Marilia Rodrigues Silva Martins: L’assassino ha aperto il gas per inscenare un incidente

Marilia Rodrigues Silva Martins

Era una ragazza bellissima, anche se molto riservata”. A Gambara, un paesino di quattromila abitanti in provincia di Brescia, lo ripetono tutti. In pochi, però, possono dire di aver conosciuto bene Marilia Rodrigues Silva Martins, la splendida 29enne brasiliana trovata morta alcuni giorni fa nell’ufficio in cui lavorava come segretaria, poco lontano dalla chiesa del paese. Il cadavere della giovane era riverso a terra in una pozza di sangue, vicino alla sua scrivania nella sede della “Alpi Aviation do Brasil”, una piccola società che vende aerei ed elicotteri ultraleggeri. A lanciare l’allarme è stato il proprietario del palazzo, che per primo ha avvertito un forte odore di gas provenire proprio dall’ufficio al piano terra, dove è presente una caldaia. In un primo momento gli investigatori hanno pensato a un tragico incidente o a un terribile suicidio. Ma sono bastati pochi elementi per trasformare la morte della giovane in un vero e proprio giallo. A partire dal pancino, al terzo mese di gravidanza, che iniziava a intravedersi tra le pieghe del vestito della bella brasiliana. La sua morte ricorda da vicino quella di Simonetta Cesare ni, 21 anni, trovata cadavere neirufficio in cui lavorava, in via Poma a Roma, nel 1990. Un delitto ancora irrisolto, diventato uno dei più grandi misteri italiani degli ultimi trent’anni. Alle analogie tra i due casi abbiamo dedicato un approfondimento al termine del servizio.

HA MANOMESSO LA CALDAIA L’ufficio in cui è stato trovato il corpo senza vita di Marilia, dicevamo, era saturo del gas fuoriuscito da una piccola caldaia fissata alla parete del bagno. I carabinieri hanno accertato che il tubo collegato allo scaldabagno era stato svitato da qualcuno. Non un guasto tecnico, dunque. La manomissione della caldaia, anzi, avrebbe potuto anche causare una fortissima esplosione, cancellando in questo modo qualsiasi traccia di quanto accaduto. È stato soltanto un caso, quindi, che l’apertura della porta dell’ufficio non abbia provocato un vero disastro. Accanto al corpo, inoltre, è stato trovato un piccolo contenitore di acido. Un altro dettaglio, questo, che farebbe pensare a un gesto estremo. L’autopsia, però, ha confermato che la ragazza è stata ammazzata. Nessun tragico incidente, nessun terribile suicidio: era tutta una messa in scena studiata a tavolino dall’assassino per depistare le indagini. Anche perché il gas metano, pur in grosse quantità, provoca raramente malori tali da portare alla morte. Sul bel viso di Marilia, per di più, si notavano diversi lividi, come pure sul torace. E sulla nuca è stata trovata una profonda ferita. Impossibile, anche a una prima analisi, che la ragazza possa essersela provocata semplicemente cadendo. Sono parecchi, insomma, i passi falsi fatti dall’assassino. E gli errori commessi potrebbero tradirlo da un momento all’altro.

