Lory Del Santo: Per Drive In ho dovuto nascondere una gravidanza

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Era  l’11 ottobre del 1983 quando andò in onda la prima puntata di Drive In, trasmissione di comicità e costume, ideata da Antonio Ricci, che nel corso degli anni è diventata un vero e proprio ’’cult”. Da allora la televisione italiana non è stata più la stessa e sono nate le prime “vailette televisive” parlanti, che hanno iniziato a popolare i sogni di milioni di telespettatori. Indiscussa sexy protagonista dello show era la bellissima Lory Del Santo, che in questa intervista a cuore aperto ripercorre per Top la sua esperienza a Drive In, ricordando le emozioni di quegli anni, il suo rapporto con i colleghi e con Antonio Ricci, e il rimpianto di una maternità mancata, per il timore di uscire di scena. Come sei entrata a far parte del cast? «Non ho mai fatto un provino, ma la produzione aveva il mio numero di telefono e mi ha chiamato per propormi di prendere parte al programma. Probabilmente ero giusta per quel ruolo e non hanno pensato ad altre alternative…». Che cosa ti piaceva del programma? «Il fatto che fosse una trasmissione di grande successo, che mi garantiva una grande visibilità. Ero sempre sulla “cresta dell’onda” e non dovevo darmi da fare per cercare altre occasioni lavorative. Drive in era il programma top, il massimo che si potesse desiderare, per lavorare in modo divertente e acquisire grande popolarità ». Qual è il tuo ricordo più bello di quegli anni? «Che Drive in sia durato per molto tempo. Ho lavorato nel programma per tre anni e questo mi ha dato una grande tranquillità. Il problema del mio lavoro è sempre stato quello di cercare costantemente nuovi lavori per continuare ad “esistere” davanti alle telecamere». «Soffrivo per una disfunzione»» Hai anche un ricordo non tanto piacevole? «A un certo punto sono rimasta incinta ed ero terrorizzata che, per questo motivo, mi mandassero via dal programma. Cercavo di nascondere il più possibile la mia gravidanza, ma non è stato facile. Ho lavorato sino al sesto mese, ma devo dire che il problema non era la pancia, che in qualche modo riuscivo a nascondere, bensì una disfunzione che mi ha provocato un’extra produzione di saliva. Mi succede la stessa cosa che accade a chiunque quando si va dal dentista e si sta a lungo a bocca aperta. Ho una costante produzione di saliva, giorno e notte, che mi rende difficile anche parlare. Durante le registrazioni di Drive In indossavo un paio di guanti in cui sputavo, poi dicevo la battuta e poi risputavo nuovamente. E stato molto stressante». C’era qualcuno tra i tuoi colleghi di cui ti saresti potuta innamorare o con cui avevi una maggior intesa professionale? «Ezio Greggio faceva il filo a una certa Sofia, una ragazza molto prosperosa, e Gianfranco D’Angelo era “super sposato” e non ha mai rivolto su di me le sue attenzioni. E poi i comici, in quanto tali, non erano certo belli. A livello di simpatia c’era un ottimo feeling con Enrico Beruschi, che era molto dolce con me. Andavo d’accordo con tutti, anche se io sono sempre stata una di quelle che a fine giornata non escono a cena con i colleghi». «Per lavorare, ho usato precauzioni» Hai qualche rimpianto legato a quegli anni? «Dopo essere diventata mamma per la prima volta (di Conor, avuto nel 1986 dal chitarrista Eric Clapton, ndr), avrei potuto rimanere di nuovo incinta, ma ho usato delle precauzioni perché volevo continuare a lavorare. Questo è l’unico rimpianto che ho nella mia vita». All’epoca di Drive In eri fidanzata con Eric Clapton, che cosa pensava del programma? «Eric non riusciva a capire di che cosa trattasse il programma e mi faceva mille domande. Io gli dicevo che era “comic” e lui mi chiedeva: “Ma cosa fai, conciata così?”. In quegli anni andavo su e giù da Milano a Londra e non è stato facile combinare amore e lavoro». Sei rimasta in contatto con qualche collega di Drive In? «No, con nessuno. Ogni tanto mi capita di vederne qualcuno in tv che parla del programma, e mi fa piacere. Se mi capita di incontrarli ci salutiamo con grande simpatia, ma non ci sentiamo, anche perché abbiamo una certa differenza di età». Secondo te oggi si potrebbe proporre ancora una trasmissione stile Drive In o i tempi sono passati? «Ci sono dei programmi, come Zelig, che sono molto simili, ma se si volesse riproporre Drive In andrebbe sicuramente modernizzato. Allora c’era il problema della donna, che era vista come un oggetto sessuale, mentre oggi c’è la tendenza a non metterla più in primo piano come tale Vedere delle belle donne farebbe molto piacere e c’è sempre una certa nostalgia per Drive In, perché era un programma leggero e, in questo periodo di crisi, forse il pubblico ,lo apprezzerebbe come allora. Far ,ridere senza usare le parolacce credo sia una delle arti più difficili…». Ti sei mai sentita “donna oggetto”? «Ho sempre amato essere una “donna oggetto”: chi se ne frega… È molto più facile essere valutati per la bellezza che dover sbandierare la propria intelligenza. La mia “piccola intelligenza” l’ho sempre nascosta in uno scrigno, tenendola di riserva, perché ho sempre pensato che in ogni caso mi sarebbe potuta servire». In che rapporti sei rimasta con Ricci? «Non ci sentiamo mai. Lui è una specie di ’’orso”, che non esce mai dalle sue stanze. È un uomo intelligente e anche, inaspettatamente, molto dolce. Antonio non dà consigli, ma ama che la gente si autodistrugga…». Non ti piacerebbe sederti dietro al bancone di Striscia la notizia? «Ho sempre sperato che accadesse, perché penso di avere un senso dello humor che nella giusta situazione può risultare divertente, come ho dimostrato a Markette, insieme con Piero Chiambretti». E al di fuori della tv che cosa ti fa ridere? «A volte gli uomini che cercano di conquistarmi mi mandano dei messaggi privi di verbi e mi chiedo se siano mai andati a scuola, ma poi mi mandano anche le foto dei loro corpi e io mi dimentico della sintassi. Il congiuntivo, del resto, si è praticamente estinto…».