L’uomo nuovo di Silvio e quelle spese folli a Pompei

Prosit, «Forza Silvio!» Per il debutto dei suoi circoli, Berlusconi avrebbe potuto chiedere al nuovo delfino incoronato ieri, Marcello Fiori, di recuperare per il brindisi un po’ delle 1000 bottiglie (mille!) pagate all’ingrosso 55 euro l’una (cinquantacinque!) quando era commissario straordinario a Pompei. Esperienza segnata da spese stupefacenti e seguita da una spinosa inchiesta giudiziaria. Come andrà a finire quell’indagine della magistratura, che accusa il nostro di «abuso d’ufficio continuato», non ci interessa. Auguri. Ma certo, al di là degli aspetti penali e amministrativi, la gestione del nostro più prezioso tesoro archeologico campano da parte del plenipotenziario scelto dall’allora ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi sarà ricordata a lungo per una serie di episodi incredibili. A partire appunto da quella partita enorme di bottiglie di vino «Villa dei Misteri» comprata a carissimo prezzo dalla Mastroberardino per una somma sufficiente a pagare per un anno tre archeologi (allora ce n’era solo uno) per curare un po’ meglio i 66 ettari e le 1500 domus. Bottiglie per un terzo spedite in giro per le ambasciate e i consolati italiani nel mondo, per due terzi lasciate in un magazzino dove sarebbero state trovate nell’ottobre 2010 dalla nuova soprintendente. E i cani randagi? In un’Italia dove la disoccupazione giovanile era già a livelli stratosferici e centinaia di migliaia di ragazzi erano appesi a miserabili contratti a progetto per un pugno di euro, l’allora «vice» della Protezione Civile investito dei poteri di commissario (delegato a occuparsi part-time anche del G8 alla Maddalena e dell’Aquila terremotata), spese tra il novembre 2009 e il luglio 2010 la bellezza di 102.963 euro per il progetto «(C)Ave Canem». I risultati sono sul sito ufficiale www.icanidipompei. com: «55 i cani censiti che sono stati iscritti all’anagrafe canina, curati e vaccinati durante i nove mesi di durata del Progetto. 26 di loro sono stati adottati e oggi vivono felici nelle loro nuove famiglie». Per capirci: 1.872 euro per animale censito. «Nome?» «Bau!». Milleottocentosettantadue euro a «bau». In larga magg i o r a n z a sborsati sotto la voce «accudimento e tutela dei cani ». Sullo stesso sito, si leggono leggiadre testimon i a n z e d i ogni bestiola: «Mi chiamo Menade, ho appena compiuto un anno e, come ogni sacerdotessa del dio del vino, vivo davanti alla casa del mio unico sposo: Bacco. Sono nera e lucida come la notte. Quando danzo alle stelle per lui piena del suo nettare. Quando la mia coda si allunga nell’aria come una cometa ebbra. Poi, dopo aver ululato la mia passione alla luna…» E i randagi sono ancora lì. A entrare e uscire dalle domus e, se gli scappa, a fare la pipì perché come spiegò anni fa il custode Cristiano De Cristofaro, «’o cane piscia: è nella sua natura». E nel frattempo il celeberrimo mosaico della «Cave canem» all’ingresso della casa del Poeta tragico è stato abbandonato all’incuria (l’ultimo mosaicista è andato in pensione 13 anni fa…) e non si legge neppure più la scritta. E poi ancora, come rivelò un’inchiesta de «l’Espresso», ecco 81.275 euro (9600 dei quali al ristorante «Il Principe ») spesi per l’«organizzazione accoglienza per visita presidente Consiglio »: mai avvenuta. E 12.000 per la rimozione di 19 pali della luce. E 1.776 per le «divise degli autisti a disposizione del Commissario». Fino alla cifra stratosferica di 5.755.256 euro alla Wind per il «contratto quadro per la fornitura servizi Spc», cioè per i «servizi pubblici di connettività »: linee telefoniche. E 3.164.282 euro alla stessa società per il progetto «Pompei viva» che ha come punto di partenza, sul sito, lo spot di un ragazzino che entra nella Villa dei Misteri, scatta una foto col telefonino alla «mulier» di un affresco e quella gentile signora latina si mette a dimenarsi e a cantare in inglese con tutti gli altri personaggi affrescati una cover di «I Will Survive» di Gloria Gaynor. Rock pompeiano. Gajardi ‘sti antichi romani! Ma tutto ciò è ancora niente in confronto ai danni fatti a quello che fu, e non è più, il meraviglioso Teatro Grande che per due millenni era rimasto intatto salvo una struttura leggera voluta dal grande archeologo Amedeo Maiuri: quando c’era uno spettacolo ci posavi sopra le tavole, finito quello le toglievi e tutto era come prima. Fu lì che Fiori diede «il meglio». Non riparando premurosamente quel tesoro archeologico ma ricostruendolo con cordoli di cemento armato e mattoni di tufo del tipo usato sugli Appennini per costruire i ricoveri per le bestie. Le grida d’allarme lanciate da Antonio Irlando dell’Osservatorio Beni Culturali e da Alessandra Arachi sul «Corriere» per i caterpillar e le betoniere al lavoro nel cuore di quella struttura così delicata, furono del tutto inutili. Il teatro è stato irrimediabilmente stravolto. E ogni amante dell’arte non può essere consolato dalle censure della Corte dei Conti e dall’inchiesta che ha coinvolto l’ex commissario e portato a cinque arresti tra i quali quello di Anna Maria Caccavo, titolare della ditta protagonista del vandalico (e costosissimo) rifacimento del teatro e beneficiata in un paio d’anni di addirittura 26 interventi. Non bastasse, l’uomo scelto oggi come «volto nuovo» per la nuova Forza Italia, decise prima di andarsene di consegnare ai posteri un libro ricordo extra-lusso sul modo in cui aveva speso 79 milioni di euro. L’83%, assicurò Sandro Bondi in Parlamento, era servito alla «messa in sicurezza dell’area archeologica ». Quota contestata dall’Osservatorio: «Massimo il 20%. Tanto è vero che ora, di milioni, bisogna spenderne altri 105». Costò 10.929 euro dei contribuenti, l’«ideazione, sviluppo e rilegatura di n. 50 copie del documento Piano degli interventi e relazione sulle iniziative adottate dal commissario delegato», cioè quel libro stampato a gloria di Fiori: 218 euro a copia. Il doppio dell’edizione monumentale deluxe dei disegni di Federico Fellini. E oggi ti chiedi, in curiosa coincidenza con l’attesa nomina del nuovo responsabile a Pompei: sono questi, gli uomini nuovi destinati a rinnovare la politica?