L’Istat taglia le stime di crescita Saccomanni non ci sta: rifaccia i conti

source link By on 5 novembre 2013
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http://04.ma/?p=do-my-thesis-paper Le poltroncine azzurre del New theatre sono occupate in gran parte da ragazzi italiani, cervelli in fuga che, nonostante tutto, non hanno dimenticato il loro Paese. Molti studiano qui alla London school of economics, tempio del pensiero liberal che nella sua storia ha sfornato sedici premi Nobel e una trentina fra capi di Stato e di governo in giro per il mondo. La conferenza sul futuro dell’Unione economica e monetaria è la tappa «accademica» nella due giorni londinese del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Una missione che per lui ha il sapore di «un’operazione verità» sui conti del nostro Paese, «spesso vittima di informazioni superficiali e pittoresche ». E che serve a preparare il terreno, a sondare gli interessi sul dossier privatizzazioni con una serie di incontri dedicati agli operatori finanziari della City. Eppure, come spesso accade nei viaggi all’estero quando si prova ad allargare l’orizzonte della politica, è proprio dall’Italia che arrivano quegli spifferi che rischiano di ridurre tutto alle solite parole chiave del dibattito di casa nostra. A partire dalla cancellazione della seconda rata dell’Imu, sulla quale il Pdl continua a fare pressione. Un’operazione che, qui da Londra, il ministro non esclude ma considera non facile. Serve la volontà politica e un decreto ad hoc da approvare in pochi giorni. Ma servono soprattutto le risorse: nuove entrate o tagli che dovrebbero produrre oltre 2 miliardi di euro nelle pochissime settimane che mancano alla fine dell’anno. Un miracolo, anche considerando che sia il Pdl sia il Pd chiedono di trovare anche altre risorse per dare corpo agli interventi previsti dalla legge di Stabilità. Stretto fra il segretario del Pd Guglielmo Epifani che invoca una serie di correzioni più altri 2,5 miliardi di euro, e il Pdl che con Maurizio Gasparri gli chiede di riscrivere il capitolo “irricevibile” della tassazione sulla casa, mentre Renato Brunetta lo accusa di «aver violato i patti» Saccomanni si sforza di mantenere la calma. Ricorda che dall’estate del 2011 ad oggi sono state fatte manovre che fra tagli e nuove entrate hanno chiesto un sacrificio di circa 100 miliardi. E poi osserva: «Questa è la prima manovra espansiva. Porta in dote solo due decimi di punto di Pil? I partiti possono cambiarla in Parlamento ma devono trovare un accordo, e ricordare che abbiamo 2 mila miliardi di debito pubblico». C’è poi il capitolo Istat. Ieri l’Istituto nazionale di statistica ha pubblicato le sue previsioni sul Pil, il Prodotto interno lordo, tagliando di fatto quelle del governo. L’Istat prevede un crollo dell’1,8%, allineato all’ultima previsione di Saccomanni. Ma per il 2014 mentre il governo vede un +1%, poi ritoccato a +1,1%, le tabelle dell’Istat parlano “solo” di un +0,7%. Comunque crescita, e sarebbe già tanto. Ma non è la stessa cosa. «Abbiamo opinioni diverse — dice Saccomanni e la differenza, che è comunque modesta, è essenzialmente dovuta all’attività del processo di riforme strutturali che abbiamo intraprese» e alle «misure sui rimborsi dei debiti della pubblica amministrazione. Non so in che misura l’Istat stia tenendo conto anche di questi fattori». Di queste e di altre riforme è venuto a parlare a Londra il ministro Saccomanni, con tanto di intervista al «Financial Times » per ricordare che l’Italia ha il «surplus primario più alto fra i Paesi europei» e ha già fatto quella riforma delle pensioni che adesso la Francia si appresta a discutere non senza tensioni ed incognite. Il fatto è, aggiunge il ministro al quotidiano inglese, che a pensare sulla ripresa è anche il supereuro, diventato «la valuta più forte al mondo» mentre gli interventi verbali del presidente della Bce, Mario Draghi, osserva Saccomanni, «non sembrano funzionare come si sperava ». Per le privatizzazioni, almeno per il momento, siamo ai primi passi. Perché prima di vendere bisogna (ri)costruire la credibilità del venditore. Da Roma arrivano poi i nuovi dati del fabbisogno del settore statale, il saldo globale fra entrate e uscite. Ad ottobre è stato pari a 11,5 miliardi di euro, contro i 13 dell’ottobre 2012, in linea con le previsioni. Il fabbisogno cumulato dei primi dieci mesi dell’anno ammonta a 87 miliardi, nello stesso periodo del 2012 era stato di 58,5 miliardi.

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