Mara Maionchi, troppo attirata dal gioco scrive al casinò: “Se mi vedete entrare buttatemi fuori”

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Ha deciso di smettere. «Perché mi divertiva troppo e il troppo stroppia. Il gioco d’azzardo è pericolosissimo e sono davvero soldi buttati via. Una volta tanto si può anche fare una follia, sempre relativa alle proprie possibilità, ma deve rimanere un’ipotesi occasionale, perché alla fine si perde sempre», confessa Mara Maionchi a Nuovo. La produttrice discografica, amatissima per le sue partecipazioni a X Factor e Amici, non ha mai nascosto di amare i casinò. Prima di tornare in televisione con Gerry Scotti a Io canto, ha raccontato anche ai giornali come si è liberata del vizio: «Fatti due conti, e visto che spendevo tutto quello che mi entrava, ho mandato a tutti i casinò una lettera autografa nella quale chiedevo di tenermi fuori, nel caso mi fossi presentata. Ora sono nel loro schedario e non ho la possibilità di entrare». Insomma, ha dimostrato una grande capacità di affrontare i problemi. «La cosa peggiore sono gli strozzini» Soltanto ammettendo di avere una difficoltà si può cominciare a fare qualcosa per eliminarla. Una lezione che ha dovuto imparare anche Marco Baldini, spalla di Fiorello alla radio e in Tv. I cavalli l’hanno rovinato, ma lui non ha avuto paura di parlarne. «Mi sono giocato circa 5 milioni di euro. La cosa peggiore è quando poi iniziano i debiti, le tasse, gli strozzini», ha scritto il conduttore radiofonico nel libro II giocatore. «Per non confessare ad amici e conoscenti quanti debiti avevo veramente, ogni tanto giocavo a poker, vincevo e riuscivo a far fronte alle scadenze più urgenti, agli usurai, ai prestiti, mentre dribblavo solleciti e minacce». Però alla fine ce l’ha fatta: «Ho avuto solo fortuna a uscirne e devo dire grazie agli amici che mi sono stati vicini, come Linus e Fiorello, e a mia moglie». «La dipendenza è soltanto la punta dell’iceberg», conferma Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta. «Viene coinvolga tutta la famiglia e il lavoro da fare è molto lungo, perché le cose vanno approfondite. Il gioco è ora un fenomeno di massa, la droga perfetta messa in campo dallo Stato, che ha reso legale il gioco d’azzardo». Rincara la dose Michele Mirabella, conduttore di Buongiorno Elisir, programma sulla salute e il benessere dei cittadini: «È vergognoso che lo Stato, che non riesce a scovare gli evasori, si rifaccia con quella che Benedetto Croce chiamava “la tassa dei cretini” e guadagni sulle spalle di tanti poveracci ». Aggiunge, sempre più arrabbiato: «Non è possibile che in migliaia di esercizi, retrobottega e bar, macchinette infernali riducano sul lastrico tante persone, in particolare anziani. Bisognerebbe intervenire a livello legislativo, perché i vecchi hanno difese bassissime rispetto ai giovani, che possono cavarsela trovando altre motivazioni per reagire». In ogni caso, mentre il gioco d’azzardo dilaga, chi ha frequentato molto i tavoli verdi non ha alcun dubbio. «Io sono stato un grande appassionato, tuttavia me ne sono distaccato, perché nel gioco regna una sola drammatica legge: non si vince », garantisce Emilio Fede, ex direttore del Tg4. «Io ho smesso da solo. E tutta una questione di forza di volontà. Ne serve molta », precisa il giornalista. Pupo è un’altra persona che ha rischiato di finire male. «Ero al casinò tutte le sere», ha ricordato il cantante nella sua autobiografia. E ha raccontato che bruciava il fido che era attribuito ai giocatori abituali in un attimo. Dopodiché arrivavano gli strozzini, quelli che vogliono almeno il dieci per cento di interesse al giorno. Una sera, a Venezia, stava persino per suicidarsi. Poi ha dovuto vendere tutto quello che possedeva: un hotel, una grande tenuta agricola, un’azienda orafa e le case. Uno shock benefico il suo, visto che oggi è un apprezzato conduttore televisivo, anche grazie all’aiuto di amici come Gianni Morandi, Fabrizio Del Noce, Maurizio Costanzo e Paolo Bonolis. Mentre Katia Ricciarelli si sarebbe “giocata” pure il matrimonio, infatti, che uno dei motivi del divorzio da Pippo Baudo siano state le troppe serate passate dalla cantante lirica nei casinò. Marina Ripa di Meana, invece, non gioca, ma ha conosciuto persone afflitte da questo vizio. «Tanti anni fa ho avuto un flirt con un giocatore», rivela. «Una sera, usciti dal casinò di Dubrovnik, voleva buttarsi giù da un ponte. Io non so se ero più imbarazzata o terrorizzata, perché ero giovanissima, ma ho provato l’istinto di dargli una spintarella, perché provavo per lui un grande disprezzo». Ljuba Rizzoli, vedova dell’imprenditore Andrea, precisa che «giocare al casinò non è un esempio di vita». Ma racconta: «Io ho cominciato a 18 anni, a Venezia. Mi ero innamorata di un abito di Schubert e la mia amica fotografa, Chiara Samugheo, mi disse: “Ljuba, andiamo al casinò, se vinci te 10 compri”. E ho vinto». Continua: «Un anno dopo, ho avuto 11 mio semi matrimonio con Ettore Tagliabue, ramo petroli, che mi ha portata a Deauville, in Francia. Lì ho incontrato Alì Khan, che mi voleva accanto al casinò. E ho preso gusto alla roulette, “Ljuba, se continui così, ti ci vuole la Banque de France per giocare”, mi diceva Ettore. Ma, con un uomo potente accanto, soldi non ne mancavano e io giocavo per giocare, per l’emozione di perdere o vincere: non solo per vincere, perché allora sei finita». Cambia il marito, non il gusto del gioco. «Anche con Andrea Rizzoli, che puntava per distrarsi dal lavoro, il mio piacere continuava. Poi sono finita in clinica, non mi importava più niente. Alla fine, lo psichiatra mi consigliò di fare un salto al casinò. Ci sono rimasta 11 ore filate, senza prendere pillole. “Ecco, la sua terapia è il casinò”, mi disse. Adesso gioco per passare il tempo. E nessuno mi ha ancora battuto sugli anni passati ai tavoli verdi: oltre sessanta». Insomma, vincere è questione di metodo o di fortuna? Piergiorgio Odifreddi, scrittore e matematico, la pensa così: «Il gioco d’azzardo è davvero una tassa alla stupidità. Dove entra in ballo la statistica, inevitabilmente si perde. Molto dipende dai giochi: la roulette, per esempio, è concepita in modo che una quota resti sempre al casinò. Credo che ci si possa divertire anche senza puntare soldi. Consiglierei, invece, di puntare sulla lettura: cominciate con II giocatore di Dostoevskij e vedrete come va a finire…».