L’Italia e il primato di vittime dell’Aids Ecco come proteggersi

Secondo il rapporto 2013 dell’Unaids (l’organizzazione dell’Onu dedicata alla lotta all’Aids e al retrovirus Hiv che la causa) l’Italia nel 2012 ha conquistato un triste primato. Quello di Paese europeo con più morti: 1.700. E siccome la curva sale costantemente — nel 2001 i morti sono stati 1.400 — occorre chiedersi come mai? Tre le principali cause che emergono: scarsa prevenzione, ignoranza (molti giovani sono convinti che si cura), abbassamento della guardia per quanto riguarda i test del sangue che individuano la presenza del virus. Domani, 1 dicembre, è la Giornata mondiale contro l’Aids e la Onlus internazionale (ma nata a Bergamo) Cesvi presenta un’indagine Doxa che deve far riflettere: tra i nostri giovani età 16-34 anni, uno su tre non percepisce il contagio da Hiv come rischio reale e non si protegge. Il rapporto Unaids è drammaticamente chiaro: nel mondo 35,3 milioni di persone sono sieropositive, l’infezione da Hiv continua a propagarsi e l’Aids rimane la pandemia che miete più vittime. L’Africa Sub-Sahariana continua ad essere la regione più colpita con 25 milioni di persone che convivono con il virus, di cui 2,9 milioni di bambini. Solo nel 2012 il numero delle nuove infezioni è di 1,6 milioni di cui 230.000 minori. Tuttavia su scala mondiale dal 2001 al 2012 il numero di persone che hanno contratto l’Hiv è sceso di un terzo del totale ed è addirittura dimezzato nel caso dei bambini. Significativo che in Zimbabwe, uno dei Paesi più colpiti, grazie all’attenzione delle organizzazioni internazionali e alle politiche locali, il numero delle donne che hanno contratto l’Hiv sia sceso del 26%. Anche le morti per Aids, dopo il picco da 2,3 milioni del 2005, sono scese a 1,6 milioni l’anno scorso. L’Italia, seppur molto più bassa nei numeri, sembra andare controcorrente. L’Istituto superiore di Sanità per il 2012 registra 3.800 nuovi casi di persone infette. Complessivamente il numero di italiani sieropositivi tocca quasi i 140 mila. Con un pericoloso aumento dei casi fra i giovanissimi e il picco di infezioni— il 36,1% dei casi totali— che torna a colpire dopo anni la fascia d’età 25-34 anni. Nel 2012, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,7% di tutte le nuove diagnosi. E poi c’è il drammatico primato italiano dei 1.700 morti nel 2012. Tra il 2006 e il 2012 è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività (quindi senza diagnosi e quindi con meno probabilità di salvarsi): nel 2012 questa percentuale è stata del 67,9% dei colpiti. Cresce anche il numero di donne italiane sieropositive, 3.000 nuovi casi dal 2001, un trend negativo che colloca l’Italia dietro ad altri Paesi europei come Francia e Spagna nei quali, sebbene il numero delle donne infette sia più alto, si muore meno. La Francia negli ultimi 11 anni è riuscita a diminuire il numero di decessi per Aids del 26,3% e la Spagna addirittura del 58,3%. Ed ecco che ha ragione il Cesvi a rilanciare la campagna «Fermiamo l’Aids sul nascere», giunta alla dodicesima edizione, con il duplice obiettivo di sostenere la lotta al virus nei Paesi più colpiti e rialzare il livello di attenzione fra i giovani italiani sulla necessità della prevenzione. La Doxa dipinge questo quadro: 1 giovane su 3 pensa che «la malattia esiste ma è tenuta sotto controllo e non fa quasi più vittime », 1 su 5 è a rischio perché non ne ha sentito parlare a scuola e solo raramente sui media. Solo il 35% dei ragazzi e ragazze in Italia, nonostante sappiano perfettamente che la via di trasmissione principale è quella sessuale, usa abitualmente il preservativo nelle proprie relazioni e solo il 29% dichiara di aver fatto il test dell’Hiv. Le giovani donne si espongono maggiormente al rischio, sentendosi protette da una relazione stabile. Tre gli errori: la difficoltà di percepire una relazione stabile, la cultura «cattolica» del non uso del preservativo (mentre la pillola si usa) e un abbassamento della guardia sia dei media (se ne parla pochissimo di Aids da quando ci sono i farmaci che lo controllano), sia del Servizio sanitario per ragioni economiche (pochi i test del sangue chiesti e tantomeno consigliati). Pesa anche il fallimento delle campagne di prevenzione governative. Una buona notizia per la Giornata mondiale però c’è: è stato provato con successo un vaccino terapeutico per i bambini. La sperimentazione è italiana, Tor Vergata e Bambin Gesù di Roma. Potrebbe arrivare sul mercato entro qualche anno. In tal caso, bene per i colpiti da Hiv e bene per le casse di molti Paesi. In media un anno di cura costa circa 20 mila euro a paziente.