L’Imu a gennaio, sindaci in rivolta «Una stangatina fino a 104 euro»

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Il presidente dell’associazione dei Comuni, Piero Fassino, chiede al governo di «fare rapidamente chiarezza perché non si può abusare della pazienza dei cittadini». Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, parla di una «follia» che porterebbe allo «scontro istituzionale». E in realtà lo scontro c’è già tutto se il suo collega di Pescara, Luigi Albore Mascia, annuncia «un’azione legale contro lo Stato». Tra recessione e tagli dei trasferimenti, in questi anni di zuffe fra centro e periferia ne abbiamo viste parecchie. Ma forse non si era mai arrivati a questo livello, mai si era respirato quel clima di reciproco sospetto che viene fuori fra le righe delle dichiarazioni ufficiali. Lo scontro è sul decreto che ha appena cancellato la seconda rata dell’Imu sull’abitazione principale. A sorpresa si è scoperto che i cittadini dei comuni che hanno alzato l’aliquota base fissata al 4 per mille (si può arrivare al 6 per mille) dovranno pagare metà dell’aumento. Dice infatti il testo che il governo compenserà questi Comuni solo del 50% della differenza. Sono 873 al momento i municipi dove resterà un residuo dell’imposta sulla prima casa. Secondo la Cgia, l’associazione degli artigiani di Mestre, la coda dell’Imu 2013 potrebbe costare fino ad un massimo oscillante fra i 71 e 104 euro. Ma perché clima di sospetto? I Comuni hanno tempo fino al 9 dicembre per aumentare l’aliquota. Nessuno lo dice apertamente ma se il decreto avesse garantito il rimborso integrale, nel governo molti pensano che sarebbe scattata la corsa al rialzo per avere da Roma qualche soldo in più. Una tentazione irresistibile in un’epoca di casse sempre vuote. Naturalmente il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, dice che «non c’è un segnale ai sindaci», assicura che la «situazione è più semplice, solo un problema di coperture ». Ma il vero nodo è questo. La stessa cosa accadde nel 2008 quando venne cancellata l’Ici: il governo aveva stimato un gettito mancato di 2,7 miliardi, quello effettivo dei Comuni arrivò a 3,4. «La differenza venne restituita ai sindaci» ricorda Angelo Rughetti, deputato del Pd, ex segretario dell’associazione dei Comuni. Ma quella strada è stata per il momento scartata dal governo. Nel frattempo il governo ha messo a punto il decreto che stringe i bulloni della cassa integrazione in deroga che in cinque anni ha bruciato 6 miliardi di euro. Nel 2014 la cassa potrà essere concessa per un periodo massimo di 8 mesi, che scenderanno a 6 sia nel 2015 che nel 2016 per poi essere azzerati l’anno successivo. A breve il ministero del Lavoro convocherà i sindacati, che già fatto arrivare le loro critiche. E le pensioni? Secondo il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, «sul piano finanziario il sistema attuale assicura la sostenibilità » ma per «garantire i trattamenti futuri è fondamentale la previdenza integrativa». Mentre bisogna «pensare ad una flessibilizzazione delle contribuzioni per coloro che hanno delle vite lavorative frammentate».