Maria Grazia Cucinotta contro Valeria Marini: Ecco tutta la verità sul litigio delle dive

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Dopo la fine del suo matrimonio con Giovanni Cottone, c’è un’altra grana in arrivo per Valeria Marini. Questa volta la showgirl è tirata in ballo a causa di una lite con l’amica (o ex amica) Maria Grazia Cucinotta. Al centro della polemica il film C ’è sempre un perché, progetto italo- cinese seguito dall’attrice siciliana. Secondo fonti vicine alla Marini – che nella pellicola ha una cammeo e che si era impegnata pure come copro- duttrice – l’ex signora Cottone avrebbe fatto retromarcia dopo essersi vista in anteprima in alcune scene. Pare che Va- leriona non si sia piaciuta e che si sia anche lamentata del fatto che molte scene in cui compariva fossero state tagliate. Per questo ora si rifiuterebbe di sborsare i 200 mila euro promessi. Una decisione, questa, che avrebbe scatenato l’ira della Cucinotta. Pare perciò che le due siano finite dall’avvocato, dove sarebbero volate parole grosse. Raggiunta da Nuovo, Maria Grazia butta acqua sul fuoco:«Quello che è stato scritto non corrisponde a verità. Valeria Marini è nel film con il ruolo di psicoterapeuta della coppia e partecipa anche alla produzione», rassicura con diplomazia, senza però entrare nel dettaglio. Quando uscirà il film? «In autunno. Sono molto orgogliosa di essere la prima donna ad aver realizzato una coproduzione italo-cinese». Sei nelle sale con un altro film: è La moglie del sarto di Massimo Scaglione, dove interpreti una madre fiera che combatte contro i pregiudizi dell’Italia meridionale agli inizi degli anni Sessanta. «Credo che un figlio sia la scusa per non aver nessun limite, nessuna vergogna e questa pellicola lo dimostra in maniera esemplare» Da madre ti sei mai pentita di una rinuncia fatta per tua figlia Giulia? «Mai! È l’amore vero della vita, quello che dura per sempre. Un uomo può cambiare mille volte, ma tuo figlio no. E poi non ci sono sacrifici che non valga la pena di fare: la sua esistenza è la tua. Quando Giulia è nata, la mia vita e passata nella sua. Io vivo, sorrido, respiro perché c’è lei e perché lei lo fa. Semmai le dovesse succedere qualcosa, io sarei finita». Che tipo di mamma sei? «Giulia ha 12 anni e sta cominciando per lei un periodo particolare: quello degli “ormoni impazziti”, come lo chiamo io. Non ha ancora il fidanzatino, ma ha cominciato ad avere atteggiamenti scontrosi con me. E normale, ma ogni tanto le dico di non farmi soffrire perché questi scontri non devono essere la regola. Cerco comunque di essere presente, senza assillarla». «Ogni giorno penso a Massimo Itoisi» Saresti felice se lei decidesse di seguire la tua strada? «Mi dispiace solo che il cinema non faccia più crescere le star. Si sta assistendo a un consumismo dell’immagine, che porta tutti a fare tutto: c’è il presentatore che fa l’attore e viceversa. Non abbiamo più un Mastroianni o una Loren, insomma un personaggio da seguire». A proposito di grandi artisti, proprio quest’anno ricorre il ventesimo anniversario de II postino e della scomparsa di Massimo Troi- si. Che ricordo hai di lui? «Non è un ricordo, è una presenza fissa. Non c’è giorno in cui non pensi o non parli di Massimo o de II postino. Ne sono fiera, perché lì c’è la vita di Massimo. Senza quella pellicola, io non sarei qui ora. Mi è stata data l’opportunità di fare un provino quando ero una sconosciuta e di essere scelta. Con quel film sono nata una seconda volta. Al festival di Venezia entrai come Maria Grazia e uscii come “la Cucinotta”: una nuova vita». Parliamo de La moglie del sarto. Che cosa ti ha colpito? «Ho amato questo copione perché si parlava innanzitutto della forza delle donne. Rosetta vive una vita tranquilla, ma all’improvviso si ritrova in un incubo, affronta qualsiasi tipo di violenza, lotta contro il pregiudizio e combatte anche quando scopre che la figlia non può avere bambini. Riesce a regalare alla figlia quello che la vita le ha tolto, cioè la maternità, facendo una scelta molto forte per quei tempi. Ora la scienza ci ha insegnato ad aprirci di più, ma questo film fa capire come le donne siano da sempre più evolute dei tempi che vivono». In effetti il finale della pellicola è anche scandaloso. Come lo hai vissuto? «Ho pensato a come mi sarei comportata io e ho capito che non mi sarei fatta problemi: per la felicità di una figlia non esiste la vergogna». Nel film si parla di violenza e di pregiudizio. È più diffìcile combatterli quando si è una bella donna? «Il pregiudizio c’è sempre quando c’è una donna, specialmente al potere. Occorre fare attenzione all’educazione dei bambini: bisogna abituarli a rispettare l’altro sesso e a non usare alcun tipo di violenza né verbale né fisica. Solo in questo modo si potrà riuscire a eliminare il pregiudizio: i piccoli non hanno colpa. Vengono però circondati da una comunicazione sbagliata o da un’errata visione di come si è uomini o donne» Nella tua esperienza di produttrice hai vissuto questo tipo di problema? «Sì e no. Non posso parlare di violenze verbali vere e proprie: con me gli uomini si dimostrano carini, ma a volte mi fanno perdere tempo. Mi è successo, per esempio, dopo alcuni appuntamenti di lavoro: ho capito che la persona che mi aveva contattato voleva solo incontrarmi. Oppure di sentirmi dire al termine di un discorso: “Ma allora sei anche intelligente!”. Quando ti fanno queste osservazioni, smetti di parlare e ti demoralizzi. Poi ti rendi conto che fortunatamente non tutte le persone sono così ottuse. Andare avanti però non è assolutamente facile per una donna di oggi». Tu come ci riesci? «Facendo l’equilibrista. Sto in bilico tra la famiglia e il lavoro. Sono comunque convinta che si sia perso il rispetto per le donne, soprattutto se sono madri. Prima la donna aveva minore libertà, ma era protetta e, forse, corteggiata di più. Oggi molte donne si sentono solo prede. Se la violenza contro di loro persiste, un motivo c’è. Da anni io mi batto per sensibilizzare l’opinione pubblica. Le leggi però devono essere applicate. Non è accettabile che chi subisce violenza debba essere derisa o, ancora peggio, aver paura a denunciare il fatto». Nel film si parla anche di politica e di un sistema di potere corrotto. «Sì, e non mi pare che sia cambiato nulla. Secondo me, la politica non è né buona né cattiva. Io non ho mai votato in vita mia: provengo da un quartiere difficile di Messina, in cui molti hanno continuato a promettere, ma dove non è mai successo niente. Non sento un vento di rinnovamento. L’unico esempio di buon politico è… Papa Francesco».