Letta: non temo un leader forte E aspetta il confronto dopo l’8

Tutto il resto è sovrastruttura». E dunque anche le parole, i presunti ultimatum, gli auspici, gli avvertimenti di un Renzi che «non vuole cose diverse da quelle che vogliamo noi o che vuole il Paese».Gaetano Quagliariello, ministro ncd, molto legato ad Enrico Letta, derubrica così le dichiarazioni del sindaco di Firenze. «La struttura», continua il ministro, sono le riforme istituzionali che si devono comunque fare nel 2014. «E tutti lo sanno». A Palazzo Chigi, ancora più vicino a Letta, mischiano invece distacco con una corposa e ostentata volontà di pacata riflessione sulle parole di Renzi, che non si vogliono sopravvalutare. «Vuole un patto sul lavoro e sulle riforme, e chi non lo vuole? Lo vogliono tutti, noi come Alfano». I toni? Sono quelli della «campagna elettorale », seppure di un partito. Se c’è anche fastidio è invece declinato fuori taccuino, perché non è il caso di alzare i toni in questo momento («ne ha bisogno Renzi, non noi»), e soprattutto, pare di capire, perché sarebbero graditi, e lo saranno certamente nei prossimi giorni, dopo l’8 dicembre, un minimo di concretezza in più e qualche dose di enfasi in meno. Tradotto: se Renzi vuole fare campagna elettorale faccia pure, se vuole partecipare seriamente all’azione di governo si faccia avanti e sarà benvenuto. E in questo caso Letta non ha alcuna voglia di sfida, o di polemica, semmai il contrario: «A noi serve un Pd forte, che contribuisca all’azione di governo, la accompagni», dice da giorni il presidente del Consiglio, che dal sindaco di Firenze attende «contributi e proposte concrete», nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, perché gli obiettivi che abbiamo «sono comuni». Del resto basta scorrere il discorso di insediamento del governo, ad aprile, rimarcano nello staff del presidente del Consiglio, per trovare un riscontro: «Lavoro, riforme ed Europa», su questi tre temi l’azione dell’esecutivo è stata finora e sarà in futuro declinata, con tanto di rivendicazione esplicita da parte del premier. Il fatto che oggi anche Renzi insegua traguardi su queste tre materie, sproni Palazzo Chigi, legando la vita dell’esecutivo al successo su tutti e tre i fronti, significa che al netto del clima precongressuale non c’è proprio alcun timore. «Così come non l’abbiamo di un leader forte, anzi». Insomma avvertire che il governo dovrà fare alcune cose, «viceversa il Pd toglierà il sostegno alla maggioranza», come dichiarato da Renzi, è in fondo come ripetere le stesse cose che Letta dice dal giorno della prima fiducia, legando anche lui la vita di questo governo, a tempo, alla realizzazione di alcuni obiettivi concreti. Altri argomenti li aggiungono nel Pd, ad esempio Paola De Micheli, vicecapogruppo dei Democratici alla Camera. Primo: «Le richieste che arrivano da Renzi nei confronti del governo riguardano temi già approfonditi dal Pd in questi mesi, nel partito e nel gruppo parlamentare. Basti pensare alla questione della trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie». Secondo: «Mi stupisce l’affermazione in base alla quale chi vince determina la linea del partito. Chiunque sarà il candidato alla segreteria che vincerà le primarie, il Pd continuerà a prendere le sue decisioni attraverso la discussione e la condivisione nel partito e nei gruppi parlamentari. Lo stile dell’imposizione era proprio della destra e abbiamo visto a quante separazioni ha portato». In vista del vertice di oggi fra Italia e Israele, a villa Madama, ieri pomeriggio Enrico Letta ha incontrato Benjamin Netanyahu. Nella sala della Sinagoga di Roma il presidente del Consiglio ha pronunciato delle parole che per alcuni contenevano anche un riferimento indiretto a Beppe Grillo: «Noi resisteremo sempre dal ritorno dell’intolleranza, della xenofobia, del razzismo e della violenza verbale e fisica», fenomeni estremisti «che stanno crescendo in modo preoccupante».