Manila Nazzaro: L’attrice colpita dal morbo di Basedow

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Ha lottato contro una grave patologia ed è riuscita a sconfìggerla. Manila Nazzaro, ex Miss Italia (nel 1999), oggi showgirl e attrice teatrale in ascesa, non ha avuto neanche il tempo di riprendersi a livello fisico che si è ritrovata lottare contro la malignità di alcuni detrattori, che l’hanno accusata di volersi fare pubblicità attraverso la sua malattia… Manila Nazzaro, reduce da una delicata operazione, si racconta senza remore né segreti a Donna al Top, confidandoci emozioni e paure. Ha vissuto uno dei periodi più brutti della sua vita ma questo le ha permesso di conoscersi meglio e di imparare tante cose. «Ce n’è una che mi ha colpito molto» Manila, di recente sei stata operata a causa del morbo di Basedow, una malattia che può causare, tra le altre cose, Pipertiroidismo. Come stai? «Non è semplice, ma, fortunatamente, ancora una volta il pubblico mi sta dimostrando tutto il proprio affetto, mandandomi tante belle lettere. In particolare ce n’è una che mi ha colpito molto, scritta da una ragazza alle prese con la stessa malattia e che ha vissuto il mio stesso iter. Mi ha scritto che nel momento in cui ho trovato la forza per raccontare la mia battaglia, anche lei è riuscita a trovare tanta forza dentro di sé. Lentamente mi sto riprendendo, ma ho passato un lungo periodo di depressione. Ora va davvero meglio». «Un forte senso di destabilizzazione» Qual è stato il momento più diffìcile in assoluto? «Il periodo post-operatorio. Per diversi motivi. Innanzitutto perché mi sono trovata alle prese con una terapia farmacologica molto pesante, dopo averne fatta una di preparazione all’operazione altrettanto massiccia. È stato tutto pesante, anche perché il malfunzionamento della ghiandola, che è quella che regola l’umore, mi ha portato a un forte stato di depressione e di abbattimento. Quella ghiandola impazzita scaricava continuamente ormoni in tutto il corpo e, nel momento in cui mi è stata rimossa, ho provato un forte senso di destabilizzazione, sia a livello fisico sia psicologico. Tutto questo avrebbe j messo a dura prova una ragazza che vive sola, potete immaginare cosa succede a una donna che è mamma di due bambini come me». Avrai dovuto reimpostare la tua quotidianità diversamente rispetto al passato., «Ho dovuto farlo. Innanzitutto, perché mi sono resa conto che il mio fisico, che fino a qualche mese pensavo potesse reggere qualsiasi sforzo, in realtà ha comin- ! ciato a lanciarmi segnali opposti. Per questo ho dovuto fare delle scelte: se in passato, per esempio, portavo avanti tantissime cose contemporaneamente, adesso al massimo ne riesco a fare solo una. Sono passati quattro mesi dall’operazione, ma io, che sono sempre stata iperattiva, ancora non riesco ad abituarmi a questo mio nuovo stile di vita». «Non ci ho dormito la notte, perché Durante la malattia chi ti è stato più vicino? «I miei genitori hanno sofferto tantissimo e io, da mamma, posso capirli. Non mi hanno lasciata mai, neppure per un istante, occupandosi anche dei miei bambini. Mi hanno incoraggiata, specialmente quando c’è stato il pericolo che una delle mie corde vocali potesse non funzionare più. Non ci ho dormito la notte perché sapevo che una delle più frequenti complicazioni del tipo di operazione a cui sono stata sottoposta, era proprio la lesione delle corde vocali, che non mi avrebbe più permesso di riuscire a parlare correttamente». Adesso qual è la situazione delle tue corde vocali? «Soltanto adesso sto vedendo graduali miglioramenti. E quella corda vocale, che prima era immobile, adesso comincia a muoversi. Ancora oggi, però, non riesco né a cantare né a strillare. Però, grazie al Cielo, lo considero un bel passo in avanti visto che ero diventata praticamente afona. E considerato che la voce è uno dei fattori fondamentali della mia professione, ho rischiato di vedere improvvisamente interrotta la mia carriera». «Ho capito che non sono un robot» Dopo aver sconfitto la malattia, oggi come guardi al futuro? «Ogni esperienza, bella o brutta che sia, ti insegna tanto. Tutta la sofferenza che ho provato è servita a farmi capire che non sono un robot e che il mio fisico ha bisogno di ritmi ben precisi. Sto imparando a vivere in maniera più tranquilla. Una cosa che invece mi sarei risparmiata volentieri sono state delle critiche ingiuste che qualcuno mi ha fatto». Tipo? «Qualcuno ha scritto sul Web, con grande cattiveria, che io stavo usando la malattia per farmi pubblicità. Altri, invece, hanno fatto considerazioni del tipo: “E allora, i malati di tumore che cosa dovrebbero dire?”. Ritengo che ogni tipologia di malattia meriti rispetto e, francamente, non capisco come si possa arrivare a tanto. Tutto questo mi ha molto amareggiata…».