Manuela Arcuri: Mamma dopo il dramma

E’ al settimo cielo Sergio Arcuri e non vede l’ora di conoscere e abbracciare il suo primo nipotino. L’attore originario di Latina, da sempre legatissimo alla sorella Manuela, anche in questa fase così particolare della sua vita le è stato costantemente accanto. Sergio ci racconta le emozioni con cui sua sorella sta vivendo la gravidanza, compresa una grande paura che è tornata ad affacciarsi nei loro ricordi e a scuotere la loro sensibilità. Con quali emozioni vivi l’attesa della nascita del figlio di tua sorella Manuela? «Ormai manca solamente poco più di un mese, visto che il lieto evento è previsto per la prima settimana di maggio. E comincia a salirmi un po’ di ansia. Questi mesi sono volati e ora che Manuela esibisce il suo bel pancione, davvero comincio a entrare nell’ottica che presto realizzerò il sog j? gno di diventare zio. Noi maschietti, e mi riferisco a me e Giovanni, il compagno di Manuela, siamo quelli più agitati. Non vedo l’ora che passino queste settimane, così, finalmente, potrò stringere a me il bimbo e non parlargli più solo attraverso il pancione di mia sorella». È il primo nipote in casa Arcuri? «Sì, e proprio per questo, tutta la famiglia è impazzita di gioia. Mia madre, in queste ultime settimane, è spessissimo a Roma per stare accanto a Manuela. E pensare che finora lei, che mal tollera il traffico e i ritmi frenetici di una grande metropoli come Roma,con grande difficoltà si spostava da Latina a Roma. Mamma, d’altra parte, è un’insegnante di scuola elementare e ha una passione sfrenata per i bambini». In questi mesi che consigli hai dato a tua sorella? «Ogni tanto ho detto la mia sulla scelta del nome, ma ancora non è stato deciso quello definitivo. Manuela ha stilato una lista provvisoria, ma sono certo che lo sceglierà solo al momento della nascita. Le ho suggerito, vista che per lei è la prima gravidanza, di frequentare un corso pre parto. Mia sorella ha scelto di fare un parto naturale e il suo compagno Giovanni assisterà al lieto evento». Come ha vissuto la gravidanza Manuela? «E stata sempre serena. Mi ha sorpreso come lei, che, per esempio, ha sempre avuto il terrore degli aghi e quindi non andava tranquilla nemmeno a fare un prelievo del sangue, non abbia la benché minima paura del suo primo parto. In questi mesi ha conservato energia, brio e voglia di fare. Avrebbe potuto scegliere di riposarsi durante questi nove mesi e, invece, ha accettato con entusiasmo la proposta di fare l’opinionista al Grande Fratello. Anche a casa ogni tanto ci tocca dirle di sedersi, di riposarsi un po’. Fosse per lei non starebbe un minuto ferma. In questo clima di immensa gioia, c’è stato, però, anche qualche momento di turbamento». Che cosa li ha provocati? «Mia sorella è una donna di grande sensibilità e la crisi intemazionale legata alle vicende russe e ucraine, i venti di guerra che soffiano da lì, l’hanno turbata molto, l’hanno spinta a riflettere e a ricordare anche vecchie vicende legate proprio alla nostra vita familiare». Ma a che cosa ti riferisci? «Nel 1999 ero ufficiale dell’esercito e sono stato in missione a Pec in Kosovo. E stata un’esperienza difficile e impegnativa per me, ma altrettanto per la mia famiglia. Anzi soprattutto per loro. Io studiavo e mi esercitavo da anni per un’eventualità di quel tipo. Loro, ovviamente, non erano preparati. Tra l’altro, per i primi quarantacinque giorni non c’è stato modo di comunicare con loro. All’epoca non esisteva Internet, né Skype. In più, come succede sempre durante le guerre, ogni forma di comunicazione era resa impossibile dalla distruzione di antenne e tralicci. Negli acquedotti era stato versato addirittura cianuro e noi vedevamo dei poveri animali che andavano ad abbe ve ra rs i alle fontane e morivano. Ci hanno sparato addosso, dormivamo vestiti ogni notte e ogni minuto facevamo i conti con la paura di morire, alla quale, paradossalmente, per l’istinto di sopravvivenza, alla fine quasi ci si abitua». Quali sono i ricordi che più ti sono rimasti impressi? «Ho visto cose ignobili. Ho assistito al lancio di giocattoli, erano pupazzi di Pinocchio in legno, che avevano, però, delle mine all’interno. I bambini che li raccoglievano restavano così mutilati. Non dimenticherò mai l’odore che ha un cadavere, quell’odore di morte inconfondibile. Tra i nostri compiti c’era, infatti, anche quello di riesumare i corpi dalla fosse comuni. La mia famiglia ha vissuto quei tre mesi incollata davanti alla tv e le immagini, le notizie, che provenivano dal Kosovo erano tutt’altro che incoraggianti».Che cosa è successo quando sei tornato in Italia? «Manuela, più ancora di mia madre, continuava a ripetermi di cambiare lavoro e vita. Era molto ferma su questo aspetto, proprio per la paura che avevano provato in quei mesi». Quali sfide ti aspettano in futuro? «Sarò nella fiction Furore e in quella dedicata a Rodolfo Valentino. Sul fronte professionale, ho cambiato pelle per l’ennesima volta. Oltre alla recitazione, mi sono dato anche alla produzione. Collaboro con la Ares Film e ho l’opportunità di mettere in pratica i miei studi in ingegneria e i miei master in economia e management. Sul fronte sentimentale, invece, attendo l’arrivo della donna giusta per realizzare il sogno di diventare papà. Manuela mi ha detto subito che vuole anche lei un nipotino, così che i nostri bimbi possano crescere insieme. Forse sono già in ritardo e dovrei darmi una mossa…».