L’assalto dei disoccupati al Pd Blitz nella sede, 46 denunciati

Sono arrivati a Roma in settecento sicuri di ottenere un incontro al ministero del Lavoro. Su una quindicina di pullman rimasti ai margini della città, perché poi i manifestanti si sono spostati in metropolitana. Maquando hanno capito che nessuno era disposto a parlare con loro hanno occupato il centro, invaso Fontana di Trevi — dove hanno esposto striscioni di protesta —, assaltato la sede centrale del Pd in via Sant’Andrea delle Fratte. La rabbia dei disoccupati napoletani si è rovesciata sui due poliziotti di guardia: uno è stato preso a calci e pugni, l’altro spintonato contro l’auto di servizio. Poi una cinquantina di attivisti ed ex lavoratori del progetto Bros (Budget per il reinserimento occupazionale e sociale) hanno fatto irruzione nell’edificio. Era l’ora di pranzo quando è scattato l’allarme in pieno centro, blindato dalla polizia. «Momenti drammatici e interminabili — raccontano i militanti pd che si trovavano negli uffici —, abbiamo avuto paura. A differenza dell’irruzione in via dei Giubbonari (la sezione ex pci assalita dai No Tav il 20 novembre scorso), questa volta i manifestanti erano più violenti e organizzati. Volevano salire ai piani superiori, ma gli uscieri li hanno bloccati e sono stati picchiati. La sensazione è che ce l’avessero proprio con noi». E i disoccupati confermano: «Loro sono il governo, lo rappresentano. Dovevamo incontrarci con un sottosegretario in quota pd, ma siamo stati aggrediti da alcuni militanti del partito. E cinque donne, compresa un’anziana, sono rimaste ferite». La polizia ha bloccato gli occupanti all’ingresso della sede, poi li ha portati in commissariato e alla Digos: in 46 sono stati denunciati per manifestazione non preavvisata, di questi 37 anche per resistenza a pubblico ufficiale e invasione di edificio. Altri 15 sono stati identificati a Fontana di Trevi dove i vigili urbani hanno impiegato più di un’ora per convincerli a uscire, davanti ai turisti incuriositi da tanto trambusto. «A Napoli siamo 3 mila — spiega Aminto Cesarino, capo degli Euro disoccupati —, abbiamo percepito 480 euro al mese come accompagnamento al lavoro, ma siamo stati solo parcheggiati. Da tre anni non ci danno più nulla, chiediamo alla politica di ripristinare quei fondi ». Alcuni contestano il fatto di aver frequentato per anni corsi professionali sulla raccolta differenziata e la bonifica delle coste: «Siamo formati, ma nessuno ci fa lavorare come ci era stato promesso», dicono. Nel pomeriggio una delegazione è stata finalmente ricevuta al ministero del Lavoro in via Fornovo, a Prati. Anch’essa blindata. Ma resta la preoccupazione per il blitz negli uffici pd, il secondo dopo l’assalto con lanci di bombe carta, sassi e bottiglie sempre del 20 novembre, durante il corteo dei movimenti di lotta per la casa. Un tweet del partito sottolinea come «non esistono buone ragioni per la violenza. Condanniamo con forza l’aggressione alla sede e pretendiamo rispetto per chi ci lavora». Ma per la galassia antagonista da quasi un mese proprio i dem sono ormai «un obiettivo politico»