Letizia e Juan Carlos: Guerra a corte

follow url By on 12 gennaio 2014
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buy presentation Sei anni di carcere: tanto rischia l’infanta Cristina, secondogenita di re Juan Carlos, per frode fiscale e riciclaggio. Cinchiesta sull’istituto Noos che vede come principale indagato il marito della principessa Inaki Urdangarin, accusato di aver trasferito milioni di euro pubblici dai conti della sua Ong ad altri privati, dopo aver solo sfiorato l’infanta, presidente di alcune società fantoccio riconducibili al giro criminale, ora punta dritta a lei. Uno scandalo nello scandalo che rischia di compromettere in maniera drammatica l’immagine dei Borbone già macchiata da mesi di “si dice” che più passano i giorni più sembrano realtà, da retroscena arraffoni che non risparmiano neppure sua maestà, a detta telematica dello stesso Urdangarin uno che sapeva e taceva, mail sprovvedute sinora silenziate anche per via dell’immunità che protegge il monarca ma che in caso di condanna di Cristina tornerebbero fuori, di nuovo alla mercé del giudice più temuto. Quel popolo che per decenni ha salutato Juan Carlos come il traghettatore dal Franchismo alla democrazia e che oggi a gran voce chiede la sua abdicazione, 62% dice l’ultimo sondaggio pubblicato dal conservatore El Mundo. Numeri e sviluppi che fanno tremare le sedie alla Zarzuela, rabbuiare le stanze. Almeno certe. Perché ci sarebbe qualcuno che in segreto gioirebbe di tutto questo can can truffaldino, qualcuno che non ha mai legato con le Infante e che in Juan Carlos ha un acerrimo nemico, seppure travestito da suocero amorevole. Letizia, la moglie di Felipe, colei che in caso di abdicazione si ritroverebbe sul trono e che, forte dell’ascendente sul marito, si ritroverebbe al potere. Letizia la calcolatrice, pronta al comando dopo dieci anni a districarsi tra gli intrighi di palazzo e le varie correnti, come racconta una recente inchiesta di Vanity Fair Spagna che mette in luce il rapporto conflittuale tra lei e il re, le tensioni e i sospetti. Per altro noti da sempre, dairinizio. Saranno dieci anni il prossimo 22 maggio. Pioveva che Dio la mandava, un freddo insolito per Madrid di quella stagione. Eppure erano centinaia gli ombrelli fuori da Nostra Signora de la Almudena, tutti lì per le prime nozze reali dal 1906, dopo Maria Cristina, Vittoria Eugenia e Sofia la prima regina spagnola. Emozione di piazza che non riuscì tuttavia a specchiarsi dentro la chiesa, la sposa chiusa dentro il suo abito di Manuel Partegaz un mausoleo di gelo e self-control. «Ha avuto una crisi isterica ed è stata sedata», provò a giustificarla qualcuno. «Cosa vi aspettavate da una donna cinica, nevrotica e superba?», sussurrarono molti suoi ex colleghi giornalisti. «Se non c’è una lacrima non la si può inventare», si difese il regista su cui ricadde la colpa di una diretta a impatto emotivo zero. Che Letizia Ortiz non fosse la principessa delle favole, la Cenerentola assurta al fasto, già in tanti lo sospettavano. Anchorwoman di punta della Tv di Stato, aveva fatto breccia nel cuore del principe ereditario Felipe con la facilità del coltello caldo nel burro. Le era bastata una cena per fargli perdere la testa, Morticia, tanto abile quanto seducente, la chiamavano i colleghi. Di certo impresentabile a corte per via di un arresto giovanile per hashish, di un matrimonio fallito, persino di un aborto clandestino si mormorò, successo in Messico quando era fidanzata con un musicista per il quale aveva pure posato in topless. «Non se ne parla», gridò Juan Carlos al figlio, costretto a rompere qualche mese prima con la modella di intimo Èva Sannum per analoga inadeguatezza. Ma Felipe, forte della sponda della madre Sofia pronta a contraddire il marito fedifrago su tutto, non mollò, arrivando a non presenziare nel 2003 alla cerimonia militare della festa nazionale, come a suggerire al padre di essere pronto a tutto per amore, anche all estrema rinuncia. «E talmente furba che non farà niente contro la monarchia finché le garantirà il posto di lavoro», pare disse Juan Carlos ai suoi abbassando le armi e dando al contempo lokal matrimonio e a una guerra sotterranea di nervi, supportato dal suo entourage e da un gruppo di nobili riuniti sotto l’insegna del PALO, la Plataforma Anti Letizia Ortiz. E sono in tanti, ha scoperto Vanityy a non sopportare a corte l’attivismo della principessa, quei modi bruschi e sbrigativi che per gli amici sono sinonimo di professionalità e per i detrattori gelo e ambizione famelica. Lo stesso Juan Carlos avrebbe più volte ribadito in pubblico di non riconoscere alla nuora una sua funzione autonoma con l’intento di sminuirla, ben consapevole di come il suo carattere si imponga su quello di Felipe, di quanto le sue brame e i suoi pensieri si muovano in direzione contraria a lui, Letizia vicina a quella sinistra che il re vede come fumo negli occhi. In più occasioni, uomini di fiducia di sua maestà hanno apostrofato diretta-mente la principessa ricordandole come il ruolo della consorte sia meramente di facciata, mentre il re in privato le rivolgerebbe la parola a stento. Aria velenosa divenuta irrespirabile dopo lo scandalo Noos dal quale Letizia ha voluto prendere le distanze drasticamente, costringendo il marito a evitare ogni incontro pubblico con la sorella Cristina. Meglio mantenere candida la veste, è il suo re-tropensiero, in previsione di quello che pare che la principessa ritenga inevitabile: le dimissioni forzate del re, una prospettiva che la principessa alimenterebbe con grande fervore tra i funzionari di palazzo a lei fedeli e i potenti della stampa. Un lento e costante logorio mentale, le tre taglie perse dalla principessa, ormai una 36, un segno della battaglia. Ma ci sarebbe di più, rivela Vanity. Letizia sarebbe da anni in cura da uno psicologo per fronteggiare attacchi acuti di stress alimentati anche dal suicidio della sorella Erika nel 2007 e dal parco affetto dei sudditi. In attesa di quella che potrebbe essere la panacea a tutti i suoi mali: la corona.

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