Laura show, indietro nel tempo per festeggiare 20 anni di musica

La voce di Laura non arriva dal palco. Lei non canta, e non è nemmeno in scena. «Qui facciamo così… rivediamo questo passaggio…», la si sente dirigere il sound check dal fondo della platea. E per vedere se tutto funziona si fa sostituire pure da una controfigura. «Voglio seguire i dettagli, sia musicali che visivi, sono quelli che fanno la differenza», racconta nei camerini dell’Adriatic Arena di Pesaro. Prova generale davanti a 6-7 mila fan, debutto ufficiale del tour domani a Roma che la ospiterà per altre tre sere, quindi cinque date Milano (quella del 21 dicembre in diretta su Rtl, e il 22 una pomeridiana per le famiglie con biglietto gratuito per i bimbi) e poi via per il mondo, Europa, Usa e America latina. Con un cruccio. Lo slittamento di una settimana di Sanremo, dove debuttò nel ‘93 con «La solitudine», rischia di rovinarle le celebrazioni per i 20 anni di carriera. «Sono disperata. Potrei andare all’Ariston come ospite la prima sera, ma poi l’aereo atterrerebbe soltanto due ore prima del concerto a S. Paolo. Un ritardo e salterebbe… Ma non ci ho ancora messo una pietra sopra. A Sanremo ci andrei gratis. Un jet privato? Con quei 200 mila euro canto a casa mia e li regalo a don Mazzi», dice. Intanto i due decenni li festeggia con queste due ore abbondanti di concerto. «Non vi racconterò dei premi e dei dischi d’oro, quelli me li avete regalati voi—ragiona —. Non sono qui per celebrare quello. Vi racconterò perché mi sono innamorata della musica e delle persone che mi hanno insegnato ad arrivare sin qui, la mia famiglia». È un Pausini-family show, questo. Quattro generazioni unite. Si parte dal fondo, dalle risatine registrate di Paola, la figlia nata a febbraio, e la band attacca la nuova «Se non te», quella che ha come protagonisti del videoclip i genitori della star. Tutto è partito da papà Fabrizio che suonava nei pianobar e a un certo punto iniziò a portarsi dietro quella figlia speciale. Laura si emoziona, la voce trema su «Non ho mai smesso». E mentre la scaletta va rigorosamente a ritroso nel tempo, la cantante romagnola ricorda la nonna. «È morta nel 2007 mentre le tenevo la mano. È stato qualcosa di speciale: lei mi aveva vista nascere e io l’ho accompagnata nel suo nuovo cammino». Parte «Invece no», si alza un sipario ed ecco i 14 archi della Bim orchestra. Eleganti, un tocco di classe che riveste alcuni dei classici. Si scende ancora lungo l’albero genealogico e tocca a mamma. Le note di «She (Uguale a lei)», parole di Laura su una canzone di Aznavour, sono accompagnate dalle foto della signora Gianna proiettate su un tendone che fa da quinta. Niente megaschermi. L’idea è quella del teatro: tutti seduti in platea. L’opposto della grandeur del tour precedente. «Ho puntato più sulla musica che sull’effetto wow. Questo tocca alle canzoni. E questa volta le conoscono tutti, anche quelli che sono qui soltanto per accompagnare qualcuno — anticipava nei camerini —. Così sono stata più sobria, anche se a volte lascio uscire la parte ruspante». Abito nero elegantissimo (li firma tutti Giorgio Armani), il ricamo sul décolleté e sulle braccia che richiama la grafica del disco, sembra un tatuaggio. «Prendo te» è il brano che qualche anno fa ha scritto per il matrimonio della sorella: «Non era possibile che la sorella della Pausini non avesse la sua canzone d’amore ». Sul finale due suggestive arpe laser, i raggi verdi che si irradiano verso il soffitto, accompagnano i passi di un ballerino. La parte centrale dello show la vede sempre seduta. C’è più intimità. L’abito a frange si illumina di mille cristalli swarovski. E su «Vivimi» finalmente gli archi (potrebbero essere ancora più presenti) si lasciano andare. Ricorda il suo primo disco in inglese, ma stravolge «Surrender» che da dance diventa semi-acustica e quasi gospel. «Tra te e il mare» fa alzare tutti in piedi. Non basta una Pausini? Eccone altre quattro: la sua faccia è riprodotta su piastrelle a luci led che alcuni tecnici si tengono davanti al volto su «Le cose che non vivi». «Gente» è riletta in versione folk irlandese. Il primo bis è per «Non c’è» in versione salsa: il palco diventa una piazza latina e l’abito ha suggestioni sudamericane. Il finalone è per «La solitudine» («Inizio con la cosa più grande che ho fatto, mia figlia, e chiudo con la prima cosa grande») nella versione orchestrale firmata da Ennio Morricone: «So che la solitudine non esiste più. Lo devo a voi». E il cerchio è chiuso.