«HO VISTO L’AUTO DEL FIDANZATO» Ma chi potrebbe aver odiato Marilia al punto di volerla vedere morta? Chi può averla picchiata, uccisa e abbandonata sul pavimento in una pozza di sangue? Un corpo perfetto, capelli castani lunghi, sguardo dolcissimo. La giovane impiegata straniera, ogni mattina regalava il suo sorriso ai passanti che la vedevano attraversare la strada vestita elegante, con i tacchi alti e un fascino indiscutibile. Al bar del paese, prima di iniziare a lavorare, chiedeva sempre una tazza di latte. Semplice, proprio come lei. Una ragazza timida, che non parlava con nessuno. E che da tempo, non avendo una sistemazione fissa, preferiva trascorrere la notte in ufficio, sul divano accanto alla sua postazione da segretaria, dove forse si sentiva più sicura. Impossibile, però, non notare la pancia che iniziava a spuntare sotto il suo vestitino. Che fosse proprio quella misteriosa gravidanza il motivo di tanta riservatezza? E ancora: chi era il papà di quel bimbo? L’attenzione dei carabinieri si è concentrata fin da subito sulle frequentazioni di Marilia. Una ragazza apparentemente sola, senza parenti in Italia e con pochi, pochissimi amici. Sappiamo, però, che la bella segretaria aveva da poco rotto con il suo storico fidanzato. Una relazione tormentata, certo, ma durata diversi anni. La morte della 29enne potrebbe essere connessa alla fine di quel rapporto? Difficile, fino a questo momento, riuscire a dare delle risposte certe. Ma anche tra gli abitanti di Gambara, il sospetto è molto forte. Qualcuno, infatti, sostiene di aver visto «la macchina del fidanzato » parcheggiata a lungo a pochi passi dall’ufficio. Gli accertamenti sono ancora in corso, ma se il racconto dei vicini fosse confermato, si tratterebbe sicuramente di un indizio importante. Gli investigatori, nel frattempo, si sono messi in contatto con la mamma della vittima, rimasta in Brasile, grazie alla collaborazione delle ambasciate. La loro speranza è quella di ottenere anche un solo, piccolo dettaglio in più per risolvere il caso. Ma in base a quanto emerso finora, tra mamma e figlia il rapporto era da tempo molto conflittuale.

SOGNAVA UNA NUOVA VITA Quella di Marilia, infatti, è una storia ancora piena di mistero. Una vita difficile, amori giovanili finiti male, continui trasferimenti, sogni svaniti nel nulla. Ancora adolescente, a soli 16 anni, era partita dal Brasile per cercare fortuna in Italia. Prima a Reggio Calabria, dove al momento della morte risultava ancora residente. Poi al Nord, in Lombardia, dove si era iscritta all’istituto turistico di Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi. Ottenuto il diploma, nel 2006 era stata assunta come hostess sugli aerei della compagnia “Air Dolomiti”. Sempre garbata, simpatica, pronta al sacrifìcio: era la ragazza ideale per quel tipo di lavoro. Ma dopo sei anni su e giù per il mondo, aveva trovato un nuovo impiego a Gambara, a una quarantina di chilometri da Brescia, come segretaria per la “Alpi Aviation do Brasil”. La ragazza era stata scelta proprio per le sue origini brasiliane. L’obiettivo del proprietario della società, Claudio Grigoletto, è infatti quello di sfondare nel mercato sudamericano. L’uomo, già ascoltato dagli inquirenti, è l’ultima persona che ha visto viva la giovane. Dice Grigoletto: «L’ho assunta circa un anno fa, a gennaio. Aveva risposto a un annuncio di lavoro. L’ho vista l’ultima volta il giorno prima del ritrovamento del suo cadavere ». Il datore di lavoro ha dovuto indicare con precisione tutti i suoi spostamenti nelle ore cruciali del giallo. Grigoletto, titolare anche di una scuola di volo, ha raccontato di essere stato impegnato in una serie di esercitazioni lontano da Gambara e di essere rientrato in paese soltanto dopo avere appreso la tragica notizia. «Della sua vita privata non conoscevo molto», ha aggiunto l’uomo, che tuttavia era stato visto più volte con Marilia al campo volo di Bedizzole, a qualche decina di chilometri da Gambara, dove ha sede la sua scuola. I due, lo scorso luglio, avevano anche volato uno accanto all’altra tra Brescia e il lago di Garda. La ragazza, inoltre, non avendo un posto fisso in cui dormire, soprattutto dopo la rottura con il fidanzato, aveva provato a fermarsi anche qui, tra gli uffici della scuola di volo, sdraiata sopra una brandina messa a disposizione dallo stesso proprietario. Certo è che Marilia, dopo aver scoperto di essere rimasta incinta, era apparsa in difficoltà. Forse questa notizia, pur meravigliosa, era stata causa di qualche preoccupazione in più. E qualcuno, senza pietà, ha voluto ucciderla prima che potesse mettere al mondo il suo bambino.