Loretta Goggi: L’attrice, di nuovo nella giuria di Tale e Quale Show e nei cast della serie Un’altra vita

Con la sua consueta simpatia, oltre che la sua indiscutibile competenza, Loretta Goggi è pronta a tornare a sedersi dietro il bancone della giuria di Tale e Quale Show. Un’artista a tutto tondo che ha scritto le pagine più belle della storia del nostro piccolo schermo e che conserva un entusiasmo per questo mestiere degno di un’adolescente. La bella Loretta, che sarà protagonista anche della fiction Un’altra vita, si confessa con grande generosità a Vero TV tra spassosi aneddoti professionali e sfide future, rivolgendo, inoltre, uno speciale augurio per Sanremo al suo amico Carlo Conti. «La curiosità è la mia bussola» Loretta, con quali emozioni e aspettative affronti questa nuova edizione di Tale e Quale Show? «E un po’ come a scuola: il primo anno non sai bene se sei portata o meno per quel determinato tipo di studi. Il secondo ti metti in riga e acquisti consapevolezza. Il terzo pensi di potercela fare. Poi, arrivano gli esami di maturità, quando ti chiedi se tutto quello che hai incamerato in queste esperienze sei riuscita a metterlo bene a frutto, senza correre il rischio di ripetere sempre la stessa lezione.

Ovviamente c’è grande emozione, anche se è qualcosa che conosci. C’è però la sfida di rinnovare se stessi, così da offrire qualcosa di nuovo al pubblico». Anche chi come te ha alle spalle una carriera lunga e costellata da grandi successi sa ancora emozionarsi? «Non sono mai stata una troppo sicura che pensa: “Che cosa vuoi che possa succedermi?”. Mi rimetto costantemente in discussione, così come nasco ogni giorno. Non sono mai uguale a me stessa e mi piace cimentarmi e mettermi alla prova con nuove sfide. Credo che proprio la curiosità sia stata il motore, l’impulso che ha guidato tutto il mio percorso professionale e che continua a essere la mia bussola». Quali sono i criteri su cui basi i tuoi giudizi in trasmissione? «Sicuramente la voglia di divertirsi. I protagonisti della nostra trasmissione non sono professionisti delle imitazioni, ma sono grandi personalità in altri ambiti artistici. Di conseguenza, chi si diverte di più è chi fa divertire anche me. Basti pensare ad Amadeus, che lo scorso anno ha sorpreso tutti. Lo spirito ironico con cui i concorrenti si buttano nelle loro loretta-goggiperformance è ciò che apprezzo di più.

Cerco di cogliere anche la bravura di chi non si attiene a una semplice imitazione, ma sa aggiungere un pizzico di originalità, così da ottenere una vera interpretazione del personaggio in questione. Chi sa offrire una chiave di lettura personale e innovativa, facendomi magari cogliere aspetti di un cantante che finora non avevo mai osservato: è questo l’identikit del concorrente che sa convincermi». Qui vesti i panni di giudice, ma nei provini che hai affrontato durante la tua carriera sarai stata spesso giudicata. Come te la sei cavata? «Ho “cannato” quasi tutti i provini per via della mia emotività e per questo ricevevo spesso giudizi non proprio lusinghieri (ride, ndr). Mi ricordo il grande Gianni Ra- vera, con cui feci Castrocaro, che si chiedeva come mai in prova fossi perfetta, mentre in diretta mi tremava la voce. L’emozione mi tagliava davvero le gambe». Ci racconti aneddoti curiosi dei tuoi provini? «A La freccia nera (sceneggiato televisivo del 1968, ndr) mi hanno presa perché probabilmente dovevo sembrare un ragazzo. E io a 17 anni ero una pialla, è stata forse quella la mia migliore dote interpretativa (ride, ndr).

Poi sono diventata bravina. Ho incontrato dei grandi a cui ho rubato, con tutti i sensi possibili, i trucchi del mestiere. Mi ricordo il provino con Luchino Visconti, avevo 16 anni, i calzettoni e la fascia nei capelli. Salgo sul palco per fare il monologo di Anja ne II giardino dei ciliegi e mi emoziono. Ero piccola, la platea tutta buia, Visconti seduto lì e, naturalmente, non andò bene. Ma una grande soddisfazione me la presi tempo dopo». «A Sanremo Conti farà bene» Cioè? «Dopo una decina d’anni, Giuseppe Patroni Griffi mi raccontò che Visconti gli disse che se avesse avuto per le mani la Goggi l’avrebbe trasformata nella nuova Liza Minelli. Per me fu una grande gioia. Purtroppo s’invecchia, ma si migliora!». Quest’anno tocca a Carlo Conti guidare il Festival di Sanremo. Tu che hai partecipato a quella kermesse sia nelle vesti di conduttrice che di cantante, che consigli gli daresti? «Mi manca solo di fare quella che porta dentro e fuori l’asta con il microfono (ride, ndr). Carlo non ha bisogno di consigli, è un professionista molto serio. Questo è un anno in cui si sta togliendo tante meritate soddisfazioni. Per fare un paragone con la sottoscritta direi che anche lui ha vinto la mia stessa battaglia: quella della normalità.

Non è vero che per arrivare a condurre il Festival di Sanremo occorre essere strani e inusuali. Con la professionalità e il lavoro sano e vero, il grande pubblico non può che apprezzarti. Magari ci si impiega un po’ più di tempo, ma ci si riesce». Da giovedì 11 settembre sarai protagonista, sempre su Raiuno, nella fiction Un’altra vita: che bilancio fai di questa avventura? «E stata un’esperienza molto bella, anche perché sono tornata a recitare in una chiave diversa. La recitazione per me è davvero un ritorno alle origini. Non avrei mai potuto fare la ballerina, non avendo basi classiche di danza, se non avessi interpretato tutti i movimenti che portavo in scena. Lo stesso è accaduto per il canto. Pur avendo una grande vocalità, ho sempre dato un’interpretazione molto personale a quello che cantavo, prediligendo solamente quei brani che sentivo dentro». Quali soddisfazioni ti ha regalato questa sfida professionale? «E un ritorno alle origini, come dicevo, che mi sta aiutando a evitare il rischio che corrono molte donne dello spettacolo mie coetanee: il giovanilismo a ogni costo. Molte credono che questo sia possibile rivolgendosi a un chirurgo plastico, io, invece, mi sento giovane perché combatto il tempo che passa con il lavoro, compreso quello che faccio dentro me stessa. Il mio pubblico è fatto anche di giovani. Questo significa che so parlare a loro e per una come me, che non ha avuto figli, è una soddisfazione ancora più grande».