata, non umiliata e magari non illusa in campagna elettorale». Messaggio che il destinatario respinge con aplomb (intinto nel curaro): «Sono sicuro che Sassoli lavorerà per il bene di Roma, portando i finanziamenti europei di cui questa città ha bisogno». Schiva e colpisce, Marino.
In un giornata iper attiva – summit in prefettura sulla sicurezza, incontro con il sottosegretario Delrio, sopralluogo in tangenziale, stretta di mano con il primo ministro giapponese e in mezzo anche un punto tecnico con Silvia Scozzese per il piano di rientro – nel corso della quale i titoli dei quotidiani on line non smettono di inseguirlo: Roma, sciopero, servizi fermi, città nel caos. «Ma chi manifesta ha ricevuto regolarmente il salario accessorio», è lo sfogo-attacco del sindaco intento a percorrere il vicolo stretto di questa giornata.
Il tutto mentre i consiglieri comunali del Pd e di Sel si confondono alla protesta, alla piazza, forse, c’è chi maligna, anche per calcoli di consensi personali («Hai visto mai si ritornasse al voto, prima o poi?»).
E allora Francesco D’Ausilio, capogruppo democrat in Campidoglio, afferma: «Ho appoggiato la manifestazione dei dipendenti capitolini: dobbiamo rispetto alle organizzazioni sindacali che hanno portato in piazza oltre diecimila persone». Un fossato, insomma, dove l’opposizione sguazza. Sintesi di Alfio Marchini: «E’ finito il tempo delle false promesse, i dipendenti non si fidano di Marino».