Letta non si dimette e va in Parlamento

«Non voglio governare ad ogni costo e non sarò un Re Travicello ». Enrico Letta resta al suo posto e il «chiarimento risolutivo» avverrà mercoledì in Parlamento. Il faccia a faccia tra il premier e Giorgio Napolitano comincia al termine di una giornata convulsa, segnata dalla rivolta dei ministri e dei moderati del Pdl contro la linea dura decisa da Berlusconi, e si conclude con la decisione di parlamentarizzare la crisi. Letta non si presenterà dimissionario, maillustrerà alle Camere le sue «valutazioni sull’accaduto e su da farsi» si legge nella nota diffusa dal Quirinale. Quindi chiederà un voto di fiducia, rivolgendosi anche ai parlamentari del Pdl. Il premier e il capo dello Stato vogliono infatti capire se ci sono ancora i numeri per andare avanti e, soprattutto, quanti berlusconiani sono disposti a voltare le spalle al capo, ormai ostaggio dei “falchi”. E non è un caso che il comunicato sottolinei come le dichiarazioni «politicamente significative » dei ministri dimissionari, di vari esponenti del Pdl e dello stesso Berlusconi «abbiano determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica». Napolitano, che definisce un po’ «criptica» l’attuale fase politica, farà di tutto per evitare lo scioglimento delle Camere e durante la giornata lo dice a più riprese: «E’ tradizione che il presidente della Repubblica conceda lo scioglimento anticipato delle Camere quando non è possibile dar vita ad una maggioranza e ad un governo per il bene del paese». Ciò che più conta, per il capo dello Stato, è garantire «stabilità e continuità ». E per raggiungere l’obiettivo, «verificherà» i precedenti di altre crisi, a partire da quella del secondo governo Prodi. Il riferimento è alla crisi del 2008, quando Prodi non ottenne la fiducia al Senato e, prima di sciogliere le Camere, Napolitano affidò a Franco Marini unmandato esplorativo. La strategia di Letta, che dopo l’incontro con Napolitano rilascia un’intervista a “Che tempo che fa”, su Rai 3, è quella di addossare interamente a Berlusconi la responsabilità della crisi. Lo farà mercoledì prossimo durante il discorso con il quale indicherà le emergenze che non possono essere eluse, a cominciare dalla legge di Stabilità e da una nuova legge elettorale rispetto alla quale, rivela il premier a Fazio, c’è già una proposta che potrebbe essere approvata prima della pronuncia della Corte Costituzionale. Letta, che chiederà la fiducia «non per tre giorni ma per andare avanti e applicare il programma », spiega che se non avrà i numeri per andare avanti «trarrà le conclusioni» e sfida apertamenteBerlusconi. Forza Italia, o meglio il Pdl, dovrà votargli contro. Lo farà tutto il partito? Il premier auspica che «una parte del Pdl sia contraria al cupio dissolvi» e ricorda che dai sondaggi, «la maggioranza degli elettori del Pdl vogliono che continui l’esperienza del governo». Quanto all’aumento dell’Iva, Letta ricorda che l’annuncio delle dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl non avrebbe garantito l’approvazione del decreto. Quindi, se l’Iva aumenterà la colpa sarà unicamente di Berlusconi che, accusa il premier, «ha cercato inutilmente di rigirare la frittata, senza però riuscirci». Il Pdl andrà in frantumi? Le defezioni che per la prima volta sono emerse nel partito, da Quagliariello ad Alfano e Lorenzin fino a Nunzia De Girolamo, annunciano che Berlusconi potrebbe andare incontro a spiacevolissime sorprese. Il premier lo sa e per questo tira dritto. A palazzo Chigi c’è chi è pronto a scommettere che Letta prenderà almenol’interim di uno dei ministri dimissionari (gli Interni?) e punterà a un bis grazie proprio al voto dei fuoriusciti Pdl. E se l’operazione non dovesse riuscire, il premier potrebbe dimettersi un istante prima del voto. In quel caso, Napolitano potrebbe avere un governo dimissionario, ma non sfiduciato, da mandare avanti almeno fino a gennaio, con il solo compito di fare la legge di Stabilità e la riforma della legge elettorale. Quel che è certo è che soluzioni rabberciate non piaccionio a nessuno. Nonle vuoleGuglielmo Epifani («A noi non interessano governicchi né trasformismi. Se si riesce a fare un governo di servizio va bene, se no si torna al voto. Il Pd è pronto) e non piacciono neppure a Berlusconi, che è letteralmente terrorizzato dall’idea di perdere le sue truppe: «La stabilità è un imbroglio come lo spread. Non credo a nessun governicchio formato da transfughi e dico no a un governo dei traditori ». Letta invece, dalla Tv fa augura a Berlusconi, per il suo compleanno, «anni di serenità ».